battuta

Bagaglio al seguito...

Lun, 12/08/2013 - 14:59 -- Fabio Borselli

Sto per dire un ovvietà: colpire una palla da baseball (o nel nostro caso una palla da softball) è la cosa più difficile in tutti gli sport.

Il battitore ha, veramente, così poco controllo su ciò che gli accade intorno.

Il risultato di ogni turno dipende da così tanti fattori ed è influenzato da così tante variabili che, è sufficiente avere successo tre volte su dieci per essere considerati un giocatore superiore alla media.

In nessun altro sport è così, in nessun altro sport si è dei campioni con una media di successi così bassa.

Visto che colpire la palla bene, efficacemente, è così difficile, credo che nessun giocatore dovrebbe fare nulla per renderlo ancora più difficile.

Spesso gli atleti, invece, si mettono, da soli, nella condizione di complicarsi la vita, portandosi nel box di battuta, oltre alla propria mazza, una serie di pensieri negativi, ansie e preoccupazioni che rendono il loro compito quasi impossibile.

Non è però facile fargli capire che questi pensieri superflui sono, spesso, la causa dei loro fallimenti, ho perciò provato a fare un piccolo esperimento per aiutarli a capire che cosa significa portare del “bagaglio in più” al piatto:

prima dell’allenamento di battuta che prevedeva turni “live” con la lanciatrice ho chiesto di esprimere a parole tutto quello che, durante le partite, passa loro per la testa prima di andare in battuta.

Sono venute fuori alcune frasi che, credo, tutti gli atleti hanno, prima o poi, pensato e tutti gli allenatori hanno, prima o poi, sentito:

  • devo riuscire a colpire la palla,
  • non devo andare strike-out,
  • se non batto l’allenatore (la mia squadra, le mie compagne, ecc…) saranno delusi di me,
  • questo lanciatore è troppo forte,
  • questo arbitro mi odia e mi chiama sempre contro,
  • ci sono corridori in base e devo portarli avanti,
  • se non batto perderemo e sarà colpa mia.

Naturalmente queste sono solo alcune, ce ne sarebbero molte altre…

A questo punto ho preso uno zainetto e l’ho riempito con alcuni oggetti trovati in panchina, guantoni, ginocchiere, palline, ma anche felpe e scarpe e l’ho fatto indossare ai battitori prima di andare a battere facendogli fare il proprio turno contro la lanciatrice con questo scomodo e pesante fardello.

Alla fine del lavoro, dopo che ognuna di loro aveva, naturalmente, avuto molte difficoltà e fastidi per battere, ho provato a spiegare che lo zainetto rappresenta il “bagaglio” che, spesso senza accorgersene, si portano al piatto e che gli oggetti contenuti altro non sono che pensieri e ansie che rendono più “scomodo” e difficile il proprio turno.

Sono convinto che l’allenamento, oltre a perfezionare ed ottimizzare la tecnica, debba e possa preparare le atlete ad affrontare la gara nella migliore condizione mentale possibile, aiutandole a non caricarsi di ansie e responsabilità, questo piccolo espediente, se usato nel modo ed al momento giusto, permette di capire quanto “tenere la mente sgombra” sia importante per avere successo nel box di battuta.

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Scuola, educazione sportiva e promozione

Tris

Lun, 08/07/2013 - 12:19 -- Fabio Borselli

Il gioco del TRIS, protagonista assoluto del film "wargames" di una ventna di anni fa, è un gioco molto semplice, con una caratteristica peculiare: una volta imparato è impossibile vincere o perdere, si può solo pareggiare, a meno che uno dei giocatori non commetta qualche errore.

Tutti lo abbiamo giocato, spesso a scuola, di nascosto, le regole sono semplicissime:

si tracciano 4 righe perpendicolari e poi si segnan,o all'interno dei quadratini che ne risultano, i classici "O" e"X", chi ne allinea 3,in qualsiasi direzione, vince. Come già detto, una volta imparato viene rapidamente a noia: non si può vincere, non si può perdere, che si gioca a fare?

Ma che cosa c'entra il TRIS con il softball?

C’entra come c’entrano tutti i mezzi possibili che abbiamo per insegnare i concetti.

Come ogni allenatore sa l’esperienza è frutto di quello che impariamo, rielaboriamo ed adattiamo e, spesso, rubiamo da altri:

la mia squadra ha affrontato un team di college americano in viaggio di istruzione in Italia. Durante ogni turno di battuta le giocatrici avversarie tracciavano, nella polvere, di fronte al piatto di casa base, alcuni segni che ho scoperto, a fine gara, essere delle “X”.

Incuriosito ho chiesto al loro coach il motivo di questa cosa e lui mi ha spiegato che erano i segni del TRIS.

In pratica per definire con esattezza i punti di contatto ideali tra mazza e palla, in relazione alla posizione del lancio rispetto al piatto, cioè interno, centrale od esterno, aveva sovrapposto il “tabellone” del gioco al piatto di casa base, facendo coincidere la diagonale formata dalle tre "X" necessarie a vincere il gioco con i punti di contatto stessi.

Il risultato era che, senza lunghe spiegazioni o giri di parole su diagonali o altro, ogni battitrice, semplicemente tracciando le proprie “X” sapeva dove colpire ogni tipo di lancio.

Ho provato ad usare il sistema e devo dire che nella sua semplicità è un modo assolutamente geniale per esprimere con chiarezza e semplicità qualcosa di complicato:

per le giovani e le piccolissime è facile visualizzare qualcosa che conoscono. Per le più grandi è un modo per richiamare, in modo assolutamente semplice ed immediato, un concetto che, qualche volta, tendono a dimenticare.

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Corsa sulle Basi: allenare le situazioni di gara

Gio, 21/03/2013 - 14:29 -- Fabio Borselli

Parlando di Corsa sulle Basi, ho accennato al fatto che occorre programmare l’allenamento tenendo conto del carico, dell’intensità dello stesso e del recupero.
Occorre, infatti, rendere il lavoro coerente con il modello prestativo del softball, che, ricordo, prevede sforzi massimali seguiti da recuperi pressoché completi.

Cerco di inserire la corsa sulle basi non soltanto come momento ”esclusivamente dedicato” dell’allenamento, ma facendola anche diventare parte integrante di altri ”argomenti”.

Naturalmente è di fondamentale importanza che la capacità di ”far finta di…”, della quale parlavo nel post La sospensione della Realtà sia ben sviluppata, da un lato per impedire cadute di concentrazione ed interesse, dall’altro per stimolare gli atleti a mantenere alta l’intensità delle esercitazioni, requisito necessario per l’allenamento della velocità.

Preferisco programmare gli esercizi di corsa sulle basi all’inizio dell’allenamento, se questo è possibile, per far lavorare le atlete senza che siano già affaticate e cerco di dare, durante e dopo l’esercitazione stessa, adeguati tempi di recupero, il più possibile vicini a quelli che, effettivamente, si registrano in gara.

Senza avere la pretesa di esaurire l’argomento riporto, di seguito, a titolo di piccolo esempio, qualcuno degli esercizi che uso abitualmente:

Due fischietti

Mi piace far lavorare i corridori sul distacco dalla base e sul vantaggio quando le batterie sono impegnate nell’allenamento sulle sequenze di lancio:

ogni corridore, infatti, in questo modo ha la possibilità di perfezionare il proprio ”timing” di uscita allenandosi alla ”velocità reale”” della lanciatrice, quella che poi troverà in gara.

Per aiutare la lettura della sincronia tra distacco del corridore e rilascio della palla si possono dotare, a rotazione, due atlete del gruppo dei corridori di fischietto.

Una delle due fischierà al momento del rilascio della palla dalla mano della lanciatrice, l’altra quando il piede dell’attaccante abbandona la base.
La esatta sovrapposizione dei due suoni, o lo sfasamento temporale nell’una o nell’altra direzione, restituirà immediato feedback sull’effettivo ”timing”, permettendo i conseguenti aggiustamenti.

Catcher sulle ginocchia

Questo è un altro esercizio che si può proporre ai corridori mentre la batteria svolge il proprio lavoro di lancio, oppure mentre si fanno allenare i ricevitori al bloccaggio della palla a terra.

Di norma il corridore è posizionato in prima od in seconda base:

Il corridore deve prendere vantaggio sul movimento della lanciatrice e cercare di raggiungere la base successiva quando riesce a ”leggere” il lancio troppo basso ed anticipare una possibile palla a terra.

L’obiettivo dell’esercizio è quello di insegnare alle atlete a partire ogni qualvolta il catcher mette le ginocchia a terra per bloccare la palla, cercando di ”rubare” il tempo ed imparare a riconoscere, in anticipo, la situazione, per poter guadagnare la base successiva.

Batti se arrivi salvo

Il battitore affronta la batteria ed ha di fronte tutta la difesa schierata (come variante si possono aggiungere difensori in più, se vogliamo rendere più complicato il lavoro dell’attaccante).

Ogni battitore ha a disposizione, inizialmente, un solo turno di battuta, l’unica possibilità per guadagnarne altri, aggiuntivi, è quella di giungere salvo in base.

Per stimolare la sua voglia di rischiare nella corsa, si può differenziare il premio per il raggiungimento delle diverse basi, concedendo un numero di turni supplementari più alto se riesce a massimizzare il proprio avanzamento.

Si possono inserire moltissime altre varianti, ad esempio si possono premiare i punti battuti a casa aggiungendo turni di battuta sia al battitore che ai corridori.

Naturalmente si tratta di semplici spunti, di indicazioni di massima, che è sicuramente possibile modificare, integrare e migliorare.
Sono convinto che le migliori modalità per allenarsi, al meglio, le suggerisca proprio il gioco stesso.

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Front -Toss: esercizi per il Timing

Gio, 28/02/2013 - 14:25 -- Fabio Borselli

Uno degli esercizi di battuta che preferisco è il ”front toss”.

Con qualche accorgimento e qualche diversificazione è possibile utilizzarlo qualsiasi sia livello di giocatrici ci si trovi di fronte, dalle giovanissime alle atlete esperte.

Proprio per queste ultime, abitualmente, durante l’inverno, nel periodo di preparazione, la percentuale più alta del lavoro sulla battuta viene svolta utilizzando il tee-ball, per passare, poi, durante la stagione agonistica, a scegliere e privilegiare esercizi che permettano di allenare i battitori in situazioni ”like a game”.

Naturalmente non è che l’equazione sia:
”inverno = tee-ball / estate = battuta live”.
Tutt’altro.

Ritengo che il mezzo per evitare di passare dal battere la palla ferma al colpire la palla lanciata senza soluzione di continuità sia proprio l’utilizzo di esercizi come il ”front toss”.

Vorrei descrivere un paio di ”interpretazioni personalizzate” del toss frontale, ma prima devo fare alcune brevi premesse di metodo:

da sempre, nell’allenamento di battuta, faccio fare ai battitori più serie di pochi swing (invece che un’unica serie lunga), arbitrariamente credo che cinque ripetizioni per ogni serie siano il numero magico, facendone meno non mi sembra ci sia modo di ”prendere il ritmo”, facendone di più si rischia che lo swing perda esplosività e che possa subire alterazioni esecutive dovute all’affaticamento.

Anche se è superfluo ricordarlo negli esercizi di Toss il braccio di chi alza la palla non esegue il mulinello completo, ma si limita ad una oscillazione in direzione dietro-avanti che permette, comunque, al battitore, di effettuare la fase di preparazione allo swing.

Nel ”front toss” la palla viene alzata frontalmente ed arriva sul piatto dalla stessa direzione che avrà realmente in gara.

Gli esercizi che seguono sono da collocare, nell’allenamento, come approccio alla palla lanciata, visto che si focalizzano sul “timing” del battitore dando allo stesso, comunque, la possibilità di continuare a tenere sotto controllo e correggere il proprio swing.

Front Toss a distanza variabile

Si approntano due o tre piatti di casa base lungo una linea a circa due o tre metri di distanza l’uno dall’altro, chi alza la palla si viene a trovare quindi a distanze diverse dai battitori.
Questi fanno la propria serie di battute alternando le postazioni.
Normalmente si fanno tutte le ripetizioni di una serie rimanendo sullo stesso piatto di case base, passando, poi, nella serie successiva ad uno degli altri.

Diventa, così, possibile studiare vere e proprie progressioni che, allontanando o avvicinando il battitore al lanciatore, mantenendo costante la velocità del lancio, permettano allo stesso battitore di lavorare sul proprio ”timing”, aggiustandolo in una situazione controllata e controllabile.

Front Toss a velocità variabile

In questa variante dell’esercizio lanciatore e battitore restano alla medesima distanza.
Quello che cambia, in questo caso, è la velocità di arrivo della palla.
Questa viene lanciata verso il battitore in sequenze che variano di velocità (e di conseguenza nei tempi di arrivo sul piatto) in modo assolutamente casuale, cercando di mantenere, però, costante la ”location”.

Anche in questo caso l’obiettivo dell’allenamento è il perfezionamento del ”timing”, ma le diverse velocità e le diverse traiettorie di arrivo della palla sul piatto costringono il battitore a porre un’attenzione particolare anche alla visualizzazione della stessa, per riuscire a leggere e valutare correttamente il lancio prima di battere.

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A me gli occhi!

Gio, 21/02/2013 - 14:30 -- Fabio Borselli

Guarda la palla, colpisci la palla…

È forse una delle frasi più ripetute del baseball e del softball, specialmente dagli allenatori.
Mi sembra una buona indicazione.

Ma siamo davvero sicuri che si insegni, davvero, a guardare la palla?

Prima di tutto, si comincia, realmente, a guardare la palla impostando una corretta meccanica di battuta:

  • nella posizione di attesa (stance) la testa deve essere rivolta verso il lanciatore per permettere ad entrambi gli occhi di mettere a fuoco, appunto, la palla.
  • Durante la fase di preparazione allo swing, quando si effettua il contro-movimento (negative move) spostando le mani indietro e verso l’alto, si deve mantenere la stessa posizione della testa, evitando torsioni del busto e delle spalle che possano spostare la visuale e portare, in qualche caso, a seguire la palla con un occhio solo.
  • Occorre prestare attenzione anche all’effettuazione del passo (toe touch), che non deve causare una variazione del livello a cui si trovano gli occhi.
  • Nell’esecuzione di tutto lo swing la testa deve rimanere il più possibile nella stessa posizione senza movimenti verticali o spostamenti orizzontali che possano confondere la visione o causare ”saltellamenti” della stessa.

C’è, però, anche un altro punto cruciale che, se trascurato, può mettere in difficoltà il battitore rendendo difficile proprio il ”vedere la palla”:
L’occhio umano, in assenza di un punto focale preciso e definito, si concentra sull’oggetto più prossimo all’occhio stesso.

Insegnare a concentrarsi sulla ”finestra di rilascio”, cioè sulla zona dalla quale è possibile che la lanciatrice lasci andare la palla, non è perciò, secondo me, una buona idea.

Se un battitore, infatti, sta cercando di focalizzare quella finestra, in assenza della palla, non potendo concentrarsi su di uno spazio vuoto, gli occhi metteranno, automaticamente, a fuoco l’oggetto più vicino.
Questo oggetto potrebbe essere il terreno dietro la lanciatrice, la seconda base, l’esterno, un albero al di là del recinto, una casa, o peggio, una montagna molto lontana.

Quando la mano del lanciatore arriva alla finestra e rilascia la palla l’occhio dovrà, quindi, per prima cosa, tornare alla finestra di rilascio e poi trovare ed infine mettere a fuoco la palla che sta viaggiando verso casa base.
Il risultato di questo ”rifocalizzare” sarà un ritardo temporale ed una incoerenza nella lettura della velocità del lancio. Gli occhi saranno costretti a ”rincorrere” l’oggetto del quale stanno cercando di “tenere traccia”.

L’istruzione corretta da dare al battitore è di concentrarsi su qualche parte del corpo della lanciatrice, che naturalmente si trovi vicino al punto di rilascio, come la cintura, il fianco o il bacino.
In questo modo la giocatrice ha stabilito il corretto punto di riferimento per i suoi occhi, infatti la distanza del suo focus è la stessa che dovrà avere, poi, durante le fasi iniziali del processo di monitoraggio della palla.

Quando la mano della lanciatrice entra nella finestra di rilascio gli occhi si possono, immediatamente e senza alcun ritardo di focalizzazione, spostare e concentrare sulla palla.
Questa frazione di tempo, molto piccola, fa la differenza nel “tracking” della palla stessa e consente un significativo miglioramento nel riconoscimento del lancio, che, in ultima analisi, si traduce in una maggiore consistenza della battuta.

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Frame by Frame

Lun, 18/02/2013 - 14:16 -- Fabio Borselli

Voglio tornare sulla meccanica della battuta.

Come credo di aver chiaramente detto nel mio post Il Risolutore ritengo che gli allenatori, per vocazione e per necessità del mestiere, siano profondamente appassionati di tutti gli aspetti tecnici del proprio sport.

Anche io non faccio, certo, eccezione.

Negli anni ho maturato, infatti, a proposito della battuta, una serie di certezze, che lungi dall’essere assolute, rappresentano, comunque dei punti fermi, sia nella progressione che uso per insegnare a battere alle atlete principianti, sia nel perfezionamento e nella correzione degli errori delle giocatrici più progredite.

Per poter lavorare, in maniera analitica, trovo utilissimo suddividere la tecnica della battuta in una serie di fasi successive che, se da un lato enfatizzano alcuni aspetti ”fondamentali”, dall’altro permettono di strutturare esercizi che vadano a perfezionare e potenziare singoli ”momenti” dello swing.

Preferisco usare, per comodità didattica e perché semplifica notevolmente l’utilizzo del software che uso per la video analisi (RightViewPro ), una sequenza quasi universalmente accettata, composta da nove momenti distinti,
Di questi, i primi tre fanno parte della fase di preparazione all’esecuzione dello swing, i successivi si riferiscono, invece allo swing vero e proprio.

Riporto per ciascuna fase la nomenclatura inglese (oltre a quella in italiano) visto che la ritengo più accurata dei corrispondenti termini italiani e più facile da memorizzare:

  • STANCE (posizione di attesa)
    il battitore entra nel box e si mette nella sua posizione di attesa, quella in cui si trova rilassato e pronto per cominciare il suo turno di battuta,;
  • NEGATIVE MOVE (movimento negativo)
    inizia fase di preparazione per eseguire lo swing che comincia con un leggero movimento all’indietro delle braccia e con il passaggio del peso del corpo sulla gamba posteriore, di fatto si esegue un contro-movimento;
  • TOE TOUCH/READY (punta del piede a terra / pronti)
    il piede anteriore effettua il passo ed il corpo è in ”stand-by” pronto ad iniziare lo swing verso la palla, il peso del battitore è ancora sulla gamba posteriore;
  • HEEL PLANT (appoggio del tallone anteriore a terra)
    si completa l’appoggio a terra del piede anteriore, il corpo è “caricato” ed il battitore ha terminato la fase preparatoria. A questo punto, in seguito alla valutazione del lancio in arrivo può decidere se tentare di colpire la palla o di lasciarla passare;
  • CONNECTION (connessione)
    inizia lo swing vero e proprio, il peso del corpo inizia il trasferimento in avanti delle braccia e le mani vanno verso il lanciatore, portando la testa della mazza sul piano della palla, il gomito del braccio posteriore scende verso il fianco e vi si “connette”, accompagnandolo durante la propria azione di rotazione ed esplosione. In questa fase il peso del corpo si sta spostando sulla gamba anteriore, che comincia a ”fare resistenza” generando potenza;
  • BAT LAG (la mazza si muove in avanti)
    la testa della mazza rimane dietro le mani che la portano sulla palla;
  • CONTACT (contatto con la palla)
    al momento del contatto la testa della mazza è ancora leggermente indietro rispetto alle mani e l’angolo tra mazza stessa ed avambracci è di circa 90 gradi, i fianchi hanno effettuato la propria rotazione mentre il peso del corpo non ha ancora completato il trasferimento sulla gamba anteriore che continua ad offrire resistenza;
  • EXTENSION (estensione)
    dopo il contatto la mazza prosegue la sua traiettoria rimanendo, il più a lungo possibile, sul piano della palla, i polsi non ruotano fino a che le braccia non hanno raggiunto la massima estensione, il peso del corpo completa il proprio passaggio sulla gamba anteriore;
  • FINISH (chiusura)
    Una volta che i polsi hanno ruotato la mazza esaurisce, quasi per inerzia il proprio percorso, completando lo swing;

Naturalmente, come ho già detto, si tratta di una suddivisione arbitraria, che nasce dalla necessità di facilitare il lavoro di istruzione e di individuazione dei problemi.
Può risultare, forse, troppo analitica e frammentata, come del resto tutti i tentativi di semplificazione di movimenti complessi, ma secondo me rispetta, invece, il naturale fluire della battuta.

A questo link è possibile trovare la sequenza completa.

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Solo Lineare o solo Rotazionale?

Gio, 14/02/2013 - 14:26 -- Fabio Borselli

La video-analisi, nello sport, ha intorbidito un bel po’ le acque…

Come nella scienza l’utilizzo di strumenti di indagine sempre più sofisticati porta alla continua scoperta di “cose” che, prima, non si potevano vedere, l’uso delle videocamere ad alta velocità, in campo sportivo, permette di analizzare, nel dettaglio, le tecniche di gioco.

A proposito del fondamentale della battuta, che si parli di baseball come di softball, questa possibilità di analisi ha scatenato, tra le altre, una ”querelle” tra i sostenitori di uno swing LINEARE opposti a chi propone, invece, uno swing ROTAZIONALE.

Credo, che, di fondo, ci sia molta confusione nell’utilizzo di questi due termini e che dire LINEARE o ROTAZIONALE, nel tentativo di definire e semplificare l’approccio alla battuta, porti invece ad estremizzare alcuni aspetti, sicuramente molto importanti, tralasciandone altri, altrettanto significativi.

Brevemente, ritengo che chi parla di approccio LINEARE faccia riferimento ad uno swing dove il peso del corpo si “trasferisce” sulla gamba anteriore prima del contatto e che il contatto stesso avvenga ricercando la massima estensione delle braccia, accompagnata dalla rotazione dei polsi.
La traiettoria delle mani è la più diretta possibile verso la palla e l’enfasi viene posta sul rapido ”passaggio” dei gomiti oltre il fianco, per arrivare a distendere il più possibile le braccia nel colpire la palla.
Il trasferimento del peso sulla gamba anteriore fa si che l’azione dei fianchi risulti non troppo significativa nell’erogazione della potenza e che questa venga ricercata, soprattutto, nell’azione delle braccia e dei polsi.
Una delle conseguenze della meccanica di questo tipo di swing è che la mazza, pur rimanendo a lungo sul piano della palla, si muove verso il basso.

Al contrario, i fautori del ROTAZIONALE ricercano uno swing in cui al momento dell’impatto con la palla il peso del corpo non sia, ancora, completamente sulla gamba anteriore, ma sia in fase di ”trasferimento”, generando quindi potenza sulla palla.
La rotazione dei fianchi, in questa azione di trasferimento del peso, è agevolata dalla ”connessione” del gomito posteriore che, praticamente, una volta sceso vicino al fianco lo ”accompagna” fino al momento del contatto.
La palla viene colpita quando le braccia non sono completamente estese e l’angolo tra mazza ed avanbracci è di circa 90 gradi.
Una delle indicazioni che si danno abitualmente ai battitori è che dopo il contatto la mazza deve rimanere il più a lungo possibile sul piano della palla, quasi a cercare di accompagnare la sua traiettoria.
In questo tipo di battuta la mazza si muove completando un percorso, leggermente, orientato verso l’alto.

Personalmente, però, sono per una valutazione dello swing molto meno drastica e assolutistica.
Vedendo e rivedendo le azioni di battitori e battitrici, ascoltando allenatori italiani e stranieri, soprattutto statunitensi, parlare della battuta, mi sono convinto che, quello che si dice e si spiega e quello che poi accade realmente, in campo, sono due cose, se non completamente, almeno un po’, diverse.

Credo che, a ben guardare, la battuta, per essere efficace, deve integrare componenti e punti chiave che mescolano le due scuole di pensiero, più precisamente la parte inferiore del corpo e le mani si devono muovere seguendo una traiettoria piuttosto LINEARE ed il busto ed i fianchi devono, invece, effettuare un movimento ROTAZIONALE, ma la separazione non è così netta.

Quando si esegue il movimento all’indietro delle braccia ed il passaggio del peso del corpo sulla gamba posteriore, di fatto un contro-movimento (negative move), si effettua un’azione LINEARE, ma, direi, che la cosa più importante da sottolineare è che il peso del corpo si trasferisce sulla gamba posteriore, caricando la battuta.

Si esegue, invece, un movimento ROTAZIONALE nel momento in cui le braccia e le mani vanno verso il lanciatore, portando la testa della mazza sul piano della palla, il gomito del braccio posteriore scende verso il fianco e vi si “connette”, accompagnandolo durante la propria azione di rotazione ed esplosione (connenction).
Anche in questo caso credo che sia significativo notare che il peso del corpo è in fase di ”trasferimento” verso la gamba anteriore e che quest’ultima ha il compito di ”generare resistenza” per ritardarlo il più possibile.

Una volta partito lo swing, la testa della mazza rimane più indietro e più in basso rispetto alle mani che la portano sulla palla (bat lag).
Credo che questo sia un movimento dove le due componenti si mescolano, imprimendo alle mani una traiettoria che cerca di essere il più LINEARE possibile ma che, per adattarsi al lancio, non sempre lo rimane fino alla fine.

È sicuramente più vicino al ROTAZIONALE il momento del contatto con la palla:
la testa della mazza è leggermente dietro alle mani e l’angolo tra mazza stessa ed avambracci è di circa 90 gradi (contact), il peso del corpo non è ancora sulla gamba anteriore ed è proprio questo passaggio che fornisce una parte significativa della potenza alla battuta.

Infine, dopo il contatto la mazza prosegue la sua traiettoria rimanendo sul piano della palla, muovendosi di nuovo in modo LINEARE ed i polsi non ruotano fino a che le braccia non hanno raggiunto la massima estensione (extension).

In conclusione ritengo che il fondamentale di battuta non sia solo una questione di momento LINEARE o ROTAZIONALE, incorporando elementi dell’uno e dell’altro approccio.

Sono convinto che si debbano, piuttosto, enfatizzare:

  • le modalità e le tempistiche relative al TRASFERIMENTO DEL PESO,
  • l’azione esplosiva data dalla ROTAZIONE DEI FIANCHI,
  • la capacità della gamba anteriore di GENERARE RESISTENZA contro lo spostamento troppo anticipato del peso del corpo,
  • gli angoli che si formano tra la mazza e le braccia, prima, durante e dopo il CONTATTO CON LA PALLA,
  • la necessità di rimanere, il più a lungo possibile “dentro la palla”, ricercando una fase di ESTENSIONE che mantenga la mazza sul piano della palla stessa anche dopo averla colpita.

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Gli elementi della battuta

Lun, 31/12/2012 - 16:22 -- Fabio Borselli

Parlando di sport, colpire una palla da baseball o da softball con la mazza è, in assoluto, uno dei gesti tecnici più difficile da eseguire.

Come in una catena che collega diversi ingranaggi, gli elementi che concorrono a rendere efficace un battitore, a mio parere, in rigoroso ordine gerarchico, sono:

  • la corretta meccanica, intesa come ottimale esecuzione dello swing;
  • una ottima coordinazione oculo-manuale, indispensabile per colpire la palla;
  • il giusto approccio mentale, che supporti il battitore nell’ affrontare il lanciatore avversario;
  • una grande capacità di concentrazione, per poter focalizzare l’obiettivo del singolo turno di battuta.

Ritengo che ognuno di questi fattori sia legato a doppio filo con tutti gli altri, essendo ciascuno prerequisito e causa della giusta sequenza di esecuzione e del risultato.

A proposito di meccanica e di corretta esecuzione dello swing, devo dire che, nonostante sia, spesso, l’elemento più allenato è anche quello che, penso, incida meno, rispetto agli altri, sul risultato del turno di battuta.

Il battitore, per colpire la palla, durante le partite, dovrà contare, sicuramente, di più la sua capacità di coordinazione e sull’approccio mentale, lasciando al “pilota automatico” il compito di gestire la sua, allenatissima, meccanica dello swing.

Per quanto sia auspicabile la ricerca della “game situation”, è molto difficile, infatti, allenare e preparare il battitore alle infinite casistiche che dovrà affrontare in gara (tipologia di lanci, situazione della partita, conteggio, caratteristiche del lanciatore avversario…).
Per tacere della “pressione mentale” cui sarà, realmente, sottoposto nella sua apparizione al piatto.
Mentre, di contro, è estremamente facile allenare ed aggiustare la componente meccanica, lo swing, appunto.

I fattori più significativi, quelli che rendono un successo la battuta, sono, quindi, quelli mentali.

Primo di questi aspetti è l’approccio, la preparazione al turno di battuta:
il come il battitore si avvicina al piatto di casa base, intendendo con avvicinarsi tutte le operazioni che compie prima di incontrare il lanciatore avversario.

Essere preparati vuol dire prima di tutto conoscere se stessi, i propri punti di forza e le proprie debolezze, ma vuol dire, anche, conoscere l’avversario e sapere quali saranno le sue modalità di affrontarci e quali le sue tendenze.

Un buon battitore si presenta al piatto con un piano, che deve prevedere, innanzitutto il “quando” ed il “cosa” tentare di colpire.

Parte dell’approccio mentale alla battuta è anche la costruzione, ben ragionata e ponderata, delle “routines” del battitore, cioè tutta quella serie di gesti, azioni e pensieri che aumentano la sua concentrazione, escludendo distrazioni e negatività e che lo portano ad essere, perfettamente, focalizzato sull’obiettivo quando entra nel box di battuta.

Battere è un azione in perenne equilibrio tra abilità fisica e capacità mentale:
uno swing meno efficiente può diventare più efficace e produttivo se, il battitore, capisce come e quando utilizzarlo, mentre, senza questa abilità di ragionamento, un grande swing è solo un gesto tecnico senza uno scopo.

Un buon battitore dovrebbe cercare di valutare e di riflettere su di un turno infruttuoso con domande simili a “Ho girato sul lancio giusto?” piuttosto che con “cosa non ha funzionato nel mio swing?”.
Questo tipo di approccio, molto probabilmente, fornirà una risposta consapevole permettendo di formulare un nuovo piano di azione per il turno successivo.

Bisogna tenere presente che baseball e softball sono sport ad “alto indice di fallimento”:
una media battuta intorno ai trecento, rende il battitore un’atleta di eccellenza, questo significa , però, che sette volte su dieci, la sua azione non ottiene successo, una percentuale che lo renderebbe un giocatore mediocre in quasi ogni altro sport.

Non possiamo dimenticare questa caratteristica unica.

Gran parte del lavoro di preparazione di un battitore dovrebbe, perciò, essere indirizzato alla componente mentale, alla definizione delle sue ”routines”, al suo approccio al turno di battuta, alla sua capacità di gestione della frustrazione derivante dal fallimento, in definitiva alla sua abilità di imparare da ogni apparizione al piatto, indipendentemente dal suo risultato.

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The Insider Bat: la Mazza con l’Auto-Feedback

Gio, 13/12/2012 - 13:46 -- Fabio Borselli

Credo che uno dei fondamenti del lavoro del coach sia quello di aggiornarsi.

Credo che aggiornarsi voglia dire, anche, cercare modi nuovi per fare, o far fare, le cose usuali.

Un anno fa, In una delle mie scorribande sul web, alla ricerca di “idee” per variare gli esercizi che propongo in allenamento, ho scoperto questo attrezzo. All’inizio lo avevo messo, idealmente, tra le cose “da provare prima o poi”, ma riflettendoci un po’ sopra mi sono reso conto che The Insider Bat aveva, ed ha, delle grosse potenzialità.

Dopo un tentativo, piuttosto grossolano, di auto-produrlo, sono finalmente riuscito ad entrarne in possesso ed ho cominciato ad utilizzarlo in allenamento, con semplici esercizi, valutandone, insieme alle atlete, la funzionalità, l’utilità ed il gradimento, aspetto questo da non sottovalutare, mai.

Al termine di questo, breve, periodo di prova, dopo aver constatato quanto bene funzionasse il lavoro fatto con questo attrezzo, ho inserito la “mazza piegata” all’interno della mia routine di allenamento per la battuta, disegnando la sua sequenza di utilizzo nella progressione didattica.

Per tutte le informazioni e le specifiche tecniche, rimando al sito del produttore mentre, in questa breve nota, voglio parlare del come e del perché ho adottato ”The Insider Bat”.

Mi piacciono, moltissimo, gli esercizi che danno, direttamente, feedback all’atleta, senza bisogno che l’allenatore intervenga costantemente ed ossessivamente: in pratica solo con una corretta esecuzione si ottiene il risultato sperato.

The Insider Bat, di fatto, fa proprio questo:

il manico non è cilindrico, ma ha un sezione quadrata, questo obbliga il battitore, prima, ad impugnare la mazza correttamente e, poi, a colpire la palla con la giusta configurazione delle mani, cioè con il palmo della mano superiore rivolto verso l’alto e quello della mano inferiore rivolto verso il basso, ma soprattutto, su piani, fra loro, paralleli.

Il corpo dell’attrezzo è piegato, con l’angolo rivolto nella direzione del lanciatore, questo fa si che il battitore debba avere, al momento del contatto, le mani più avanti rispetto al ”barrell” della mazza ed oltre la palla. L’angolo della mazza corregge, automaticamente, anche la rotazione anticipata dei polsi: infatti, se questi ruotano troppo presto, non si riesce a colpire la palla.

Quello che dovrebbe essere il ”barrell” è piatto, anziché della forma tradizionale, questo accentua quanto detto prima: qualsiasi configurazione di mani e polsi diversa da quella corretta produce una battuta debole, verso l’alto o verso terra, mentre lla giusta esecuzione è evidenziata dalla traiettoria, lineare, della palla.

La lunghezza complessiva dell’attrezzo è, volutamente, inferiore a quella della mazza e questo fa si che le spalle del battitore rimangano ”chiuse” fino al momento dell’impatto con la palla, impedendo l’apertura anticipata della spalla anteriore con il conseguente aumento dell’ampiezza dello swing. Il battitore deve, necessariamente, “stare sulla palla” il più a lungo possibile, senza “scappare via” troppo presto.

La mazza, per il suo peso contenuto, può essere impiegata, senza controindicazioni, per allenare l’azione delle braccia separatamente, eseguendo gli esercizi con un solo braccio alla volta.
L’unica restrizione all’uso è data dal dover utilizzare palle leggere (tipo whiffle, in spugna ecc.) per evitare contraccolpi sulle mani dell’atleta.

Non uso la ”mazza piegata” solo per correggere gli errori, ma anche inserendola nella normale sequenza di esercizi, durante l’allenamento:
si comincia utilizzando il tee, scomponendo il fondamentale, per poi passare a colpire la palla in movimento, proseguendo nella scomposizione del movimento od effettuando lo swing completo .

Questo attrezzo (non so se si possa definire, realmente, mazza) è, secondo me, una trovata geniale: è divertente da usare, rappresenta l’occasione per uscire dalla ”solita routine” degli allenamenti, favorisce l’attenzione e la concentrazione sul gesto tecnico e permette di aumentare il numero delle ripetizioni.

In definitiva, è una perfetta ”macchina da feedback”.

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Ancora sui battitori Mancini

Lun, 05/11/2012 - 10:54 -- Fabio Borselli

Nel mio post Perché non insegnare a battere da entrambi i lati del piatto? facevo riferimento al fatto che le peculiarità del gioco del softball, in qualche modo, favoriscono l’addestramento di battitori capaci di battere dal box di battuta sinistro.

Vorrei puntualizzare questo concetto.

Si assiste, ad alto ed altissimo livello, ad un dominio incontrastato delle lanciatrici sui battitori ed i punti segnati sono veramente pochi.

In questa situazione le gare possono essere risolte:

  • da battitori di elevata potenza, capaci di capitalizzare i propri turni di battuta rastrellando i pochi corridori che sono arrivati sulle basi
  • utilizzando un tipo di gioco che metta sotto pressione la difesa avversaria, la costringa all’errore e neutralizzi la “dominanza” della lanciatrice avversaria.

Le tattiche di “short game” (gioco corto), prevedono l’utilizzo di bunt e battute in corsa che possano scardinare l’apparato difensivo avversario, il presupposto essenziale per l’applicazione, vincente, di questo tipo di gioco è la velocità: velocità di esecuzione, velocità di corsa, per far si che la difesa non abbia il tempo di reagire con successo a quanto i battitori avversari “stanno facendo accadere”.

La ricerca della velocità porta, nel softball, ad una semplice constatazione: il box di battuta “mancino” è più vicino alla prima base di quello destro. Tra due battitori di pari velocità, che partono l’uno dalla destra e l’altro dalla sinistra del piatto, il “mancino” arriverà sul cuscino, sicuramente, per primo, ma, soprattutto con un buon vantaggio.

Penso che questa sia, da sola, una buonissima motivazione per avere battitori mancini nel Line-Up. Se poi si aggiunge il fatto che un mancino, se ben preparato ed addestrato, ha una range di armi a propria disposizione che un battitore destro non ha, non capisco perché si vedano, qui da noi, squadre che non hanno nemmeno un battitore da sinistra nel proprio ordine di battuta.

Ho fatto una semplice ricerca, limitata agli ultimi 5 anni, sul sito web della squadra nazionale U.S.A. di softball femminile e le risultanze sono tali da convincermi ancora di più della mia tesi:

  • nel 2008, per esempio, a fronte di un roster di 18 atlete, di cui 4 lanciatrici, ben 9 battevano da sinistra, anche se le mancine “vere” erano solo 4;
  • nel 2009 e nel 2010 erano addirittura 11, ma c’e da aggiungere al numero anche uno switch-hitter, rispettivamente su 18 e 17 giocatrici nella lista;
  • nel 2011 le atlete a disposizione diventano 20, ma resta immutato ad 11 il numero delle battitrici da sinistra;
  • nell’ultima stagione, il box sinistro è stato usato da 6 battitori su 17.

Complessivamente, in 5 stagioni, hanno militato nella nazionale statunitense 90 atlete e ben 47 di loro battevano di “mancino”, una percentuale ben oltre il 50%.

In definitiva, non vedo perché, se una delle squadre più forti al mondo, espressione di un movimento notevole sia come numeri che come qualità, sceglie di utilizzare oltre la metà delle proprie atlete di eccellenza come battitori mancini, non costituisca un esempio da seguire.

Naturalmente si tratta di una scelta strategica: non è pensabile di addestrare le giocatrici da adulte, una volta che siano già tecnicamente ed atleticamente formate, quando approdano nelle squadre di eccellenza. Occorre che lo sviluppo delle capacità che servono per poter utilizzare il box di battuta sinistro, debba essere programmato all’inizio della carriera sportiva di ciascuna di esse.

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