La Squadra Segreta
Nello sport moderno il capo allenatore deve, sempre di più, avere capacità e competenze di ”gestione delle risorse umane”, se questo è vero, chiaramente, quando ci si riferisce alla squadra ed ai singoli atleti è ancor più vero quando si parla del cosiddetto ”team di supporto”.
Questa vera e propria squadra segreta, che lavora prevalentemente dietro le quinte, è composta da una serie di figure senza il lavoro delle quali non sarebbe possibile scendere in campo.
Proprio riferendosi a questa squadra segreta bisogna ricordare che gli individui che la compongono e che ruotano intorno alla squadra che, effettivamente, affronta l’avversario, salvo rari casi, sono, in prevalenza, volontari.
Siano essi familiari degli atleti (specie nelle categorie giovanili) o semplicemente appassionati, disponibili, non bisogna, mai, dimenticare questa peculiarità.
Il volontario farà le cose, seriamente e con professionalità, fino a che queste gli daranno soddisfazione.
Se, invece, partecipare alle attività legate alla squadra diventa un lavoro, con tutte le caratteristiche del lavoro (rigidità, orari, scadenze) senza che la passione sia sostenuta da opportune gratificazioni, è molto facile arrivare all’allontanamento e all’abbandono per sovraccarico di responsabilità o di incarichi.
Naturalmente la gestione diretta di queste figure non dovrebbe spettare direttamente all’allenatore, ma il suo comportamento e la sua attenzione nei loro riguardi ne condizionerà, con molta probabilità, il comportamento e l’efficienza.
Sono convinto che anche la squadra segreta abbia bisogno di vincere le proprie partite ed è importante capire ed assecondare questo bisogno, non facendo mai mancare il riconoscimento del lavoro compiuto da ciascuno di loro.
Credo che non esista addetto al materiale, autista di autobus, segna-campo o portatore d’acqua che non si senta, effettivamente, membro della squadra; d’altronde basta ascoltare le discussioni che, spesso animatamente e con competenza tecnica insospettata, a bordo campo, intraprendono con gli omologhi della squadra avversaria.
Se l’allenatore deve riconoscere il lavoro di queste figure oscure non può, nemmeno, permettere che questo venga ignorato o sottovalutato dagli atleti.
Si deve fare in modo che ogni giocatore sia pienamente consapevole dell’importanza di essere circondati da persone che lavorano per permettergli di esprimere, senza preoccupazioni accessorie, il proprio massimo potenziale tecnico ed agonistico.
Per questi motivi credo che si debbano trovare e ritagliare occasioni in cui coinvolgere, senza piaggeria o condiscendenza, il ”team di supporto” in attività che lo integri con gli atleti e lo staff tecnico.
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