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Chi chiama i lanci?

Ven, 22/06/2012 - 12:50 -- Fabio Borselli

Lo ammetto, da giocatore ho fatto il catcher.

Non che fossi un fenomeno, avevo poco braccio ed ero “leggerino” come corporatura, ma stare dietro il piatto mi piaceva molto, la fatica e l’impaccio dato dall’attrezzatura erano largamente compensati dalla possibilità di “guidare” la squadra, specialmente il lanciatore.
Da allenatore, ammetto anche questo, la passione per il ruolo del ricevitore mi è rimasta: mi piace allenare i ricevitori, mi piace parlare con loro di strategia, mi piace insegnargli come “chiamare” i lanci.

Penso che il lanciatore debba avere l’ultima parola sul lancio da lanciare; penso anche che il ricevitore, un buon ricevitore, possa aiutarlo in questa scelta, specie se il feeling e la fiducia tra i due sono stati costruiti in allenamento. Voglio che tutti i miei catcher lavorino con tutte le lanciatrici, voglio che le imparino a conoscere, che ne conoscano tutti i punti di forza e tutte le debolezze, fissazioni e manie (e quante ne hanno le lanciatrici…) perché voglio che i ricevitori siano in grado di chiamare i lanci durante le partite.

Non mi piace chiamare i lanci dalla panchina, tanti allenatori lo fanno, io no.

Fa parte del mio modo di allenare: normalmente voglio che la batteria si assuma la responsabilità di giocare i battitori avversari. Naturalmente non si può fare se non si insegna al catcher a “leggere” i battitori, non si può fare se non abbiamo un metodo che permetta al catcher stesso di avere informazioni dettagliate sulla squadra avversaria, non si può fare se il ricevitore non si allena, come in partita, per la partita, con il lanciatore che dovrà ricevere, non si può fare se non ci si aspettano errori, non si può fare se non siamo disposti a perdere qualche partita per far crescere un buon ricevitore.

Mi piace pensare che, lasciando la responsabilità della chiamata al ricevitore, preparandolo ad assumersela, aiutandolo a farla e sostenendolo quando sbaglia (vi garantisco che sbaglierà, è inevitabile) lo rendo un ricevitore migliore, più competente, meno dipendente da me e in grado di ragionare per conto suo. Sicuramente, qualche volta, nelle situazioni in cui voglio togliere il peso della decisione dai giocatori ed assumermela io, specie quando è più utile che l’eventuale fallimento ricada sulle mie spalle, passo qualche segnale al ricevitore, ma questo non accade che pochissime volte in ogni partita e ce ne sono alcune in cui non chiamo nemmeno un lancio.

Uno dei momenti più appaganti, come coach, è quando faccio “istruzione” con i ricevitori: si parla dei battitori, dei loro punti di forza, delle loro debolezze, di come tenerli fuori equilibrio, di come neutralizzarli.

Scoprire poi che tutto questo lavoro funziona e vedere che i giocatori chiamano quello che avresti chiamato tu, dà, veramente, tanta soddisfazione, per me è l’essenza stessa dell’allenare.

Il Manager in panchina

Mer, 30/05/2012 - 12:20 -- Fabio Borselli

Non sempre è possibile, gli staff tecnici sono spesso ridotti, molti allenatori sono addirittura da soli, ma quando ci sono le condizioni preferisco, durante la fase di attacco, guidare la squadra dalla panchina, senza andare nel box del suggeritore di terza base.

Mi piace rimanere in panchina, la mente è più lucida e si può pianificare con (relativa) calma, ragionando sulle mosse successive, inoltre, cosa non da poco, si ha la possibilità di interagire con i propri giocatori quando si stanno preparando ad affrontare il proprio turno di battuta, aiutandoli nei momenti di stress e di tensione.

Sono consapevole che questa scelta non è condivisa da tanti colleghi, che, anzi, si sentono fuori dal gioco e perdono efficacia se non escono dal dugout per suggerire, ma ci sono troppi buoni motivi che mi fanno preferire la gestione della gara dalla panchina:
iI vantaggio di non dover pensare alle mosse successive mentre si sta decidendo se far avanzare o meno un corridore e la possibilità di effettuare sostituzioni ponderate, usando o meno un pinch-hitter o un pinch-runner , per esempio, ma anche il fatto che si è distaccati dall’azione e non si rischia di perdere il momento per una giocata, perché impegnati a riflettere se sia stato giusto o no aver mandato a casa base un corridore, eliminato poi dalla difesa.

Intendiamoci, non è facile, occorre prima di tutto che ci siano le condizioni e quindi che ci siano due suggeritori che sappiano fare il loro mestiere. Occorre lavorare per questo, sia in ambito di definizione dello staff, individuando le persone giuste, sia in allenamento, predisponendo le cose in modo che tutto, in partita, vada al posto giusto. I suggeritori dovrebbero essere sintonizzati sulle scelte del manager e partecipare alla definizione della strategia, agendo poi in autonomia sul campo. Occorre allenare i propri suggeritori ed allenarli insieme alla squadra, così da renderli consapevoli delle caratteristiche dei giocatori e rendere questi ultimi fiduciosi nelle indicazioni che i suggeritori stessi daranno.

Credo che la decisione di gestire la gara dalla panchina deve essere una scelta, quando ci sia questa possibilità, personale, di ogni allenatore, che sa esattamente cosa gli è consono e cosa no, ma continuo a pensare che sia veramente al scelta migliore.

Sviluppo Tecnica di Gioco del Softball

Mer, 18/02/2009 - 23:18 -- Fabio Borselli

Il servizio individuale o per gruppi si sviluppa sui fondamentali di gioco:

  • ATTACCO (battuta, bunt, corsa sulle basi)
  • DIFESA (presa, tiro)
  • LANCIO (addestramento e perfezionamento)
  • SPECIFICI PER RUOLO (catcher, position player, esterni)

vari livelli di studio ed insegnamento: basico, intermedio ed avanzato
utilizzo di tecnologie di analisi video e supporti informatici

Il servizio dedicato alle squadre verte sui seguenti argomenti:

  • analisi delle caratteristiche individuali
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