baseball

Life on Mars!

Ven, 08/04/2016 - 08:08 -- Fabio Borselli

 

C’è vita su Marte?

Oltre a una innumerevole quantità di scienziati e scrittori di fantascienza se lo chiedeva anche, ed era il lontano 1971, David Bowie…

Noi di CASA BASE non sappiamo davvero se Marte sia, sia stato o sarà mai abitato e non sappiamo nemmeno chi o che cosa possa abitarlo.

Ma una cosa su Marte la sappiamo per certa:

nel CASA BASE UNIVERSE il pianeta rosso è il posto dal quale proviene uno dei giocatori più improbabili e più impacciati del TEAM ATOMICS.

Con un “coup de théâtre” inaspettato, infatti, a pagina 15 della graphic novel “la Gang degli Atomics” , pubblicata a puntate su SOFTBALL INSIDE, viene rivelata l’origine extraterrestre di MARSILIO (non che il nome non potesse dare qualche indicazione…) uno degli ultimi giocatori aggregati alla squadra:

la sua "card" la trovate qui sopra.

CASA BASE e tutto il CASA BASE UNIVERSE sono nati per la voglia di raccontare quello che, quotidianamente, succede dentro e fuori una squadra di baseball giovanile, in un paese dove questo sport è sempre stato poco conosciuto e apprezzato.

Nel CASA BASE UNIVERSE, così come nel mondo del baseball e del softball che io e Sauro conosciamo, non ci sono mai stati problemi di integrazione e di razzismo, anzi queste parole sono forse un po’ troppo forti se usate in un contesto scanzonato come quello di  un fumetto.

Nel baseball e softball italiano, quello reale e quindi anche nel baseball e nel softball di CASA BASE, i giocatori sono giocatori e razza, colore della pelle, ideologia, credo religioso non sono importanti ai fini del loro rendimento e coinvolgimento nel gioco.

Quando abbiamo “inventato” MARSILIO pensavamo proprio a questo:

da tempo, in ogni squadra o squadretta, di qualsiasi sport, ci sono bambini (e adulti) che provengono dai quattro angoli del pianeta e la loro integrazione è stata addirittura precedente alle “norme” per favorirla, tanto che, è capitato, ci sono team che hanno dovuto giocare in deroga o in aperta violazione dei “regolamenti sportivi”.

MARSILIO è il prototipo del “diverso”, di quello che “siamo sicuri che potrà giocare?”, del bambino che si innamora del baseball e della sua squadra e non sa niente di “norme sui giocatori stranieri” o sugli “oriundi”. MARSILIO è, anche, il portabandiera di tutti giocatori “non troppo bravi” o “problematici” (raccogliendo, ci perdonerete, in questa categoria tutte le possibili “diversità”…) che possono trovare un loro spazio e una loro dimensione in un uno sport che, per le sue caratteristiche, E' e DEVE essere uno sport per tutti.

MARSILIO è un marziano e, forse proprio per questo, un perfetto componente della “Gang degli Atomics”.

 

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Tre palle, un soldo

Lun, 21/03/2016 - 17:18 -- Fabio Borselli

 

Sto seguendo la querelle, in auge da un po’ sul web (sottolineo, solo sul web) relativa all’adozione, per la prossima stagione, nei campionati della categoria “ragazzi”, della palla “ufficiale”:

come è noto si passa dalla “famigerata” KENKOBALL ad una “normale” palla da baseball di peso e misure regolamentari.

Leggo pareri discordanti e io, naturalmente ho il mio, ma il pensiero di scrivere questo post è nato da alcuni commenti che definiscono la KENKOBALL come “l’antibaseball”.

Detesto, per principio, ogni radicalismo o integralismo e sentire parole come “antibaseball” mi scatena una profonda irritazione:

credo che come in tutte le cose, anche nello sport non ci siano verità assolute.

Basta pensare a come si sono evoluti alcuni dei “fondamentali” nel corso degli anni, basta pensare a con che "attrezzi" molti di noi, non piùgiovanisimi, abbiano cominciato a giocare e basta anche riflettere sul come si giocavano e allenavano, nemmeno 20 anni fa, il baseball e il softball per rendersi conto che le cose cambiano, si evolvono, migliorano, nonostante la “resistenza al cambiamento” riscontrabile in ogni ambito, non solo in quello sporttivo.

Proprio per non cadere nella tentazione dell’integralismo della “religione del vero baseball” proviamo a partire dal principio e a fare chiarezza:

il tipo di KENKOBALL usata da noi  è (era) una palla di gomma che pesa 4.5 once (contro le 5/2.25 di una palla di pelle regolamentare) e che misura 8.5 pollici di diametro (contro i 9/9.25 di una palla di pelle regolamentare).

Si tratta di piccole differenze:

di poco meno di 2 centimetri sul diametro della palla (la KENKO è più piccola di circa il 5%) e di poco più di 14 grammi sul peso (la KENKO è più leggera di circa il 10%).

Una differenza sostanziale, però, è data dal materiale che, assorbendo di più l’impatto con la mazza, genera velocità di uscita dalla stessa più basse di quelle registrate con la palla “regolamentare” e quindi risulta essere PIU’ SICURA rispetto a possibili colpi ricevuti dai piccoli umani che si cimentano nel gioco.

La tabella che segue, tratta dal volume  di R. Cross “Physics of Baseball & Softball” edito nel 2011, in soldoni, mette in evidenza come la KENKOBALL abbia una capacità di assorbire la forza applicata dalla mazza  molto più vicina a quella di una palla da tennis che a una da baseball o da softball “vera”.

Ognuno tragga le proprie considerazioni in proposito.

Poi, sempre a proposito di “antibaseball”, voglio far notare che la categoria ragazzi gioca su un campo che è circa il 33% più piccolo di quello regolamentare e che il lanciatore lancia da una distanza che è circa il 23% più corta di quella del “vero baseball”.

A me sembra che se vogliamo fare i puristi…

Proprio per chi si sente un purista aggiungo un’altra considerazione relativa ad uno sport “concorrente”, il basket:

nel minibasket, quello giocato dai bambini, il campo è più piccolo, i canestri più bassi e la palla (eresia) non è una palla “vera”, ma una palla più leggera e più piccola…

Ci viene in mente nulla?

Come si sarà capito io sono MOLTO FAVOREVOLE all’utilizzo di palle da gioco più sicure e, incidentalmente, credo che le dimensioni non abbiano nulla a che fare con il far diventare, quello giocato dai bambini, una “ragionevole approssimazione” dello sport giocato dagli adulti.

Come ho già detto la parola “antibaseball” evoca in me spettri di integralismo e di “guerra santa” che oltre a essere molto lontani dal mio pensiero mi fanno, in qualche modo, anche un po’ paura (già detto in un altro post).

Credo che fondamentali sbagliati o approssimativi, allenamenti noiosi e ripetitivi, fotocopia di quelli degli adulti (anche quelli, spesso, noiosi e ripetitivi, ammettiamolo…) istruzioni tecniche date “per sentito dire” e poca, anzi pochissima, voglia di sperimentare e applicare tecniche innovative (strade che altri sport percorrono invece abitualmente) siano i veri flagelli del baseball e del softball, altro che una palla un po’ diversa da quella “vera”

 

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Il guanto di sfida

Lun, 22/02/2016 - 08:08 -- Fabio Borselli

 

Guardando un incontro di baseball o di softball capita raramente di soffermarsi a pensare a quanto il GUANTO sia importante nella logica e nella meccanica del gioco.

Il baseball e il softball non potrebbero essere giocati con i livelli di forza e velocità che siamo abituati a considerare normali se i giocatori non usassero il GUANTO.

C’è da dire però (ogni operatore o allenatore che si occupi dell’avviamento al gioco può confermarlo) che l’uso del GUANTO, nelle prime fasi di apprendimento rappresenta una notevole complicazione. Quelle che seguono sono alcune riflessioni in proposito nate durante un “progetto di avvicinamento al baseball” svolto in una prima classe di una scuola secondaria (scuola media).

Il progetto aveva una durata complessiva di 6 ore.

Attraverso una consolidata progressione didattica, fatta di giochi e competizioni che aggiungono le “complicazioni” tipiche del gioco poco a poco, in circa 4 ore gli alunni sono stati in condizione di giocare una ragionevole approssimazione del baseball.

A questo punto è stato inserito, con l’ovvio intento di mantenere alto il livello di attenzione e curiosità, l’uso del GUANTO nella fase difensiva:

non ho dato nessuna indicazione preliminare sul suo uso, salvo quella ovvia del come indossarlo quando c’erano delle difficoltà (sembrerà stano ai più, ma qualche bambino non riusciva, in prima media, a riconoscere nell’attrezzo una riproduzione della propria mano e, di conseguenza, non riusciva a capire in quale mano infilarlo…).

Per giocare gli alunni hanno dovuto, di fatto, risolvere un PROBLEMA MOTORIO non facile:

gestire la presa della palla e il conseguente tiro utilizzando un attrezzo sconosciuto che “scombinava” le “risposte motorie”, diventate inefficienti, cui si erano abituati a “mani nude”.

In una prima fase, infatti, la presa è stata spessissimo affidata alla mano senza GUANTO, con il risultato di renderla quasi impossibile quando la palla si muoveva velocemente e il tiro successivo è risultato notevolmente più difficile e impreciso rispetto all’esecuzione “senza l’ingombro dell’attrezzo”.

Nonostante questo “momento di caos” e di destabilizzazione non ho voluto dare indicazioni agli alunni e mi sono limitato a osservare il loro operato e l’evoluzione delle cose:

Piano piano, il caos motorio è diventato più strutturato e molti dei ragazzi e delle ragazze hanno cominciato a cercare di capire come usare, davvero, il GUANTO… Insomma l’oggetto ha cominciato a diventare funzionale al gioco e non solo un “abbellimento” da portare per forza:

dopo alcune esplorazioni individuali e personalizzate (qualcuno ha anche cercato di tirare usando il guantone) è diventato più preciso e incisivo e, aldilà dell’abilità individuale, il gioco ha guadagnato in qualità.

In definitiva, senza che gli fossero state date indicazioni “preconfezionate”, gli alunni della PRIMA F hanno affrontato un percorso di apprendimento, fatto di prove e aggiustamenti conseguenti agli errori (riscontarti da loro stessi e non segnalati dall’esterno) che li ha portati a padroneggiare in tempi relativamente brevi (2 ore) un attrezzo complicato e, lo dico francamente, poco idoneo all’uso nell’ambito di un gioco non velocissimo e fatto con materiali che non presentano rischi, infatti credo sinceramente che il baseball a scuola debba essere giocato senza guanto!

Questa esperienza diretta ha confermato e consolidato la mia convinzione che il compito di ogni allenatore, specie quelli del settore giovanile, ma non solo loro,  deve essere quello di “creare occasioni di apprendimento” senza dare ai propri giocatori “soluzioni standard” ma aiutandoli, attraverso le esercitazioni proposte, a trovare la “propria risposta motoria funzionale”.

Il GUANTO, per un bambino che scopre il gioco è a tutti gli effetti una complicazione e credo che, per questo, debba essere inserito nel gioco quando questo diventa “troppo facile” da fare e debba essere usato come un elemento “destabilizzante” che aiuti l’acquisizione di nuove e abilità e capacità motorie funzionando da stimolo.

Nella logica di questa EVOLUZIONE mi sono chiesto, vista la mia nota predilezione per i GESTI TECNICI eseguiti sia con il lato destro che con il sinistro del corpo, se non sarebbe funzionale far usare ai bambini il GUANTO anche sulla mano non dominante e quindi di renderli capaci di prendere e tirare da entrambi i lati (questo naturalmente comporta che nella dotazione delle squadre ci siano anche guanti da indossare sulla mano destra e che le esercitazioni proposte ne prevedano l’utilizzo sistematico).

La domanda, naturalmente, è per me puramente retorica, perché sono fortemente convinto che questa sarebbe una ottima idea e che aiuterebbe i nostri bambini e le nostre bambine a diventare molto più abili e permettergli, di fatto, di diventare giocatori migliori da grandi.

 

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La Gang degli Atomics

Mar, 05/01/2016 - 14:48 -- Fabio Borselli

 

In un post recente, "Di Casa Base, Peanuts e altre sciocchezze", ho detto che Sauro e Io avevamo molti progetti per il 2016 degli ATOMICS.

Uno di questi progetti è la realizzazione della prima Graphic Novel di CASA BASE.

Nella sua accezione più comune il termine Graphic Novel sta a indicare un vero e proprio "Romanzo a Fumetti" ed è, ci rendiamo conto, un operazione molto ambiziosa...

Il nostro romanzo, a dire la verità, è pronto già da molto tempo, anzi, qualche cosa è anche già stato pubblicato come striscia singola, in passato, con il titolo "Il Torneo" (qui il link alla prima uscita) ma l'idea era quella di pubblicarlo in versione cartacea, un vero e proprio libro, non sul web.

Siamo stati a lungo in attesa di "risposte" da chi ci ha dedicato attenzione e ha valutato la possibilità di trasferire su carta l'universo, per ora solo virtuale, di CASA BASE.

Siamo, naturalmente, grati a chi ci ha ascoltato e a chi si è attivato per aiutare gli ATOMICS ad uscire dallo schermo, ma siamo anche un po' stanchi di "...congiunture economiche negative..." e di "...è difficile ritagliare visibilità per prodotti di nicchia..."

Fedeli alla linea del CASA BASE UNIVERSE e citando, alla lettera, un personaggio del film Major League (scopri di chi parlo seguendo il link) che noi adoriamo, abbiamo deciso di FARE DA SOLI:

La nostra prima GRAPHIC NOVEL si intitola "LA GANG DEGLI ATOMICS" e sarà pubblicata a partire da domani, non sappiamo in quante puntate, su SOFTBALL INSIDE e su tutti i siti che ospitano il CASA BASE UNIVERSE (tapastic.com, baseballmania.eu, webtoons.com).

Oggi, per iniziare, vi facciamo vedere, come assaggio la "cover" del "romanzo a fumetti di CASA BASE, sperando che stuzzichi la voglia e la curiosità di seguire le avventure dei nostri personaggi mentre affrontano... no, niente spoiler... ci mancherebbe!

Naturalmente, oltre alla Graphic Novel, continueremo a pubblicare anche le strisce degli ATOMICS, eguendo l'ispirazione del momento, senza un calendario fisso.

In conclusione, quindi, il 2016 comincia con una rivoluzione e gli ATOMICS di CASA BASE, il fumetto italiano sul baseball, prendono in mano il proprio destino.

Continuate a seguirli, tante sono successe, tante devono succedere, tante ne succederanno...

Sarebbe un peccato perdersele.

 

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