swing

Front -Toss: esercizi per il Timing

Gio, 28/02/2013 - 14:25 -- Fabio Borselli

Uno degli esercizi di battuta che preferisco è il ”front toss”.

Con qualche accorgimento e qualche diversificazione è possibile utilizzarlo qualsiasi sia livello di giocatrici ci si trovi di fronte, dalle giovanissime alle atlete esperte.

Proprio per queste ultime, abitualmente, durante l’inverno, nel periodo di preparazione, la percentuale più alta del lavoro sulla battuta viene svolta utilizzando il tee-ball, per passare, poi, durante la stagione agonistica, a scegliere e privilegiare esercizi che permettano di allenare i battitori in situazioni ”like a game”.

Naturalmente non è che l’equazione sia:
”inverno = tee-ball / estate = battuta live”.
Tutt’altro.

Ritengo che il mezzo per evitare di passare dal battere la palla ferma al colpire la palla lanciata senza soluzione di continuità sia proprio l’utilizzo di esercizi come il ”front toss”.

Vorrei descrivere un paio di ”interpretazioni personalizzate” del toss frontale, ma prima devo fare alcune brevi premesse di metodo:

da sempre, nell’allenamento di battuta, faccio fare ai battitori più serie di pochi swing (invece che un’unica serie lunga), arbitrariamente credo che cinque ripetizioni per ogni serie siano il numero magico, facendone meno non mi sembra ci sia modo di ”prendere il ritmo”, facendone di più si rischia che lo swing perda esplosività e che possa subire alterazioni esecutive dovute all’affaticamento.

Anche se è superfluo ricordarlo negli esercizi di Toss il braccio di chi alza la palla non esegue il mulinello completo, ma si limita ad una oscillazione in direzione dietro-avanti che permette, comunque, al battitore, di effettuare la fase di preparazione allo swing.

Nel ”front toss” la palla viene alzata frontalmente ed arriva sul piatto dalla stessa direzione che avrà realmente in gara.

Gli esercizi che seguono sono da collocare, nell’allenamento, come approccio alla palla lanciata, visto che si focalizzano sul “timing” del battitore dando allo stesso, comunque, la possibilità di continuare a tenere sotto controllo e correggere il proprio swing.

Front Toss a distanza variabile

Si approntano due o tre piatti di casa base lungo una linea a circa due o tre metri di distanza l’uno dall’altro, chi alza la palla si viene a trovare quindi a distanze diverse dai battitori.
Questi fanno la propria serie di battute alternando le postazioni.
Normalmente si fanno tutte le ripetizioni di una serie rimanendo sullo stesso piatto di case base, passando, poi, nella serie successiva ad uno degli altri.

Diventa, così, possibile studiare vere e proprie progressioni che, allontanando o avvicinando il battitore al lanciatore, mantenendo costante la velocità del lancio, permettano allo stesso battitore di lavorare sul proprio ”timing”, aggiustandolo in una situazione controllata e controllabile.

Front Toss a velocità variabile

In questa variante dell’esercizio lanciatore e battitore restano alla medesima distanza.
Quello che cambia, in questo caso, è la velocità di arrivo della palla.
Questa viene lanciata verso il battitore in sequenze che variano di velocità (e di conseguenza nei tempi di arrivo sul piatto) in modo assolutamente casuale, cercando di mantenere, però, costante la ”location”.

Anche in questo caso l’obiettivo dell’allenamento è il perfezionamento del ”timing”, ma le diverse velocità e le diverse traiettorie di arrivo della palla sul piatto costringono il battitore a porre un’attenzione particolare anche alla visualizzazione della stessa, per riuscire a leggere e valutare correttamente il lancio prima di battere.

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A me gli occhi!

Gio, 21/02/2013 - 14:30 -- Fabio Borselli

Guarda la palla, colpisci la palla…

È forse una delle frasi più ripetute del baseball e del softball, specialmente dagli allenatori.
Mi sembra una buona indicazione.

Ma siamo davvero sicuri che si insegni, davvero, a guardare la palla?

Prima di tutto, si comincia, realmente, a guardare la palla impostando una corretta meccanica di battuta:

  • nella posizione di attesa (stance) la testa deve essere rivolta verso il lanciatore per permettere ad entrambi gli occhi di mettere a fuoco, appunto, la palla.
  • Durante la fase di preparazione allo swing, quando si effettua il contro-movimento (negative move) spostando le mani indietro e verso l’alto, si deve mantenere la stessa posizione della testa, evitando torsioni del busto e delle spalle che possano spostare la visuale e portare, in qualche caso, a seguire la palla con un occhio solo.
  • Occorre prestare attenzione anche all’effettuazione del passo (toe touch), che non deve causare una variazione del livello a cui si trovano gli occhi.
  • Nell’esecuzione di tutto lo swing la testa deve rimanere il più possibile nella stessa posizione senza movimenti verticali o spostamenti orizzontali che possano confondere la visione o causare ”saltellamenti” della stessa.

C’è, però, anche un altro punto cruciale che, se trascurato, può mettere in difficoltà il battitore rendendo difficile proprio il ”vedere la palla”:
L’occhio umano, in assenza di un punto focale preciso e definito, si concentra sull’oggetto più prossimo all’occhio stesso.

Insegnare a concentrarsi sulla ”finestra di rilascio”, cioè sulla zona dalla quale è possibile che la lanciatrice lasci andare la palla, non è perciò, secondo me, una buona idea.

Se un battitore, infatti, sta cercando di focalizzare quella finestra, in assenza della palla, non potendo concentrarsi su di uno spazio vuoto, gli occhi metteranno, automaticamente, a fuoco l’oggetto più vicino.
Questo oggetto potrebbe essere il terreno dietro la lanciatrice, la seconda base, l’esterno, un albero al di là del recinto, una casa, o peggio, una montagna molto lontana.

Quando la mano del lanciatore arriva alla finestra e rilascia la palla l’occhio dovrà, quindi, per prima cosa, tornare alla finestra di rilascio e poi trovare ed infine mettere a fuoco la palla che sta viaggiando verso casa base.
Il risultato di questo ”rifocalizzare” sarà un ritardo temporale ed una incoerenza nella lettura della velocità del lancio. Gli occhi saranno costretti a ”rincorrere” l’oggetto del quale stanno cercando di “tenere traccia”.

L’istruzione corretta da dare al battitore è di concentrarsi su qualche parte del corpo della lanciatrice, che naturalmente si trovi vicino al punto di rilascio, come la cintura, il fianco o il bacino.
In questo modo la giocatrice ha stabilito il corretto punto di riferimento per i suoi occhi, infatti la distanza del suo focus è la stessa che dovrà avere, poi, durante le fasi iniziali del processo di monitoraggio della palla.

Quando la mano della lanciatrice entra nella finestra di rilascio gli occhi si possono, immediatamente e senza alcun ritardo di focalizzazione, spostare e concentrare sulla palla.
Questa frazione di tempo, molto piccola, fa la differenza nel “tracking” della palla stessa e consente un significativo miglioramento nel riconoscimento del lancio, che, in ultima analisi, si traduce in una maggiore consistenza della battuta.

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Frame by Frame

Lun, 18/02/2013 - 14:16 -- Fabio Borselli

Voglio tornare sulla meccanica della battuta.

Come credo di aver chiaramente detto nel mio post Il Risolutore ritengo che gli allenatori, per vocazione e per necessità del mestiere, siano profondamente appassionati di tutti gli aspetti tecnici del proprio sport.

Anche io non faccio, certo, eccezione.

Negli anni ho maturato, infatti, a proposito della battuta, una serie di certezze, che lungi dall’essere assolute, rappresentano, comunque dei punti fermi, sia nella progressione che uso per insegnare a battere alle atlete principianti, sia nel perfezionamento e nella correzione degli errori delle giocatrici più progredite.

Per poter lavorare, in maniera analitica, trovo utilissimo suddividere la tecnica della battuta in una serie di fasi successive che, se da un lato enfatizzano alcuni aspetti ”fondamentali”, dall’altro permettono di strutturare esercizi che vadano a perfezionare e potenziare singoli ”momenti” dello swing.

Preferisco usare, per comodità didattica e perché semplifica notevolmente l’utilizzo del software che uso per la video analisi (RightViewPro ), una sequenza quasi universalmente accettata, composta da nove momenti distinti,
Di questi, i primi tre fanno parte della fase di preparazione all’esecuzione dello swing, i successivi si riferiscono, invece allo swing vero e proprio.

Riporto per ciascuna fase la nomenclatura inglese (oltre a quella in italiano) visto che la ritengo più accurata dei corrispondenti termini italiani e più facile da memorizzare:

  • STANCE (posizione di attesa)
    il battitore entra nel box e si mette nella sua posizione di attesa, quella in cui si trova rilassato e pronto per cominciare il suo turno di battuta,;
  • NEGATIVE MOVE (movimento negativo)
    inizia fase di preparazione per eseguire lo swing che comincia con un leggero movimento all’indietro delle braccia e con il passaggio del peso del corpo sulla gamba posteriore, di fatto si esegue un contro-movimento;
  • TOE TOUCH/READY (punta del piede a terra / pronti)
    il piede anteriore effettua il passo ed il corpo è in ”stand-by” pronto ad iniziare lo swing verso la palla, il peso del battitore è ancora sulla gamba posteriore;
  • HEEL PLANT (appoggio del tallone anteriore a terra)
    si completa l’appoggio a terra del piede anteriore, il corpo è “caricato” ed il battitore ha terminato la fase preparatoria. A questo punto, in seguito alla valutazione del lancio in arrivo può decidere se tentare di colpire la palla o di lasciarla passare;
  • CONNECTION (connessione)
    inizia lo swing vero e proprio, il peso del corpo inizia il trasferimento in avanti delle braccia e le mani vanno verso il lanciatore, portando la testa della mazza sul piano della palla, il gomito del braccio posteriore scende verso il fianco e vi si “connette”, accompagnandolo durante la propria azione di rotazione ed esplosione. In questa fase il peso del corpo si sta spostando sulla gamba anteriore, che comincia a ”fare resistenza” generando potenza;
  • BAT LAG (la mazza si muove in avanti)
    la testa della mazza rimane dietro le mani che la portano sulla palla;
  • CONTACT (contatto con la palla)
    al momento del contatto la testa della mazza è ancora leggermente indietro rispetto alle mani e l’angolo tra mazza stessa ed avambracci è di circa 90 gradi, i fianchi hanno effettuato la propria rotazione mentre il peso del corpo non ha ancora completato il trasferimento sulla gamba anteriore che continua ad offrire resistenza;
  • EXTENSION (estensione)
    dopo il contatto la mazza prosegue la sua traiettoria rimanendo, il più a lungo possibile, sul piano della palla, i polsi non ruotano fino a che le braccia non hanno raggiunto la massima estensione, il peso del corpo completa il proprio passaggio sulla gamba anteriore;
  • FINISH (chiusura)
    Una volta che i polsi hanno ruotato la mazza esaurisce, quasi per inerzia il proprio percorso, completando lo swing;

Naturalmente, come ho già detto, si tratta di una suddivisione arbitraria, che nasce dalla necessità di facilitare il lavoro di istruzione e di individuazione dei problemi.
Può risultare, forse, troppo analitica e frammentata, come del resto tutti i tentativi di semplificazione di movimenti complessi, ma secondo me rispetta, invece, il naturale fluire della battuta.

A questo link è possibile trovare la sequenza completa.

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Solo Lineare o solo Rotazionale?

Gio, 14/02/2013 - 14:26 -- Fabio Borselli

La video-analisi, nello sport, ha intorbidito un bel po’ le acque…

Come nella scienza l’utilizzo di strumenti di indagine sempre più sofisticati porta alla continua scoperta di “cose” che, prima, non si potevano vedere, l’uso delle videocamere ad alta velocità, in campo sportivo, permette di analizzare, nel dettaglio, le tecniche di gioco.

A proposito del fondamentale della battuta, che si parli di baseball come di softball, questa possibilità di analisi ha scatenato, tra le altre, una ”querelle” tra i sostenitori di uno swing LINEARE opposti a chi propone, invece, uno swing ROTAZIONALE.

Credo, che, di fondo, ci sia molta confusione nell’utilizzo di questi due termini e che dire LINEARE o ROTAZIONALE, nel tentativo di definire e semplificare l’approccio alla battuta, porti invece ad estremizzare alcuni aspetti, sicuramente molto importanti, tralasciandone altri, altrettanto significativi.

Brevemente, ritengo che chi parla di approccio LINEARE faccia riferimento ad uno swing dove il peso del corpo si “trasferisce” sulla gamba anteriore prima del contatto e che il contatto stesso avvenga ricercando la massima estensione delle braccia, accompagnata dalla rotazione dei polsi.
La traiettoria delle mani è la più diretta possibile verso la palla e l’enfasi viene posta sul rapido ”passaggio” dei gomiti oltre il fianco, per arrivare a distendere il più possibile le braccia nel colpire la palla.
Il trasferimento del peso sulla gamba anteriore fa si che l’azione dei fianchi risulti non troppo significativa nell’erogazione della potenza e che questa venga ricercata, soprattutto, nell’azione delle braccia e dei polsi.
Una delle conseguenze della meccanica di questo tipo di swing è che la mazza, pur rimanendo a lungo sul piano della palla, si muove verso il basso.

Al contrario, i fautori del ROTAZIONALE ricercano uno swing in cui al momento dell’impatto con la palla il peso del corpo non sia, ancora, completamente sulla gamba anteriore, ma sia in fase di ”trasferimento”, generando quindi potenza sulla palla.
La rotazione dei fianchi, in questa azione di trasferimento del peso, è agevolata dalla ”connessione” del gomito posteriore che, praticamente, una volta sceso vicino al fianco lo ”accompagna” fino al momento del contatto.
La palla viene colpita quando le braccia non sono completamente estese e l’angolo tra mazza ed avanbracci è di circa 90 gradi.
Una delle indicazioni che si danno abitualmente ai battitori è che dopo il contatto la mazza deve rimanere il più a lungo possibile sul piano della palla, quasi a cercare di accompagnare la sua traiettoria.
In questo tipo di battuta la mazza si muove completando un percorso, leggermente, orientato verso l’alto.

Personalmente, però, sono per una valutazione dello swing molto meno drastica e assolutistica.
Vedendo e rivedendo le azioni di battitori e battitrici, ascoltando allenatori italiani e stranieri, soprattutto statunitensi, parlare della battuta, mi sono convinto che, quello che si dice e si spiega e quello che poi accade realmente, in campo, sono due cose, se non completamente, almeno un po’, diverse.

Credo che, a ben guardare, la battuta, per essere efficace, deve integrare componenti e punti chiave che mescolano le due scuole di pensiero, più precisamente la parte inferiore del corpo e le mani si devono muovere seguendo una traiettoria piuttosto LINEARE ed il busto ed i fianchi devono, invece, effettuare un movimento ROTAZIONALE, ma la separazione non è così netta.

Quando si esegue il movimento all’indietro delle braccia ed il passaggio del peso del corpo sulla gamba posteriore, di fatto un contro-movimento (negative move), si effettua un’azione LINEARE, ma, direi, che la cosa più importante da sottolineare è che il peso del corpo si trasferisce sulla gamba posteriore, caricando la battuta.

Si esegue, invece, un movimento ROTAZIONALE nel momento in cui le braccia e le mani vanno verso il lanciatore, portando la testa della mazza sul piano della palla, il gomito del braccio posteriore scende verso il fianco e vi si “connette”, accompagnandolo durante la propria azione di rotazione ed esplosione (connenction).
Anche in questo caso credo che sia significativo notare che il peso del corpo è in fase di ”trasferimento” verso la gamba anteriore e che quest’ultima ha il compito di ”generare resistenza” per ritardarlo il più possibile.

Una volta partito lo swing, la testa della mazza rimane più indietro e più in basso rispetto alle mani che la portano sulla palla (bat lag).
Credo che questo sia un movimento dove le due componenti si mescolano, imprimendo alle mani una traiettoria che cerca di essere il più LINEARE possibile ma che, per adattarsi al lancio, non sempre lo rimane fino alla fine.

È sicuramente più vicino al ROTAZIONALE il momento del contatto con la palla:
la testa della mazza è leggermente dietro alle mani e l’angolo tra mazza stessa ed avambracci è di circa 90 gradi (contact), il peso del corpo non è ancora sulla gamba anteriore ed è proprio questo passaggio che fornisce una parte significativa della potenza alla battuta.

Infine, dopo il contatto la mazza prosegue la sua traiettoria rimanendo sul piano della palla, muovendosi di nuovo in modo LINEARE ed i polsi non ruotano fino a che le braccia non hanno raggiunto la massima estensione (extension).

In conclusione ritengo che il fondamentale di battuta non sia solo una questione di momento LINEARE o ROTAZIONALE, incorporando elementi dell’uno e dell’altro approccio.

Sono convinto che si debbano, piuttosto, enfatizzare:

  • le modalità e le tempistiche relative al TRASFERIMENTO DEL PESO,
  • l’azione esplosiva data dalla ROTAZIONE DEI FIANCHI,
  • la capacità della gamba anteriore di GENERARE RESISTENZA contro lo spostamento troppo anticipato del peso del corpo,
  • gli angoli che si formano tra la mazza e le braccia, prima, durante e dopo il CONTATTO CON LA PALLA,
  • la necessità di rimanere, il più a lungo possibile “dentro la palla”, ricercando una fase di ESTENSIONE che mantenga la mazza sul piano della palla stessa anche dopo averla colpita.

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Gli elementi della battuta

Lun, 31/12/2012 - 16:22 -- Fabio Borselli

Parlando di sport, colpire una palla da baseball o da softball con la mazza è, in assoluto, uno dei gesti tecnici più difficile da eseguire.

Come in una catena che collega diversi ingranaggi, gli elementi che concorrono a rendere efficace un battitore, a mio parere, in rigoroso ordine gerarchico, sono:

  • la corretta meccanica, intesa come ottimale esecuzione dello swing;
  • una ottima coordinazione oculo-manuale, indispensabile per colpire la palla;
  • il giusto approccio mentale, che supporti il battitore nell’ affrontare il lanciatore avversario;
  • una grande capacità di concentrazione, per poter focalizzare l’obiettivo del singolo turno di battuta.

Ritengo che ognuno di questi fattori sia legato a doppio filo con tutti gli altri, essendo ciascuno prerequisito e causa della giusta sequenza di esecuzione e del risultato.

A proposito di meccanica e di corretta esecuzione dello swing, devo dire che, nonostante sia, spesso, l’elemento più allenato è anche quello che, penso, incida meno, rispetto agli altri, sul risultato del turno di battuta.

Il battitore, per colpire la palla, durante le partite, dovrà contare, sicuramente, di più la sua capacità di coordinazione e sull’approccio mentale, lasciando al “pilota automatico” il compito di gestire la sua, allenatissima, meccanica dello swing.

Per quanto sia auspicabile la ricerca della “game situation”, è molto difficile, infatti, allenare e preparare il battitore alle infinite casistiche che dovrà affrontare in gara (tipologia di lanci, situazione della partita, conteggio, caratteristiche del lanciatore avversario…).
Per tacere della “pressione mentale” cui sarà, realmente, sottoposto nella sua apparizione al piatto.
Mentre, di contro, è estremamente facile allenare ed aggiustare la componente meccanica, lo swing, appunto.

I fattori più significativi, quelli che rendono un successo la battuta, sono, quindi, quelli mentali.

Primo di questi aspetti è l’approccio, la preparazione al turno di battuta:
il come il battitore si avvicina al piatto di casa base, intendendo con avvicinarsi tutte le operazioni che compie prima di incontrare il lanciatore avversario.

Essere preparati vuol dire prima di tutto conoscere se stessi, i propri punti di forza e le proprie debolezze, ma vuol dire, anche, conoscere l’avversario e sapere quali saranno le sue modalità di affrontarci e quali le sue tendenze.

Un buon battitore si presenta al piatto con un piano, che deve prevedere, innanzitutto il “quando” ed il “cosa” tentare di colpire.

Parte dell’approccio mentale alla battuta è anche la costruzione, ben ragionata e ponderata, delle “routines” del battitore, cioè tutta quella serie di gesti, azioni e pensieri che aumentano la sua concentrazione, escludendo distrazioni e negatività e che lo portano ad essere, perfettamente, focalizzato sull’obiettivo quando entra nel box di battuta.

Battere è un azione in perenne equilibrio tra abilità fisica e capacità mentale:
uno swing meno efficiente può diventare più efficace e produttivo se, il battitore, capisce come e quando utilizzarlo, mentre, senza questa abilità di ragionamento, un grande swing è solo un gesto tecnico senza uno scopo.

Un buon battitore dovrebbe cercare di valutare e di riflettere su di un turno infruttuoso con domande simili a “Ho girato sul lancio giusto?” piuttosto che con “cosa non ha funzionato nel mio swing?”.
Questo tipo di approccio, molto probabilmente, fornirà una risposta consapevole permettendo di formulare un nuovo piano di azione per il turno successivo.

Bisogna tenere presente che baseball e softball sono sport ad “alto indice di fallimento”:
una media battuta intorno ai trecento, rende il battitore un’atleta di eccellenza, questo significa , però, che sette volte su dieci, la sua azione non ottiene successo, una percentuale che lo renderebbe un giocatore mediocre in quasi ogni altro sport.

Non possiamo dimenticare questa caratteristica unica.

Gran parte del lavoro di preparazione di un battitore dovrebbe, perciò, essere indirizzato alla componente mentale, alla definizione delle sue ”routines”, al suo approccio al turno di battuta, alla sua capacità di gestione della frustrazione derivante dal fallimento, in definitiva alla sua abilità di imparare da ogni apparizione al piatto, indipendentemente dal suo risultato.

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Perché non insegnare a battere da entrambi i lati del piatto?

Lun, 29/10/2012 - 16:24 -- Fabio Borselli

Nei commenti al post dedicato al Line-Up, in giro per il web ed, anche, a voce, ho ricevuto alcune obiezioni al mio prediligere i battitori mancini nell’ordine di battuta.

Il dubbio che molti mi hanno espresso riguarda il fatto che non ci sono così tanti mancini nelle squadre.

Voglio a questo punto fare una premessa: tutti sappiamo quanti sono i mancini, in percentuale, rispetto alla popolazione mondiale? La maggior parte delle fonti attestano la cifra di chi usa prevalentemente la mano sinistra sul 10%, con un ulteriore 1% di “ambidestri”, anche se ci sono studi che tendono ad innalzare il limite dei mancini fino al 15-20%.

Dati statistici alla mano posso, perciò, rispondere, ai dubbiosi, che è vero che non ci sono così tanti mancini nelle nostre squadre, visto che non sono così comuni anche fuori dal campo di softball. Se rispettiamo la tendenza, al massimo, possiamo aspettarcene non più di uno o due.
Vorrei, anche, far notare che non c’è, però, diretta correlazione tra l’essere mancini e battere da mancini, o meglio, battere dal box sinistro.

La regola che ho visto applicare, negli anni, da tantissimi allenatori è stata: “tira di destro, allora DEVE battere dal box destro, tira di sinistro, allora DEVE battere dal box sinistro”.

Credo che questo tipo di ragionamento sia, profondamente, sbagliato, sia dal punto di vista della logica dello sport, qualsiasi sport, che dal punto di vista, secondo me ben più importante, della costruzione di un limite alle possibilità dell’atleta.

Voglio essere più preciso:
non insegnare ai giocatori ad usare entrambi i box di battuta, non sviluppare i fondamentali di attacco (battuta, smorzata…) da entrambi i lati del piatto è come chiedere ad un tennista di colpire solo di rovescio, ad un cestista di palleggiare solo con una mano o ad un calciatore di trattare il pallone solo con un piede, ma c’è di più, insegnare a battere solo da un lato toglie ogni possibilità di scelta all’atleta, non tenendo conto delle sue preferenze o capacità, ma, soprattutto, gli toglie questa possibilità anche per il futuro.

Personalmente, ad ogni bambino o bambina che ho in squadra, insegno a battere da entrambi i lati del piatto: tante battute da una parte quante dall’altra. Anche durante le partite, le prime partite che gioca, faccio in modo che possa andare a battere sia di destro che di mancino. In seguito, poi, lascio che l’atleta faccia la sua scelta rispetto al lato preferito.

Quale che sia la loro scelta, però, viste le peculiarità del softball, continuo comunque ad allenarli a battere sia da destra che da sinistra, così da avere, potenzialmente, atleti in grado di sviluppare qualsiasi tipologia di gioco.

Nonostante tutto questo comporti molto più lavoro per il tecnico ed una diversa consapevolezza di se da parte dell’atleta, posso garantire che il gioco vale la candela.

Spero di essere riuscito, così, a spiegare come faccio ad avere così tanti mancini nel mio Line-Up.

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Battuta da baseball o battuta da softball?

Battuta da baseball o battuta da softball?

Ven, 06/07/2012 - 16:01 -- Fabio Borselli

Ci sono differenze tra battere una palla da baseball e battere una palla da softball?
Ci sono differenze nell’insegnamento e nell’esecuzione del gesto tecnico della battuta tra baseball e softball?

Anche se, apparentemente, sono due domande diverse, la questione è la stessa: lo swing di una giocatrice di softball è uguale allo swing di un giocatore di baseball?

Semplificando al massimo si può provare a rispondere alle domande facendo notare che, a parte la direzione dalla quale proviene il lancio, dall’alto nel baseball, dal basso nel softball, il compito da eseguire, in entrambi gli sport, è quello di rispedire la palla il più lontano, il più velocemente ed efficacemente possibile. Va da se che, usando in tutti e due le discipline gli stessi tipi di attrezzi (palla e mazza), seppur di peso e misure differenti, lo swing per colpire la palla sarà, necessariamente molto simile, se non identico.

Sottilizzando si può far notare che nel softball c’è l’insidia del Rise, che avendo come target la parte alta della zona di strike ed essendo un effetto che “rompe” verso l’alto, costringe ad una leggera modificazione del movimento di battuta relativamente alla fase iniziale.

Non riesco a capire come, ancora, fior di giocatori o, peggio, di tecnici ed allenatori, continuino a parlare di “battuta da baseball” e “battuta da softball”. Spesso sento raccontare di “swing modificato verso l’alto per il baseball, verso il basso per il softball”, sento fare affermazioni del tipo “i battitori di softball non devono fare il passo, perché non hanno tempo”, oppure “nel softball occorre uno swing raccolto e veloce mentre nel baseball si può allargare il movimento” od infine, “nel softball si batte con i polsi!”.

Questo campionario di luoghi comuni denota una scarsa conoscenza del problema e soprattutto una mancanza di riflessione sull’obiettivo del battitore, che è, lo ripeto, quello di colpire con forza, nel momento giusto il centro della palla-

Lo swing deve, quindi, andare contro (direi dentro), la palla, non muoversi su linee ipotetiche, basse, alte o parallele che siano, ma portare la mazza, velocemente, sulla palla. Il passo, che fa parte della preparazione allo swing, serve a spostare il peso del corpo indietro, per “caricare” il movimento (come se si tendesse la corda di un arco), se si riesce a fare questo spostamento del peso senza fare il passo non ci sono problemi, sia che si giochi a softball che a baseball. Non credo che quello del passo sia un nodo centrale di uno swing corretto ed efficace. Stesse obiezioni per tutte le altre affermazioni che ritengo prive di significato e fuorvianti.

In conclusione, basta guardare i filmati o andare a vedere qualche partita, per convincersene: mi sembra che i buoni battitori, sia di baseball che di softball, tolte le variazioni stilistiche e i necessari adattamenti legati alla costituzione fisica, colpiscano la palla, tutti, eseguendo lo stesso movimento.

Ho provato a cambiare il Batting Practice prima della partita...

Lun, 27/04/2009 - 00:58 -- Fabio Borselli

Sono sempre stato convinto che il classico “riscaldamento” che tutte le squadre di baseball e softball, compresa la mia, fanno prima delle partite avesse qualche cosa che non fosse del tutto funzionale.

Fermo restando che sono un convinto sostenitore del riscaldamento ho cercato delle strade diverse.

Per prima cosa ho provato a cambiare il modo in cui la mia squadra fa batting practice: ho cambiato le palline, adesso uso le whiffle (palline forate leggere) da 9 pollici (quelle da baseball).
Poi ho provato a modificare il “turno” che ogni giocatrice fa nel box: tutte loro fanno serie da 4 a 6 swings, ripetendole per 2 o 3 volte, alternandosi con le compagne.

Mi sembra che la palla piccola focalizzi di più l’attenzione e che le serie con poche ripetizioni si avvicinino di più alla partita, sia come sensazione, che come approccio.
Riesco a far battere tutte le giocatrici in circa 10 o 12 minuti e posso così aumentare il tempo dedicato alla preparazione mentale alla gara.
Un ulteriore vantaggio è dato dalla possibilità di battere in poco spazio e senza bisogno di tutti i giocatori per recuperare le palline.

Infine, cosa non da poco, nessuno rischia di farsi male prima dell’inizio della partita…

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