Chi chiama i lanci?
Lo ammetto, da giocatore ho fatto il catcher.
Non che fossi un fenomeno, avevo poco braccio ed ero “leggerino” come corporatura, ma stare dietro il piatto mi piaceva molto, la fatica e l’impaccio dato dall’attrezzatura erano largamente compensati dalla possibilità di “guidare” la squadra, specialmente il lanciatore.
Da allenatore, ammetto anche questo, la passione per il ruolo del ricevitore mi è rimasta: mi piace allenare i ricevitori, mi piace parlare con loro di strategia, mi piace insegnargli come “chiamare” i lanci.
Penso che il lanciatore debba avere l’ultima parola sul lancio da lanciare; penso anche che il ricevitore, un buon ricevitore, possa aiutarlo in questa scelta, specie se il feeling e la fiducia tra i due sono stati costruiti in allenamento. Voglio che tutti i miei catcher lavorino con tutte le lanciatrici, voglio che le imparino a conoscere, che ne conoscano tutti i punti di forza e tutte le debolezze, fissazioni e manie (e quante ne hanno le lanciatrici…) perché voglio che i ricevitori siano in grado di chiamare i lanci durante le partite.
Non mi piace chiamare i lanci dalla panchina, tanti allenatori lo fanno, io no.
Fa parte del mio modo di allenare: normalmente voglio che la batteria si assuma la responsabilità di giocare i battitori avversari. Naturalmente non si può fare se non si insegna al catcher a “leggere” i battitori, non si può fare se non abbiamo un metodo che permetta al catcher stesso di avere informazioni dettagliate sulla squadra avversaria, non si può fare se il ricevitore non si allena, come in partita, per la partita, con il lanciatore che dovrà ricevere, non si può fare se non ci si aspettano errori, non si può fare se non siamo disposti a perdere qualche partita per far crescere un buon ricevitore.
Mi piace pensare che, lasciando la responsabilità della chiamata al ricevitore, preparandolo ad assumersela, aiutandolo a farla e sostenendolo quando sbaglia (vi garantisco che sbaglierà, è inevitabile) lo rendo un ricevitore migliore, più competente, meno dipendente da me e in grado di ragionare per conto suo. Sicuramente, qualche volta, nelle situazioni in cui voglio togliere il peso della decisione dai giocatori ed assumermela io, specie quando è più utile che l’eventuale fallimento ricada sulle mie spalle, passo qualche segnale al ricevitore, ma questo non accade che pochissime volte in ogni partita e ce ne sono alcune in cui non chiamo nemmeno un lancio.
Uno dei momenti più appaganti, come coach, è quando faccio “istruzione” con i ricevitori: si parla dei battitori, dei loro punti di forza, delle loro debolezze, di come tenerli fuori equilibrio, di come neutralizzarli.
Scoprire poi che tutto questo lavoro funziona e vedere che i giocatori chiamano quello che avresti chiamato tu, dà, veramente, tanta soddisfazione, per me è l’essenza stessa dell’allenare.
