filosofia

EMRYT 2016 – BACKSTAGE - giorno quattro

Ven, 12/08/2016 - 23:49 -- Fabio Borselli

Il giorno della faida nella famiglia ITALIA è arrivato e, senza drammi, già passato.

Come da copione le "grandi" di ITALIA 1 hanno battuto abbastanza agevolmente le "belle addormentate" (a dire il vero tutte le nostre atlete sono stanche visti i ritmi di gioco e le poche ore di sonno disponibili) di ITALIA 2, mentre la RUSSIA ha fatto man bassa della CROAZIA chiudendo la questione piazzamenti.

I risultati, le classifiche e compagnia cantante si possono trovare seguendo questo link, a noi basta sapere che domani si assegnano le medaglie e che se ITALIA 1 è già sicura di portarne a casa almeno una, ITALIA 2 dovrà, domattina all'alba, conquisarsi questo privilegio scalando il page system.

Tutto è possibile e le MINI hanno dimostrato di essere squadra quadrata e duttile... Gli imprevisti sono sempre in agguato ma il team (coach compresi) ci crede:

vogliamo questa medaglia! Certo se non dovesse venire non ne faremo un drammi, ma...

In ogni caso, contingenze e retorica a parte, guardare queste bimbe giocare scalda il cuore e ci fa sperare per il futuro di questo sport (come dico sempre sarebbe ora ci decidessimo a diventare grandi, abbandonando il vittimismo e i però...).

E poi, diciamocelo, queste ragazze sono bellissime!

Prestazioni sportive a parte la giornata è stata, al solito, molto densa e interessante.

Si comincia con la finale olimpica di canottaggio sull'erba, categoria "otto con capo voga" andata in scena subito dopo la partita tra le due ITALIE... Vista in diretta la regata è stata aspra e combattuta, la replica è visibile sulla pagina facebook dedicata al Torneo.

Frugando a caso tra i ricordi della giornata vengono fuori i miei soliti "game plan",

necessari se si vogliono gestire i cambi e le rotazioni che permettano a tutte le atlete in rosa di giocare, ma inutili visto che succede sempre qualcosa che costringe a cambiare in corsa...

Dopo avere raccontato dell'ormai famigerato rituale della "pittura unghie dei coach dopo le vittorie"

4  

vorrei dedicare qualche foto al mio coaching staff:

Betty, detta Elisabetta e Gianni, qui in veste di semaforo

  

senza di loro non saprei davvero come fare, visto che, praticamente, il lavoro lo portano avanti, davvero, tutto loro... Io mi limito a comunicare i cambi e poco altro. Quest'anno è mancato, come avevo già raccontato, il quarto componente di questa gabbia di matti... Voglio tranquillizzare Graziano:

Il suo sostituto si è dimostrato un "pallone gonfiato" ed è "scoppiato" alle prime difficoltà, accasciandosi in panchina.

Sempre per ampliare l'album dei ricordi ecco come è fatta la faccia di una rappresentante del clan degli "gnomi da giardino" di ITALIA 2 doopo aver divorato (letteralmente) una piadina alla nutella grande quanto un frisbee...

Cosa gli vuoi dire a una tipa così?

La stessa tipa è poi una delle menti e, soprattutto, delle braccia che hanno provveduto a organizzare il gavettone di fine partita ai coach... Ma il reato di lesa maesta non è rimasto impunito!

  

Nel ringraziare Giacomo Canali per gli scatti voglio anche far notare la mia "divisa d'ordinanza" di quest'anno, completa di calzettoni alla "Afrika Korps", in perfetto "Erwin Rommel style"... (smettete di prendermi in giro, non me li toglierò!).

Poco altro da dire o far vedere.

Sono passate da poco le due ed è già sabato, il "giorno dei giorni", l'utimo giorno del Torneo, CASA ITALIA è silenziosa (a parte quel lieve rumore di motosega proveniente dal letto alla mia destra...) tra un po', davvero poco, si ricomincia a giocare, per l'ultima volta... Buonanotte!

 

EMRYT 2016 – BACKSTAGE - giorno tre

Gio, 11/08/2016 - 23:58 -- Fabio Borselli

 

Il terzo giorno comincia troppo presto...

Se è difficile trovare il verso dei pantaloni, sperare almeno di far andare per quello giusto le gare si rivela anche più complesso.

alle sei e tre quarti ITALIA MINI è già sulla stada per il campo e, dopo una rapida colazione, inizia ad attivarsi per la prima partita della giornata e siamo subito in emergenza:

sangue dal naso, distrazioni, qualche palla mancata e la tenda dei volontari del soccorso (splendidi, qualunque divisa vestano) si popola di "giovani italiane in ambasce".

Alla fine si risolve tutto e il "ghiaccio magico" dell'ambulanza lenisce ogni sofferenza permettendo a tutte le atlete di ritornare in campo prima dell'inizio della gara.

La partita è più complicata di quanto il punteggio finale (15-4 in nostro favore) faccia immaginare:

ITALIA 2 è ancora addormentata e, complice anche qualche ansia da prestazione, ci vuole tutta la pazienza dello staff per districare la matassa che sembra ingarbugliarsi un po' di più a ogni tetativo di sistemazione.

Al solito, il "game plan" della gara è completamente stravolto, ma alla fine ne usciamo vivi e ancora in corsa.

Al ritorno a CASA ITALIA troviamo il tempo per la foto ufficiale dello staff tecnico di ITALIA 2 al completo.

Betty e Gianni sono i miei fidi compari in questa avventura e Graziano... Graziano è quello in verde!

La lunga giornata si conclude con la qualificazione di entrambe le compagini "Verde Rosa" al girone per il titolo:

cammino facile per ITALIA 1 che conquista i primo posto nel girone battendo con rotondi punteggi prima la CROAZIA e poi il team CEKIA 2, mentre ITALIA 2 centra la qualificazione (un bel risultato per le terribili MINI) batendo in una gara combattuta la forte CEKIA 1.

Solo il tempo di rilassarsi un attimo dedicandosi alla "nails art" (domani i coach di ITALIA 2 esibiranno, infatti, le nuove fiammanti unghie celebrative per le vittorie di oggi)

poi tutti a letto (ancora nessuno dorme, tanta è l'adrenalina da smaltire) visto che anche domani si comincia presto e il copione prevede come apertura di giornata e, probabilmente come partita di cartello, lo scontro fratricida tra i due team ITALIA...

Ne vedremo delle belle, peccato per chi non ci sarà.

Buonanotte, CASA ITALIA chiude.

 

EMRYT 2016 – BACKSTAGE - giorno due

Mer, 10/08/2016 - 21:08 -- Fabio Borselli

 

CASA ITALIA si sveglia presto per scoprire che, a scanso di equivoci e per poter innescare tutte le chiacchiere possibili sui cambiamenti climatici, piove!

Quando arriviamo allo stadio di Collecchio per la colazione le malcapitate giocatrici del team GB e della CROAZIA cercano, sotto una pioggia battente, di impedire ulteriori devastazioni al nuovo calendario della manifestazione che scricchiola sotto i colpi di maglio dei tuoni che accompagnano la gara di apertura.

La pioggia fa saltare la sgambata delle squadre azzurre che devono, mestamente tornare in palestra e organizzarsi per allenarsi lontano dal capo.

ITALIA 2 improvvisa allora un acceso torneo di TRIS (qui qualche notizia in più sul gioco) e una serie di sfide accesissime aiuta il team MINI ad arrivare all'ora della sfida con la RUSSIA.

Per la cronaca (i risultati completi si trovano qui) ITALIA 2 ha perso la sua gara per 3 a 2 agli extra inning mentre ITALIA 1, in serata, ha battuto rotondamente (11 a 0) il team GB, vendicando le under 19.

Domani sarà una lunga giornata:

tutte e due le squadre dovranno affrontare una doppia fatica e solo a fine serata sapremo se avranno centrato entrambe l'obiettivo della pool per le medaglie.

Nel frattempo i nostri alacri "ragionieri" hanno provveduto a far ottenere la "patente" alle mazze, cosa tutt'altro che semplice, come si può vedere;

solo battute certificate in questo torneo!

Le "azzurrine" si sono poi distinte nella cerimonia di apertura del "European Massimo Romeo Youth Trophy" dimostrando invidiabili doti canore "stringendosi a coorte" e esaltando il loro amor patrio dichiarandosi "pronte alla morte"... A noi basterebbe che fossero pronte domani!

Mentre il torneo imperversa e tutti sono impeganti (chi più, chi meno...) in attività tecniche e non c'è chi si occupa, nei momenti liberi (quali momenti liberi?) di documetare per i posteri tutto quello che succede, anche quello che, forse, sarebbe bene non documentare affatto:

CASA ITALIA adesso è silenziosa, tutto (o quasi) tace, ma la mattina arriverà anche troppo presto, garantito.

Noi non vediamo l'ora...

EMRYT 2016 – BACKSTAGE - giorno uno

Dom, 07/08/2016 - 22:15 -- Fabio Borselli

 

Sarà un lungo torneo...

Dopo un inizio tranquillo e di routine (arrivo, controllo presenze e documenti, scarico materiale e vestizione) c'è il primo intoppo:

CASA ITALIA non sarà la solita di sempre, magari un po' scomoda e affollata ma vicinissima ai campi di gioco.

L'organizzazione ci ha infatti sistemato in una palestra, completamente a nostra disposizione, ma decentrata e abbastanza lontana dall'impianto, costringendoci a riorganizzare gli orari e a gestire spostamenti imprevisti.

Nonostante questa "scomodità" CASA ITALIA  è bellissima!

Le ragazze l'hanno subito trasformata in un festival di materassini, sacchi a pelo e disordine... Adesso, una distesa di azzurro e grigio ci accoglie al rientro.

Naturalmente ci sono già dei cambiamenti e il calendario è già stato stravolto:

la squadra della Polonia non arriverà e la rivoluzione dei gironi vedrà le due squadre azzurre impegnate, domani e dopodomani, in un pre-girone di qualificazione:

in serata ITALIA 1 (in azzurro) affronterà all'esordio il team GB, mentre ITALIA 2 (in grigio) nel primo pomeriggio se la dovrà vedere con le campionesse uscenti del team RUSSIA.

Ci stiamo conoscendo piano piano.

Naturalmente ogni staff ha gestito autonomamente la giornata, utilizzando il tempo per il necessario lavoro di "team building".

ITALIA 2 in questo momento è un cantiere a cielo aperto e, mentre scrivo, Betty, valorosamente, sta dipingendo le unghie delle nostre MINI giocatrici nel regolamentare azzurro di ordinanza:

ci piace essere in ordine ed eleganti quando andiamo in campo.

Gianni invece sta preparando la "borsa degli attrezzi" per la breve seduta di allenamento fissata per domani.

A ben guardare non manca niente per giocare a softball.

L'ultimo componente dello staff di ITALIA 2, Graziano, purtroppo, non potrà essere della partita per problemi personali sopraggiunti all'improvviso.

Il nostro TEAM MANAGER, Marina, non ha potuto sostituirlo e allora lo abbiamo fatto in autonomia e convocato, a sorpresa, "l'altro Graziano",

che se magari pecca in competenza però ci allieta con la sua allegria contagiosa e non potremo fare a meno di lui in panchina...

La giornata non è però stata solo vestizione e team building, c'è infatti stata anche una parentesi di alto contenuto agonistico:

coinvolgendo al completo entrambe le squadre, sul campo di allenamento, è andata in scena una avvincente e agguerrita sfida a ruba-bandiera,

ricca di contenuti tecnici e spettacolari, conclusasi al tie-breack senza vincitori ne vinti, per sopraggiunta ora di cena.

Dalla confusione che ancora si sente a CASA ITALIA credo che sarà praticamente impossibile metterle a dormire prima della mezzanotte.

E domani si gioca:

non saprei dire se è una minaccia o una liberazione!

Buonanotte da CASA ITALIA, passo e chiudo.

 

EMRYT 2016 – BACKSTAGE - giorno zero

Dom, 07/08/2016 - 21:57 -- Fabio Borselli

 

In partenza per l’ormai classico “European Massimo Romeo Youth Trophy”

Anche quest’anno agosto è arrivato e una parte delle mie ferie saranno dedicate alle rappresentative del “progetto Verde-Rosa”, under 13 softball, impegnate a Collecchio (Parma) nel tradizionale appuntamento con questo torneo di formato Europeo.

Quest’anno al mio collaudato e rodatissimo staff sarà affidata la formazione “MINI”, composta da ragazze nate negli anni 2004, 2005 e 2006.

Per il terzo anno il “progetto Verde-Rosa” è, infatti, articolato su due squadre, una formata da ragazze all’ultimo anno di categoria (2003) che si batteranno, almeno questo è nelle intenzioni, per il titolo e una formata da quelle più piccole che affronteranno il torneo con l’intento di cominciare ad accumulare esperienza...

Tutto è pronto, la borsa è già in auto, domattina si parte presto e, almeno sulla carta, il programma della prima giornata già  fatto, ma in questi casi bisogna essere pronti e aperti agli imprevisti e ai cambiamenti che, specie con le più piccole, sono sempre in agguato.

Conosciamo già il calendario degli incontri (disponibile qui) ma, come sempre, sappiamo ben poco delle avversarie, se si esclude, naturalmente, l’altra squadra azzurra.

Noi saremo, come tradizione, ITALY 2.

Chi mi conosce sa che questo mio essere manager di una SELEZIONE è un qualcosa che non va molto d’accordo con la mia idea (non solo mia e ben più che un’idea… visto che è una evidenza scientifica ) che la SPECIALIZZAZIONE PRECOCE non serva a sviluppare al meglio le potenzialità di un bambino e che non sia la strada giusta (o quantomeno non l’unica…) per garantire il raggiungimento della massima prestazione possibile una volta che il bambino sia diventato un atleta maturo.

La buona notizia è che proprio la giovane età delle ragazze selezionate permette, nei limiti delle loro aspettative e in una logica di “lavoro al servizio dell’atleta”, di sperimentare e provare esperienze diverse da quelle che fanno nei propri club.

Questo fornisce, oltretutto, un punto di vista “nuovo” e “diverso” dal solito, non solo alle ragazze ma anche ai loro genitori, ai loro allenatori e, perché no, agli stessi “selezionatori”.

L’obiettivo, ampiamente condiviso da tutto lo staff del PROGETTO, non è infatti VINCERE a tutti costi, ma fornire alle atlete una esperienza positiva che le faccia perseverare nell’impegno e che serva a consolidare il loro profondo interesse per il softball.

Impegno e interesse indispensabili per farle proseguire nella pratica del softball e affrontarne le “fatiche”.

Nel limite del tempo disponibile, che nei prossimi giorni diventerà inesorabilmente pochissimo, vorrei condividere, su questo sito, una sorta di “diario di viaggio” di questa emozionante avventura:

non racconterò però  di vittorie o di sconfitte, nemmeno di fuoricampo o strike out.

Spero di riuscire a raccontare, giorno dopo giorno, quello che c’è “dietro” le partite, "dietro" le prestazioni:

i sogni, le speranze, le gioie e le tristezze, la quotidianità di un gruppo di ragazzine che, per la prima volta nella loro vita (sperando che non sia l’ultima…) indossa una “maglia importante” cercando di portarla con gioia.

In fondo il mio obiettivo (e quello di tutti gli altri coach) nei prossimi giorni sarà proprio questo:

far si che per queste splendide bambine, la responsabilità di rappresentare il proprio paese venga vissuta come un sogno e che del sogno abbia la bellezza e la leggerezza.

Non c’è più molto tempo:

domani arrivano le ragazze e dopo domani si gioca già…

 

Ali Bumaye!

Lun, 06/06/2016 - 08:08 -- Fabio Borselli

 

Imposibile non averlo saputo.

Giornali, televisione, siti web hanno già riportato la notizia e ne hanno parlato, parlato, parlato...

Cassius Clay è morto. Il più grande non c'è più.

Non voglio certo aggiungere futili parole al fiume che già è stato scritto o detto, voglio solo condividere il mio ricordo di Muhammad Ali:

Clay-Ali mi ricorda mio padre, mi ricorda l'amore che aveva per la boxe e come questo amore ha cercato di condividere con me, bambino esile e mingherlino che di quello sport così aggressivo e violento aveva un po' paura.

Mio padre adorava la boxe e adorava Clay (non ho ricordo che lo abbia mai chiamato Muhammad Ali) e mi parlava di lui e della sua boxe con la stessa enfasi con la quale, oggi, io parlo di baseball e di softball.

Rimanevo affascinato a sentirlo parlare di Benvenuti, di Monson, di Clay e Foreman, di "ganci" e "montanti" ed ero felicissimo di "fare tardi" la sera davanti alla tv (canale unico e bianco e nero) per vedere quello sport che lui così tanto amava.

Ai tempi non sapevo nulla di “The Rumble in The Jungle” (30 ottobre 1974) o di “Thrilla in Manila” (1 ottobre 1975), solo dopo ho scoperto quanto quegli incontri, visti insieme a babbo quando ormai era passata da un pezzo la mia ora di andare a dormire, fossero importanti e famosi:

per me erano solo un'occasione per stare con mio padre che mi raccontava della boxe.

Ho poi scoperto il baseball e mi sono allontananto dalla boxe (che proprio non sono mai riuscito ad amare), ma ancora oggi mi sorprendo a usare, parlando di baseball e softballl, la stessa enfasi di mio padre quando parlava di pugilato e di Cassius Clay.

Di Clay adoravo, da piccolo, l'insolenza e l'invincibilità da supereroe, da grande ne ho amato la capacità comunicativa e la fede incrollabile in se stesso, la sua forza di volontà e la assoluta convinzione che il lavoro conta più del talento.

Una sua frase che parla di questo è parte integrante della mia filosofia di allenatore:

"Champions are made from something they have deep inside them, a desire, a dream, a vision. They have to have the skill and the will. But the will must be stronger than the skill"  (che tradota liberamente suona così: "I campioni sono fatti di qualcosa che hanno dentro: un desiderio, un sogno, una visione. I campioni devono possedere talento e volontà, ma la volontà deve essere più forte del talento").

Oggi il più grande non c'è più, altri parleranno delle sue lotte e della sua vita fuori dal ring, io so solo che, oggi, se ne è andato un pezzo importante dei miei ricordi.

 

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Mar, 31/05/2016 - 08:08 -- Fabio Borselli

 

Voglio dedicare questo spazio settimanale al racconto di quanto mi è successo sabato scorso in campo, durante una partita.

Situazione:

parte bassa della quarta ripresa, la mia squadra in attacco, con corridori in prima e seconda base, nel box il primo battitore del line-up e partita inchiodata sul risultato di 1 a 1.

Il battitore è uno slapper e si posiziona, naturalmente, nel box di sinistra.

Effettua un ottimo bunt e raggiunge salvo la prima base (chiamata dell'arbitro di base) facendo avanzare i corridori.

Sembra tutto perfetto se non fosse per un piccolo, insignificante particolare:

l'arbitro capo segnala che il battitore stesso ha colpito la palla fuori dal box e lo elimina "per regola" facendo arretrare i corridori.

Con tranquillità esco dal dug-out per "fare il mio mestiere" e chiedere spiegazioni, ben consapevole che difficilmente l'arbitro tornerà sui suoi passi.

In modo molto sereno ed amichevole parlo con l'arbitro che trovo molto ben disposto e viene fuori che il battitore aveva, si, una parte del piede fuori dal box al momento del contatto con la palla ma che, comunque, una porzione dello stesso piede era a contatto con la riga del box...

A questo punto io obietto che se "il piede non è completamente fuori allora il battitore non è eliminato" mentre l'arbitro rimane della sua idea e conferma che "basta anche una piccola parte del piede fuori dal box per far si che il battitore sia out".

Segue una breve discussione ed entrambi siamo molto convinti delle nostre affermazioni... Ma non possiamo stare a discutere all'infinito e non avendo un regolamento a portata di mano (non si ripeterà, questo è sicuro) devo fare buon viso a cattivo gioco e tornarmene sconsolato nel dug-out.

Tutta la discussione è stata pacata, civile e tranquilla e l'arbitro, che ringrazio, pur se fermo e deciso, non ha mai fatto "pesare la sua autorità", anzi, la sua "autorevolezza" ha fatto si che il tarlo del dubbio si insinuasse nella mia mente fino a convincermi di aver preso il classico "abbaglio".

La partita è proseguita e alla fine quella decisione non ha cambiato la storia dell'incontro e, almeno per me e per la mia squadra, tutto è finito bene.

mentre la gara andava avanti, però, la tecnologia si metteva all'opera e, ben presto, sui display degli smartphone di dirigenti e appassionati presenti alla gara apparivano, prese direttamente dal regolamento tecnico del softball (fast pitch) 2014/2017 (scaricabile dal sito della Federazione Italiana Baseball e Softball seguendo questo link) le seguenti righe relative alla situazione in questione:

Sez. 6. IL BATTITORE E' ELIMINATO:

d. Quando il suo piede è completamente all'esterno delle linee del box del battitore e a contatto col terreno, o una parte qualsiasi del suo piede sta toccando il piatto di casa base quando egli batte una palla buona o foul.

Quindi avevo ragione io...

Durante i cambi tra attacco e difesa faccio presente all'arbitro la situazione, gli faccio leggere il regolamento, lui ne prende atto e si scusa per l'errore...

Il tutto senza ansie o recriminazioni, lasciando che l'episodio non condizioni, in alcun modo, il prosieguo della partita...

Sento già arrivare l'obiezione:

"se avessi perso la partita non saresti così sereno e distaccato".

Potrebbe anche essere così, non posso negarlo, ma quello di cui sono sicuro è che, SUCCESSIVAMENTE all'episodio incriminato non ho mai pensato a quello che avrebbe potuto essere, ma ho continuato a cercare di vincere la partita come se nulla fosse accaduto.

Tempo fa avevo auspicato (in questo post dal titolo "un gioco ingiusto") che fosse possibile, senza che nessuno sentisse di "perdere la faccia", discutere e chiarirsi su quello che succede in campo, in tranquillità e con pacatezza, coinvolgendo arbitri, allenatori, giocatori e dirigenti.

Una sana e serena "discussione" che faccia parte del gioco e che serva a migliorrane la qualità invece che ad alimentare polemiche.

Forse, almeno a mio parere, sabato scorso ci siamo riusciti e abbiamo fatto un piccolo passo verso la maturità (il tutto detto senza voler essere pretenzioso) e di questo non posso che ringraziare gli Ufficiali di Gara.

A margine della faccenda riporto, per dovere di cronaca, una piccola battuta di spirito fatta, a fine gara da un giocatore di baseball presente tra il pubblico (grazie Federico):

"se fosse successo in una mia partita sarebbe finita con almeno 8 espulsi..."

Direi che ce ne sono di argomenti su cui riflettere, no?

 

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SOFTBALL INSIDE nelle mani dell’ANONIMA FUMETTI (per tacer del resto)

Lun, 23/05/2016 - 08:08 -- Fabio Borselli

 

Sabato scorso SOFTBALL INSIDE ha pubblicato una striscia a fumetti, intitolata “BASEBALL and SOFTBALL EVOLUTION IV”, disegnata da una fantomatica quanto misteriosa ANONIMA FUMETTI.

Naturalamente il sito è sempre saldamente sotto il mio ferreo controllo e nessuno ne ha mai "preso possesso", ci mancherebbe, ma la storia che sta dietro alla pubblicazione di questo nuovo fumetto è tutta da raccontare e, francamante, ho voluto divertrmi un po'...

Come ogni storia che si rispetti tutto comincia con...

Niente paura, la cosa è molto semplice, molto banale e per niente avventurosa:

la striscia è arrivata per posta e chi l’ha disegnata ha chiesto di rimanere anonimo, comunicando che in caso contrario non avrebbe autorizzato la pubblicazione.

La striscia mi è piaciuta molto, oltre che per l’innegabile qualità “fumettistica”, soprattutto per la sua vena satirica e irriverente, per niente tenera, con un “vizio” che, troppo spesso, affligge noi allenatori.

detto fatto la decisione era già presa:

la striscia è stata pubblicata e l'autore (autori? Autrice?) è rimasto anonimo.

E allora tutto quel battage di comunicati e compagnia bella? Ho solo voluto fare un po' di "cagnara" e giocare sull'iriverenza del fumetto, tutto qui.

Spero di essere perdonato e che la striscia della sedicente ANONIMA FUMETTI sia piaciuta almeno quanto è piaciuta a me.

Proprio a proposito della striscia e della fantomatica ANONIMA FUMETTI devo annunciare immediatamente che, a breve, ne sarà pubblicata un altra.

E dopo?

Il dopo non è dato di saperlo, purtroppo.

Credo che un po' dipenderà dall'accoglienza e dal gradimento delle "opere prime" e che il resto lo farà la voglia di chi si nasconde dietro all'ANONIMA di continuare a disegnare e a farmi pubblicare l'opera del suo ingegno.

Per ora di certo c'è questa "new entry" che spero possa, in futuro, diventare un presenza fissa di SOFTBALL INSIDE.

Voglio però approfondire un po', entrando nello specifico, uno dei principali motivi (non l'unico) che mi ha convinto a pubblicare "BASEBALL and SOFTBALL INVOLUTIO IV":

c'è da dire, prima di tutto che il fumetto, come spesso succede, a mio parere, racconta una storia (fin troppo) vera.

Sono solo io a pensarlo o è davvero così?

Quanto spesso noi allenatori siamo disposti a riconoscere che alcuni atleti e atlete, anche se (apparentemente) vengono "guardati", proprio non riescono a "essere visti"?

Quante volte capita di voltarsi per guardare "le riserve" sedute in panchina alla ricerca di una soluzione a quei problemi che "i titolari" hanno creato o non riescono a risolvere?

Quante volte, in quella stessa affollata panchina non vediamo nessuno e, sconsolati, torniamo a sperare in un miracolo senza offrire posibilità a chi aspetta un nostro cenno?

Sono certo è che non ci sia premeditazione o cattiveria o, meglio, spero che non ce ne sia:

i malcapitati forse hanno "poco talento" (prima o poi dovremo ffrontarlo, il discorso sul talento...), forse non sono nemmeno tanto simpatici, forse sono solo colpevoli di non corrispondere al nostro "idele di giocatore" o, peggio, forse hanno fallito quella volta che "gli abbiamo dato un'occasione"...

Nessuno è immune a questa "abitudine", tanto meno io.

Il problema è che questi "invisibili nessuno", assolutamente trasparenti e destinati a non venire (quasi mai) scelti, rappresentano troppo speso una parte importante delle nostre squadre:

sono i giovani giocatori, che hanno bisogno di esperienza, ma che se non vanno mai in campo...

Sono quegli atleti, magari non troppo bravi che però, al momento giusto, sono capaci di gettare il cuore oltre l'ostacolo, spesso proprio quando "il campioncino", lui, beh, "oggi non è giornata"...

Sono quelli che, a volte, ci mettono in imbarazzo...

Sono quelli di cui, non c'è niente da fare, non riusciamo a capire perchè diavolo continuano a venire al campo...

Lo ripeto:

non sono certo io quello che può definirsi immune totalmenteda questo "vizio", anche se, devo ammeterlo a mia discolpa (mi scuso per l'autoindulgenza) cerco sempre e comunque di dare una possbilità a tutti, anche quando (mi viene rimpoverato spesso) sembra un vero e proprio azzardo.

Tutto qui:

questa breve vignetta, questa striscia è dedicata a loro, agli "oscuri operai della panchina" quelli che... "Una vita da mediano"...

Non voglio certo indorare la pillola o scaricarmi la coscienza, ne tantomeno fare il buonista:

è forse solo e comunque un modo per chiedere scusa.

 

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Fotografie

Lun, 09/05/2016 - 08:08 -- Fabio Borselli

 

Ho "rubato" questa foto dalla pagina facebook "La Giornata Tipo", che si occupa di baskete, seguitissima e popolarissima.

Non servono tante parole, la foto si commenta da sola e il breve "racconto" che la descrive la arricchisce e la rende, se possibile ancora più bella:

"Minibasket.

Pochi secondi alla fine, parità, 2 tiri liberi, sbaglia il primo.

Coach Matteo Bruni decide di incoraggiare il suo piccolo giocatore e di fargli capire che è con lui comunque vada.

Vittoria di 1..."

Ci potremo ricamare sopra per ore e parlare di tutto e di niente... Ma per me, l'essenza dell'essere un ALLENATORE di bambini (e bambine) è tutta in questa immagine...

 

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Un gioco ingiusto

Lun, 02/05/2016 - 08:08 -- Fabio Borselli

 

Non me ne vogliano gli amici arbitri...

Questo post parla di loro, dell’impatto che hanno sul GIOCO, di come vengono percepiti e della profonda INGIUSTIZIA che, a ben guardare, si nasconde dietro al loro ruolo.

Chi mi conosce lo sa, non sono tenero con chi si approccia al GIOCO senza tenere presente regole e regolamento, siano tecnici, giocatori o ufficiali di gara (il pubblico… quello è un’altra storia…):

in sport estremamente tecnici come il baseball e il softball, le regole, da sempre, condizionano la tecnica e l’evoluzione del GIOCO è figlia di adattamenti dell’una alle altre e viceversa.

Nel GIOCO, sarebbe impensabile il contrario, sono compresi gli arbitri.

Gli arbitri…

Che a loro piaccia o meno sono e saranno, visti dal dugout, come i colpevoli di tutti gli errori, di tutti i fallimenti e di tutte le sconfitte.

Non è bello, non è corretto, non è elegante, non è, soprattutto, giusto, ma è, assolutamente, così.

Naturalmente ci sono arbitri esperti e ci sono arbitri inesperti, arbitri molto bravi e arbitri un po’ meno bravi, arbitri che capiscono il proprio posto nel GIOCO e arbitri che questo posto lo disconoscono, ma tutti, lo spero ardentemente, dovrebbero essere, comunque, in campo al servizio del GIOCO.

Quanto detto sopra vale anche per allenatori e giocatori (il pubblico… quello è un’altra storia…) che, senza doverlo ripetere, possono essere più o meno bravi più o meno esperti, più o meno CONSAPEVOLI.

Tutti gli “attori” della partita, consapevoli del proprio ruolo, dovrebbero far si che il GIOCO, sia appagante per chi gioca e bello per chi lo guarda.

Magari fosse così.

In ogni partita, sempre e comunque, purtroppo, si possono vedere:

giocatori inferociti per una chiamata di STRIKE (o di BALL, o di OUT,  di SALVO, tanto fa…) che perdono la loro concentrazione per inveire e protestare su quell’ERRORE fondamentale, quella profonda ingiustizia perpetrata nei loro confronti, dimenticandosi che, magari, prima di quella chiamata, hanno sbagliato due o tre giocate (quelle si, fondamentali), preso un paio di decisioni discutibili e provato a battere lanci molto lontani dalla mazza…

Allenatori che, invece di assomigliare a strateghi dai nervi saldi, attenti a ogni segnale proveniente dal campo, solutori di problemi fedeli al proprio “game plan”, si trasformano in mitologiche bestie schiumanti rabbia, che trasudano irritazione per ogni chiamata contraria alla propria squadra, dimenticandosi che, la stessa chiamata, stretta, difficile, fortunata, li ha favoriti un secondo prima.

Arbitri che, mai e poi mai, vengono assaliti dal dubbio, che invece di impersonare il saggio garante del GIOCO, si trasformano in crudeli quanto irreprensibili carnefici, dimenticando che, spesso, le vittime di quel poter assoluto che esercitano, sono proprio loro e che, la tensione e il nervosismo che gli viene riversato addosso, anche dalle tribune (ma il pubblico si sa, è un'altra storia…) fanno parte della profonda INGIUSTIZIA del gioco.

Perché è verità assoluta, dogmatica e innegabile che Baseball e Softball siano giochi ingiusti e che gran parte di questa ingiustizia è data dal fatto che tutto quello che succede in campo, senza eccezioni, dipende, anzi è, determinato dal GIUDIZIO dell’arbitro.

Nel Baseball e nel Softball, infatti, il giudizio arbitrale “è”, a tutti gli effetti, il regolamento:

non c’è OUT o SALVO, battuta BUONA o FOUL, lancio STRIKE o BALL che non venga SENTENZIATO dal direttore di gara e ogni azione, ogni giocata, ogni decisone sono, immancabilmente, sottoposte al suo giudizio.

Il valore del giocatore, di ogni giocatore, relativamente alla propria precisione, velocità, abilità e capacità decisionale è GIUDICATO dall’arbitro, così come lo stesso arbitro GIUDICA la bontà delle scelte dell’allenatore e l’efficacia delle sue decisioni.

Può non piacere, è profondamente ingiusto, ma è così.

Punto.

Mi piacerebbe, allora, che, in questo gioco ingiusto, prima o poi, si possano vedere partite in cui i giocatori se ne vanno, sicuramente arrabbiati ma sereni, dopo uno “strike-out”, allenatori che escono dal dugout per CHIEDERE, magari gentilmente, invece che ESIGERE e PROTESTARE, e arbitri che ascoltano veramente, consapevoli di quanto la loro CHIAMATA significhi nel GIOCO.

Arbitri capaci di dire, qualche volta, “HO SBAGLIATO” (se si rendono conto di averlo fatto, naturalmente) cambiando la loro “prima impressione” (magari con l’aiuto del collega, visto le continue lamentele sulla difficoltà di arbitrare DA SOLI) consapevoli che la loro reputazione, il loro valore e la loro figura ne uscirebbe ingigantita e non ridimensionata.

Credo che il valore di un arbitro, come di un giocatore e di un allenatore, non dipenda dal fatto che NON SBAGLIA MAI, ma da quello che fa dopo che ha sbagliato.

Se tutti in campo si comportassero così, allora, forse, il GIOCO, rimanendo comunque ingiusto, avrebbe probabilmente più estimatori, magari più pubblico, anche se il pubblico si sa, è un’altra storia…

 

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