baseball

CASA BASE e MLB Italia

Lun, 23/03/2015 - 08:41 -- Fabio Borselli

 

I terribili ATLETICS segnano un altro punto:

a partire dal mese di marzo, infatti, USA BASEBALL MAGAZINE, pubblicazione virtuale “inventata” e realizzata da Andrea Andrian (Dree per gli amici), motore instancabile del sito web MLB Italia ospiterà le strisce di CASA BASE.

Quando Andrea, che per inciso è anche web master di BaseballFVG, Italian Baseball Photo Gallery e membro di SABR Italia, ci ha contattato per chiederci di partecipare al suo progetto noi di CASA BASE abbiamo aderito con entusiasmo, visto che siamo convintissimi che chi si occupa di baseball e di softball in Italia debba riuscire a “fare sistema” e a collaborare per “diffondere il verbo”.

Il magazine virtuale avrà cadenza mensile e ospiterà, come segnala lo stesso Andrea:

“una raccolta di tutte le migliori notizie di mlbitalia.it! Il magazine è prodotto in una versione adatta a tutti i tipi di lettori portatili, dal cellulare, al tablet, a tutti i personal computer, creata apposta per chi non è riuscito a seguire a fondo le notizie dal campionato statunitense”.

Il numero di marzo di USA BASEBALL MAGAZINE, può essere scaricato, gratuitamente, in formato PDF, seguendo questo link, che porta direttamente alla pagina del magazine sul sito MLB Italia.

Gli ATOMICS ringraziano sentitamente Andre “Dree” Andrian per la possibilità che il suo magazine offre a CASA BASE, il baseball a fumetti, di poter raggiungere anche i fans italiani della Major League Baseball.

 

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Coach Will e CASA BASE

Ven, 20/03/2015 - 09:18 -- Fabio Borselli

 

Il clamoroso exploit compiuto dall’attore WILL FERREL agli spring training della Major League Baseball è ormai cosa nota.

In Italia ne hanno parlato, a profusione, tutti i siti che si occupano di baseball, ma non solo.

Devo dire che ho apprezzato moltissimo la performance del comico americano (protagonista, tra l’altro di due dei miei film preferiti, “Zoolander” e “The Producers”) e il suo essere riuscito a smuovere un mondo, a parer mio, “ingessato e serioso”, come quello del baseball statunitense, poco propenso, di solito, a ridere di se stesso.

Ma mentre scorrevo i vari articoli che raccontavano “le dieci fatiche di Will” sono rimasto colpito da una foto, che appare in apertura del post scritto da Andrea “Dree” Andrian, web master del sito Quarta base – MLB Italia (questo il link del sito) sull’argomento.

Non credevo ai miei occhi e ho cercato di approfondire:

una rapida ricerca e sono finito sul sito web della WGN-TV, televisione locale di Chicago, che ha dato ampio risalto alla presenza di Ferrel nelle fila dei Chicago Cubs impiegato come coach di terza base.

L’articolo tratto dal sito web della WGN riporta numerose fotografie dell’attore impegnato come suggeritore in terza base (si può leggere seguendo questo link)

la particolarità sta nel fatto che “coach Will” usa un particolare modo per passare i segnali ai giocatori, come si può vedere da questa foto (presa dal sito della stessa WGN-TV):

 

Niente di strano, è sicuramente un metodo facilmente comprensibile anche se non tanto criptico e lontanissimo dal "MLB Style"… Ma ha una particolarità:

è stato preso, pari pari, da una delle strisce di CASA BASE, esattamente questa:

 

pubblicata originariamente nel novembre del 2013 (quindi in tempi non sospetti) sul sito Softball Inside e, poi, ripresa dal nostro amico PETER SCHILLER per il suo sito Baseball Reflections (questa volta nella versione in lingua inglese) più o meno un anno dopo, nel dicembre del 2014.

Ma non è finita qui!

A noi di CASA BASE l'idea era piacita così tanto che non contenti abbiamo "ripreso il concetto" nel giugno del 2014 con questa nuova striscia:

pubblicata in contemporanea anche nella versione in lingua inglese.

Visto quello che poi "Coach Will" ha fatto nel box del suggeritore, noi di CASA BASE e, naturalmente, tutta la squadra degli ATOMICS siamo molto orgogliosi di aver “ispirato” una così grande stella di Hollywood durante questa storica giornata e gli siamo grati per aver voluto rendere omaggio alla nostra striscia:

ci fa veramente “gongolare” scoprire che Will Ferrell è un lettore, a quanto pare accanito, delle nostre strisce e sapere che, in questa giornata che passerà alla storia del baseball, ci sia stato anche un pezzetto di CASA BASE.

Per questo noi di CASA BASE possiamo solo digli:

“Grazie Will!”...

Dai la cera, togli la cera

Lun, 16/03/2015 - 09:05 -- Fabio Borselli

 

La mia amica Aurora, arbitro di softball, che ha scritto spesso per Softball Inside e che di professione fa la Mental Coach (è possibile consultare il suo sito web seguendo questo link) giorni fa ha pubblicato sul suo profilo facebook una fotografia contenente una citazione tratta dal film “the Karate Kid”.

Il film, che è uscito nell’ormai lontano 1984, racconta la storia di un giovane karateka e del suo maestro che lo guida alla scoperta della “vera” essenza dell’arte marziale del Karate.

Ricordo che, all’epoca dell’uscita nei cinema, il film mi era piaciuto e mi era piaciuta, moltissimo, la figura di sensei Miyagi anche se, credo, l’essere praticamente all’inizio della mia “carriera” di allenatore avesse favorito questo apprezzamento.

Stimolato dalla foto di Aurora sono andato a rivedermi il film…

La sensazione, questa volta è stata, però, abbastanza diversa:

il film mi continua a piacere (d’accordo, non è un capolavoro, ma si lascia guardare) ma non trovo più in Maestro Miyagi quella forza che, trent’anni fa, mi aveva così colpito.

Anzi, devo dire che, oggi, condivido ben poco della sua maniera di allenare.

Per spiegarmi:

credo che tutti abbiano, almeno una volta nella vita, sentito ripetere il tormentone “dai la cera, togli la cera” che è tratto direttamente da una scena del film, visibile seguendo questo link che porta sul canale YouTube di Softball Inside.

In questo breve estratto c’è l’essenza della filosofia di allenamento del maestro.

E c’è anche e tutto quello che non mi piace di quella stessa  filosofia.

Naturalmente non sono un allenatore di arti marziali, io mi occupo di baseball e softball, ma credo che dal punto di vista del metodo con il quale si insegna  e si apprende uno sport, questo sia del tutto irrilevante.

Per prima cosa, ripeto, che non credo che si possa imparare ed essere coinvolti in un gioco, in uno sport, senza praticarlo o giocarlo integralmente.

Come ho già detto nel mio post “fondamentali” (che si può leggere seguendo questo link) non credo che partire dal gesto tecnico, spesso nemmeno “completo”, ma frazionato nelle sue componenti più semplici, sia la strada giusta.

Chi non ricorda con noia e tristezza le “astine” e i “cerchietti” che riempivano le pagine dei quaderni di tutti i bambini che in quel modo, neanche tanti anni fa, imparavano a scrivere?

Ecco, “dai la cera, togli la cera” per imparare il Karate è come fare astine e cerchietti per imparare a scrivere o come, per parlare di baseball e softball, imparare a giocare tirando contro un muro (magari usando solo il polso).

In più:

“dai la cera togli la cera”, senza che l’atleta sappia a cosa serve quello che sta facendo, è secondo me la cosa peggiore che si possa fare. Questo perché la consapevolezza e la partecipazione, soprattutto emotiva ed emozionale, al processo di allenamento dell’atleta rinforza, prima di tutto, la sua motivazione e consente, poi, una maggiore partecipazione e una ben diversa "presenza".

E ancora:

nel film Miyagi ricorre, per insegnare, alla sua AUTORITA’, “Io dico, tu fai”, che è un altro tormentone del film, ma io sono convinto che la strada dovrebbe essere, invece, quella dell’AUTOREVOLEZZA.

C’è differenza tra i due termini, tutta la differenza del mondo e la ribellione di “Daniel San” ne è la prova evidente:

gli atleti credono e VOGLIONO credere in quello che il proprio allenatore gli dice e gli fa fare perché lo ritengono COMPETENTE, QUALIFICATO e INTERESSATO a loro e non perché, semplicemente, gli da degli ordini.

In conclusione credo che “dai la cera, togli la cera” sia stata una grande trovata cinematografica.

Una trovata che ha permesso al pubblico di ricordare il film, anzi, di ricordarlo così bene così da andare a vedere ben due “sequel” e un “remake”, ma che abbia, davvero poco a che fare con l’allenare.

 

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Fondamentali

Lun, 09/03/2015 - 12:36 -- Fabio Borselli

 

C’è la convinzione, molto diffusa, che per insegnare il baseball e il softball occorra partire dai “fondamentali” e che, successivamente, mettendo insieme questi “fondamentali” sia possibile arrivare al gioco.

Naturalmente io (e a quanto pare non solo io…) non sono d’accordo.

Non sono d’accordo perché non credo sia vero!

Nessun giocatore, in nessuno sport, impara a giocare così.

Realmente, qualsiasi sia lo sport di cui si parla, per cominciare a giocare e imparare si parte proprio dal gioco ed è per questo che sono convinto che gli allenatori, per allenare, debbano partire proprio da li, chiedendosi:

“cosa succede in una partita?”

Allenare, secondo me, vuol dire, prima di tutto, cercare di capire quello che succede, davvero, durante la gara e pensare l’allenamento in funzione di quello. Il tempo che si dovrebbe dedicare ad una situazione piuttosto che a un’altra dipende da quante volte queste situazioni capitano nel gioco:

se sono eventi che non succedono spesso allora gli si dovrà dedicare poco tempo, se al contrario sono eventi che si ripetono frequentemente, aumenterà anche il tempo in cui li alleno.

Partire dal gioco vuol dire partire dalla sua struttura, il che, naturalmente, non esclude che si debbano allenare i “fondamentali”, che sono indispensabili per il gioco stesso, ma non si può pensare il contrario:

non è possibile concepire il gioco come una semplice somma dei “fondamentali”.

Si devo insegnare a giocare e allenare il gioco.

Può capitare, è chiaro, che a volte, si debba prendere una parte del gioco (fondamentale) per allenarla in modo isolato, perché c’è bisogno che tutta l’attenzione del giocatore sia concentrata su quel gesto, su quel particolare problema, ma dopo averci lavorato si deve, subito, riportarla nel contesto del gioco.

La domanda da farsi è:

si deve insegnare la tecnica o si deve insegnare a giocare?

Naturalmente per insegnare a giocare bisogna, giocoforza, insegnare anche i  “fondamentali”, ma partire dal gioco per arrivare al fondamentale è una prospettiva diversa, rispetto al pensare che si debba prima insegnare la tecnica e che, poi, una volta imparatala, i giocatori siano pronti per giocare.

Il senso è che “si deve allenare quello che realmente succede in partita”.

Alla base di questa affermazione c’è la teoria dell’apprendimento motorio che definisce il baseball e il softball come “open skills”, cioè discipline "aperte”, in cui la prestazione dipende dall’ambiente esterno (avversario, terreno di gioco, ecc…) che è variabile e non costante.

Purtroppo, invece, per anni sono stati insegnati come se fossero sort “closed skills”, cioè come se fossero discipline “chiuse”, in cui l’ambiente esterno rimane, grosso modo, costante (come accade nel tiro, nella ginnastica o nei tuffi), adottando un metodo di insegnamento per tecniche e somma di tecniche, come si fa, ad esempio, con la ginnastica artistica.

Negli sport di squadra (come calcio, basket, baseball…) o di opposizione (come lotta o karate) la tecnica è condizionata permanentemente dalla situazione:

dall’avversario, dal  terreno di gioco, dall’arbitro…

Questo però che non significa che allora ognuno può usa la tecnica che vuole o, peggio, che non ci sia bisogno di “tecnica”:

ci sono, naturalmente, principi biomeccanici da rispettare e proprio in base a questo ci sono “i fondamentali”, ma proprio il fatto che si usi la parola “fondamentali” significa che ci sono anche tecniche che non sono “fondamentali”.

Battere la palla interna è come battere la palla esterna o la palla bassa? Si usa la stessa tecnica o sono tecniche diverse? Se sono diverse, ognuna di queste è un “fondamentale”?

Se si porta all’estremo questo ragionamento, solo per la battuta ci sarebbero almeno una dozzina di “fondamentali”, ma in questo modo, ovviamente, la parola “fondamentale” perderebbe senso.

In questo caso credo che non si debba parlare di “fondamentali”, bensì di tecniche.

Quando si dice: “fondamentale” di battuta, cosa si intende?

Di sicuro che l’atleta sappia mettersi in posizione nel box di battuta, che sappia eseguire il caricamento e come colpire la palla, che sappia gestire il timing, l’equilibrio e la sequenza dei gesti.

Ma da questo a saper battere, in gara, contro l’avversario, adattandosi ai lanci che arrivano, direi che ce ne passa…

 

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