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Ancora sui battitori Mancini

Lun, 05/11/2012 - 10:54 -- Fabio Borselli

Nel mio post Perché non insegnare a battere da entrambi i lati del piatto? facevo riferimento al fatto che le peculiarità del gioco del softball, in qualche modo, favoriscono l’addestramento di battitori capaci di battere dal box di battuta sinistro.

Vorrei puntualizzare questo concetto.

Si assiste, ad alto ed altissimo livello, ad un dominio incontrastato delle lanciatrici sui battitori ed i punti segnati sono veramente pochi.

In questa situazione le gare possono essere risolte:

  • da battitori di elevata potenza, capaci di capitalizzare i propri turni di battuta rastrellando i pochi corridori che sono arrivati sulle basi
  • utilizzando un tipo di gioco che metta sotto pressione la difesa avversaria, la costringa all’errore e neutralizzi la “dominanza” della lanciatrice avversaria.

Le tattiche di “short game” (gioco corto), prevedono l’utilizzo di bunt e battute in corsa che possano scardinare l’apparato difensivo avversario, il presupposto essenziale per l’applicazione, vincente, di questo tipo di gioco è la velocità: velocità di esecuzione, velocità di corsa, per far si che la difesa non abbia il tempo di reagire con successo a quanto i battitori avversari “stanno facendo accadere”.

La ricerca della velocità porta, nel softball, ad una semplice constatazione: il box di battuta “mancino” è più vicino alla prima base di quello destro. Tra due battitori di pari velocità, che partono l’uno dalla destra e l’altro dalla sinistra del piatto, il “mancino” arriverà sul cuscino, sicuramente, per primo, ma, soprattutto con un buon vantaggio.

Penso che questa sia, da sola, una buonissima motivazione per avere battitori mancini nel Line-Up. Se poi si aggiunge il fatto che un mancino, se ben preparato ed addestrato, ha una range di armi a propria disposizione che un battitore destro non ha, non capisco perché si vedano, qui da noi, squadre che non hanno nemmeno un battitore da sinistra nel proprio ordine di battuta.

Ho fatto una semplice ricerca, limitata agli ultimi 5 anni, sul sito web della squadra nazionale U.S.A. di softball femminile e le risultanze sono tali da convincermi ancora di più della mia tesi:

  • nel 2008, per esempio, a fronte di un roster di 18 atlete, di cui 4 lanciatrici, ben 9 battevano da sinistra, anche se le mancine “vere” erano solo 4;
  • nel 2009 e nel 2010 erano addirittura 11, ma c’e da aggiungere al numero anche uno switch-hitter, rispettivamente su 18 e 17 giocatrici nella lista;
  • nel 2011 le atlete a disposizione diventano 20, ma resta immutato ad 11 il numero delle battitrici da sinistra;
  • nell’ultima stagione, il box sinistro è stato usato da 6 battitori su 17.

Complessivamente, in 5 stagioni, hanno militato nella nazionale statunitense 90 atlete e ben 47 di loro battevano di “mancino”, una percentuale ben oltre il 50%.

In definitiva, non vedo perché, se una delle squadre più forti al mondo, espressione di un movimento notevole sia come numeri che come qualità, sceglie di utilizzare oltre la metà delle proprie atlete di eccellenza come battitori mancini, non costituisca un esempio da seguire.

Naturalmente si tratta di una scelta strategica: non è pensabile di addestrare le giocatrici da adulte, una volta che siano già tecnicamente ed atleticamente formate, quando approdano nelle squadre di eccellenza. Occorre che lo sviluppo delle capacità che servono per poter utilizzare il box di battuta sinistro, debba essere programmato all’inizio della carriera sportiva di ciascuna di esse.

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Ma il gioco corto?

Mar, 12/05/2009 - 11:03 -- Fabio Borselli

Ho visto una (bella) partita di baseball USA in televisione: Tampa Bay contro Boston.

Ecco la situazione all’inizio dell’ultima ripresa:
squadra ospite sotto di 1 punto, sul monte il miglior closer della squadra di casa, primo battitore in base per ball e secondo battitore in prima su singolo, tutti e due i corridori avanzano poi per una palla mancata…… quindi zero eliminati corridori in seconda e terza base….

Devo dire che il line up presentava in sequenza tre autentici martelli (Pena, Upton e Crawford) e che, magari, un fuoricampo avrebbe permesso di vincere la partita, non solo di pareggiarla.

A questo punto però mi aspettavo che la squadra ospite provasse a pareggiare usando un gioco di smorzata come avrei fatto io, ma il manager di Tampa non la pensava come me.
Sia come sia, i successivi tre battitori hanno cercato (invano) la battuta del KO finendo, tutti e tre, per subire uno strike-out.

Mi chiedo: ma hanno abolito il gioco corto nelle partite di baseball?

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