Alla ricerca della Perfezione
Spesso ho sentito portare avanti il concetto della “ricerca della perfezione”: la battuta perfetta, il lancio perfetto, la giocata perfetta… Credo, però, che ricercare la qualità: nelle giocatrici, nei fondamentali, nel gioco non significhi necessariamente ricercare la perfezione.
Credo che quella della perfezione sia un’idea perdente, destinata al fallimento, per il semplice motivo che non è possibile raggiungerla. Il motivo, semplicissimo, secondo me, è che la perfezione non esiste, nessuno, in nessun campo delle umane attività la ha mai raggiunta: c’è sempre qualcosa in più da fare, da scoprire, da costruire.
Nello sport, se si pretende la perfezione, si ottiene il risultato che l’atleta, vedendo che non riesce a raggiungerla, comincia a considerarsi in modo negativo, comincia a ragionare in termini di fallimento o mancanza, questo perché non riesce ad arrivare all’obiettivo che gli abbiamo dato.
Tra i compiti di un allenatore, quello più importante è, sempre secondo me, saper individuare, fra tutti gli elementi da migliorare (in una atleta, in un fondamentale, in partita) quelli che sono decisivi per la vittoria. Questo significa stabilire delle priorità: creare una progressione del lavoro da fare, dare un preciso indirizzo alle attività tecniche, scegliere cosa fare o non fare subito.
Se abbiamo, ad esempio, 10 abilità da migliorare, è impensabile poter lavorare a fondo su tutte e 10, occorre scegliere: spingere sua alcune di esse fino a che non si ottiene il salto di qualità che ci siamo prefissi, mentre le rimanenti verranno affrontate in misura più marginale: non possiamo pretendere per tutte e 10 lo stesso livello di applicazione e soprattutto di miglioramento.
Ritengo che sia una delle cose più difficili da fare, ma stabilire delle priorità è l’unico modo per guidare il processo che porta alla vittoria, prima di tutto dell’atleta, poi della squadra ed, in ultima analisi, la chiave del successo nelle partite.
