batting practice

Il numero perfetto

Lun, 11/01/2016 - 13:53 -- Fabio Borselli

 

A proposito di numeri...

La scuola pitagorica, considerava il 3 come numero perfetto.

Per i matematici un numero perfetto è quello uguale alla somma di suoi divisori propri, compreso il numero 1 ed escluso il numero stesso. Secondo questa “regola” nell’intervallo compreso tra 1 e 100.000 ci sono soltanto 4 numeri perfetti:

il 6, il 28, il 496 e l’ 8128…

Come allenatore mi sono sempre chiesto se ci fosse un numero perfetto di ripetizioni (esecuzioni, prove…)  che servisse ad ottenere, con certezza, il massimo rendimento.

Parlando di capacità fisiche (condizionali) il metodo delle serie/ripetizioni è sicuramente funzionale a patto che si facciano le cose “a modo” e che non si diano, come purtroppo si vede fare qualche volta, i numeri a caso.

Se si parla di tecnica, invece, a maggior ragione nella fase dell’apprendimento, credo che parlare di serie e ripetizioni non sia una buona strategia:

semplicemente non credo (e non sono il solo, visto che la ricerca scientifica avvalora questa tesi) che l’apprendimento motorio passi per la ripetizione, monotona e ossessiva, dello stesso gesto all’infinito.

Tralasciando tediose disquisizioni su “esercitazioni a blocchi”, “seriali” e “randomizzate” e sull’interferenza contestuale (è possibile leggere qualcosa seguendo questo link)  voglio, invece, parlare del batting practice.

Credo che ognuno di noi abbia un’immagine ben precisa del batting practice, sia che si tratti della modalità “like MLB game” o di quella, più articolata, del lavoro in circuito (toss drill, tee ball, soft toss…).

Aldilà del mio basso gradimento per questa modalità di allenamento, che ritengo, troppo spesso, dispendiosa in termini di tempo e poco controllabile in quanto a “carico allenante” devo dire che, usando dei semplici accorgimenti, è possibile ovviarne i difetti e farlo diventare un ottimo esercizio.

In particolare vorrei soffermarmi sul come gestire il momento in cui il battitore, che venga o meno da una serie di esercizi precedenti, arriva al piatto e affronta il “live pitch”.

Personalmente suddivido il turno di ciascun battitore in “mini turni” che vanno da 1 a 5 battute al massimo, in qualche caso, e questo dipende dall’obiettivo della seduta, è addirittura il numero di lanci ad essere conteggiato e anche in questo caso il numero massimo è comunque 5.

Apparentemente, quindi, anche io ho un numero perfetto e magico!

Credo che, prima di tutto, la frammentazione del “turno di batting practice” in turni più piccoli sia un modo di avvicinare (con tutti i distinguo possibili) l’allenamento alla partita, visto che in gara difficilmente si fanno turni da 20 o 25 swing!

Allenarsi in piccole serie permette al battitore di sperimentare “l’intermittenza della concentrazione” che il baseball e il softball richiedono ai giocatori, ossia quella capacità di andare al piatto 2, 3 o 4 volte in una gara e tornarci, ogni volta, con la mente libera da quanto fatto in precedenza.

Permette anche, visto il numero esiguo di tentativi a disposizione, di focalizzare di più l’attenzione su ogni singolo swing e, da quello che vedo, aumenta la consapevolezza dell’atleta sul compito assegnato.

Oltre a queste componenti “mentali” ci sono un’altra serie di considerazioni di tipo fisiologico:

prima di tutto la battuta è un gesto tecnico che per essere funzionale ha bisogno di essere eseguito con la massima esplosività possibile, se lo swing rallenta perché l’atleta si stanca viene meno questa caratteristica e si corre il rischio che  il battitore si alleni “a girare più lentamente” o, peggio, a distribuire le forze per arrivare in fondo all’esercizio.

Inoltre la mazza, non dimentichiamolo, ha una sua massa che incide sull’esecuzione del gesto e, quando la fatica compare, è facile vedere modificazioni, anche importanti, nella meccanica dello swing.

È per questo, visto che sarebbe quanto meno strano vanificare la immensa mole di lavoro fatta per “cercare lo swing perfetto” con una interminabile “super serie di battute”, che il mio numero perfetto è 5…

 

Se ti è piaciuto questo post forse ti potranno interessare anche:

La forza dell’abitudine

Losing My Religion

Fondamentali

Dai la cera, togli la cera

Attrezzi per giocare

Ven, 29/06/2012 - 12:54 -- Fabio Borselli

Il baseball ed il softball sono sport in cui il rapporto tra atleta, avversari e strumento di gioco (la palla) è mediato dall’attrezzatura: il guantone, la mazza, le protezioni del ricevitore, il caschetto.

Durante le partite tutti i giocatori indossano la propria attrezzatura e nessuno si sognerebbe di presentarsi nel box di battuta senza il caschetto in testa! Allora, mi chiedo, perché negli allenamenti si vedono giocatori che non hanno il caschetto quando battono? Perché ci sono catcher che non indossano schinieri e pettorina (qualche volta nemmeno la maschera) nel bullpen, quando si allenano in difesa o quando fanno il riscaldamento pre-game con la lanciatrice?

Penso che molta colpa di questo approccio ce l’abbiano gli allenatori e io, personalmente, ne faccio una questione di principio: non capisco in nome di quale presunta comodità si debba sacrificare l’utilizzo di attrezzi propri del gioco e dei quali non sarà possibile fare a meno in partita. Nelle mie squadre, con le mie giocatrici, su questi argomenti sono intransigente.

Portare il caschetto durante l’allenamento di battuta, oltre ad essere una buona norma di sicurezza, abitua il giocatore a non essere infastidito dall’indossarlo, lo aiuta a comprendere che le sue percezioni uditive e visive saranno diverse, lo porta ad allenarsi in una situazione il più possibile vicina a quella di gara.

Il catcher, quando si allena a fare il catcher, deve essere vestito da catcher: prima di tutto per la sua sicurezza, poi per abituarsi ad avere addosso l’ingombro dell’attrezzatura ed imparare a fidarsi della stessa. Se avrà fiducia nella protezione che gli danno la maschera ed il resto avrà meno paura di farsi male quando deve bloccare la palla a terra o andare a toccare il corridore e, in definitiva, sarà un giocatore più deciso e sicuro.

Ho provato a cambiare il Batting Practice prima della partita...

Lun, 27/04/2009 - 00:58 -- Fabio Borselli

Sono sempre stato convinto che il classico “riscaldamento” che tutte le squadre di baseball e softball, compresa la mia, fanno prima delle partite avesse qualche cosa che non fosse del tutto funzionale.

Fermo restando che sono un convinto sostenitore del riscaldamento ho cercato delle strade diverse.

Per prima cosa ho provato a cambiare il modo in cui la mia squadra fa batting practice: ho cambiato le palline, adesso uso le whiffle (palline forate leggere) da 9 pollici (quelle da baseball).
Poi ho provato a modificare il “turno” che ogni giocatrice fa nel box: tutte loro fanno serie da 4 a 6 swings, ripetendole per 2 o 3 volte, alternandosi con le compagne.

Mi sembra che la palla piccola focalizzi di più l’attenzione e che le serie con poche ripetizioni si avvicinino di più alla partita, sia come sensazione, che come approccio.
Riesco a far battere tutte le giocatrici in circa 10 o 12 minuti e posso così aumentare il tempo dedicato alla preparazione mentale alla gara.
Un ulteriore vantaggio è dato dalla possibilità di battere in poco spazio e senza bisogno di tutti i giocatori per recuperare le palline.

Infine, cosa non da poco, nessuno rischia di farsi male prima dell’inizio della partita…

Abbonamento a batting practice