baseball

Buon Senso...

Dom, 10/07/2016 - 20:22 -- Fabio Borselli

Il Basket italiano, purtroppo, non andrà alle Olimpiadi di Rio…

Perdendo il torneo pre-olimpico di Torino (sconfitta in finale contro la Croazia) la pallacanestro azzurra, deve abbandonare il sogno di tornare a giocare in un Olimpiade.

Non ho potuto, per ragioni facilmente intuibili, vedere la partita, il risultato negativo è però rimbalzato subito sul web e, cercando informazioni sulla rete, ho trovato, sulla pagina facebook de “la giornata tipo”  (dedicata, è bene precisarlo, al Basket...) questo commento/editoriale che riporto integralmente:

 

“Ripartiamo dai 14 mila di ieri sera e dalle tantissime persone che hanno seguito la partita in tutti i modi nonostante non fosse trasmessa in chiaro.

Ripartiamo dai tantissimi bambini felici di "esserci".

Ripartiamo dal buono di questa nazionale smettendola però di titolarla come "La Nazionale più forte di sempre" solo per fare più clic.

Non abusiamo della parola "talento".

Investiamo nei settori giovanili, diamo più fiducia ai nostri 18 enni buttandoli in campo senza mettergli davanti stranieri di quinta/sesta scelta.

Produciamo giocatori, facciamolo in maniera continuativa, nazionali come Serbia o Croazia hanno costantemente ricambi generazionali di livello perché credono nei giovani. Noi no.

Programmiamo a medio/lungo termine a 360 gradi nella pallacanestro:

smettiamola di proporre nel 2016 eventi che non sono eventi, diamo un servizio al tifoso che paga, diamo punti di ristoro, attività collaterali, svago, accoglienza, servizi e tanto altro alla risorsa più importante dello sport, l'appassionato.

Basta con lotte politiche, pensiamo allo sport in maniera manageriale, proviamo a generare profitti, ad investire, a far trovare pronte migliaia di canotte ufficiali dei propri beniamini, ampliamo le voci di spese e di guadagno.

Ci sono tanti sport che hanno attraversato periodi bui, che hanno dovuto digerire tante delusioni sportive, ma attraverso idee, programmazione, investimenti e persone competenti sono riusciti ad invertire la tendenza negativa.

Più che all'ennesimo risultato mancato della Nazionale, pensiamo a tutto il movimento.

Il movimento, lo dice la parola stessa, ha bisogno di muoversi, non di rimanere fermo.

Fermo mentre gli altri vanno avanti.”

Non so voi, ma da uomo di Baseball e di Softball, da tecnico di Baseball e di Softball, da appassionato di Baseball e di Softball ho trovato nelle parole di RAFFAELE FERRARO (il curatore della pagina “la giornata tipo”) tanto buon senso e tanta lungimiranza da farmi dimenticare, per un attimo, che parlava di basket…

Credo, anzi sono sicuro, che tutto quello che ha scritto possa, con minime variazioni, essere diagnosi e cura per i mali che impediscono al Baseball e al Softball di diventare davvero “sport” invece che rimanere dei semplici “passatempo”.

A breve verrà sancita la riammissione del Baseball e del Softball nel programma olimpico, spero che il nostro “movimento” riesca a non rimanere fermo.

 

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Senza Parole

Dom, 19/06/2016 - 20:29 -- Fabio Borselli

 

Questo post non doveva essere questo...

Ma succedono cose che cambiano le cose...

Copio e incollo quanto segue dala pagina facebook della mia squadra, l'ATOMS' CHIETI, che nella giornata di ieri ha subito un furto:

"Nella giornata di ieri (sabato 18 giugno) la nostra società è stata vittima di un grave furto, avvenuto al campo Santa Filomena di Chieti Scalo.

Dei ladri si sono introdotti nel nostro spogliatoio, hanno sfondato magazzino e armadietto e hanno rubato 12 mazze da softball.

Per la nostra squadra un danno gravissimo, perchè oltre al valore economico delle mazze (circa duemila euro) c'è il danno tecnico provocato alle atlete, che si trovano nel bel mezzo di un campionato.

Senza mazze non si può giocare.

Un atto vile, nei confronti di una società come l'Atoms' Chieti (chi ci conosce lo sa bene) che senza l'aiuto economico di parte di nessuno, senza alcuno sponsor, ogni giorno tra mille difficoltà lavora con dedizione e impegno, per la promozione del softball tra bambini e ragazze.

Chi compie un furto resta sempre e solo un vigliacco.

Chi lo compie ai danni di una società sportiva lo è ancora di più.

IMPORTANTE:

la Polizia Scientifica ha effettuato ogni tipo di rilievo su impronte e tracce lasciate dai ladri.

Le mazze sono state tutte catalogate e sono riconoscibilissime.

La nostra speranza è solo che si tratti di una bravata e che le mazze non vengano usate per scopi criminali, che nulla hanno a che fare con il nostro bellissimo sport."

Non è la prima volta che lo vedo succedere...

Rimango, ogni volta, sorpreso e ferito...

So che è SOLO sport e che delitti ben più gravi vengono commessi, ogni giorno, ai danni di persone e cose e che, forse, di fronte a quelle questo "furto da rubagalline" è una piccolezza...

Ma questo non mi fa star meglio, per niente.

 

Nelle mani della ANONIMA FUMETTI...

Ven, 20/05/2016 - 11:25 -- Fabio Borselli

 

In perfetto stile "contro" è arrivato, stamattina, sulla casella di posta di Softball Inside questo scarno comunicato della sedicente ANONIMA FUMETTI:

 

"basta! Non è più tollerabile! Le cose devono cambiare!

Queste modalità,questi comportamenti, questo malcostume deve cessare immediatamente.

La ANONIMA FUMETTI, organizzazione di stampo satirico,

che non si riconosce nemmeno se si guarda allo specchio,

non può tollerare oltre e ha deciso di venire alloscoperto, uscendo dalla clandestinità e dai circuiti sotterranei

che hanno fatto circolare, fino a oggi, le sue inascoltate grida di dolore e di sdegno.

 

Affidiamo a Softball Inside il nostro messaggio.

 

Non saranno tollerate omissioni o cancellazioni, ne tantomeno alterazioni,

a quanto verrà di volta in volta inviato per la pubblicazione.

Ogni opera della ANONIMA FUMETTI dovrà essere immediatamente e integralmente pubblicata

entro 24 ore dall'invio, in caso contrario il sito sarà oggetto di severe contromisure satiriche.

 

Seguiranno ulteriori istruzioni".

 

Prendo sempre molto sul serio le minacce di "ritorsioni satiriche", ecco quindi pubblicato il comunicato come da istruzioni ricevute...

 

"Gira il piede"

Lun, 16/05/2016 - 08:08 -- Fabio Borselli

 

Lo ammetto, anche io l’ho detto e ripetuto, per anni, sbagliando.

A mia parziale discolpa posso dire che ero giovane e inesperto e, soprattutto, poco attento e poco “scienziato e studioso” del mio sport.

Ero, invece, molto volenteroso e quello che dicevano “quelli bravi” mi sembrava assoluta verità e mai mi sarei sognato di metterla in discussione.

Erano anche tempi in cui le uniche immagini reperibili sul nostro sport erano le fotografie su TUTTOBASEBALL, quelle sui manuali (pochi) vecchie di 30 anni o i filmati in WHS nei quali, data la velocità di esecuzione e la scarsa qualità era difficilissimo vedere qualcosa, specialmente se quel qualcosa non lo si stava cercando.

Oltretutto, poi, le foto, in posa plastica, confermavano quello che volevamo vedere.

Poi sono arrivati i "social" e le riprese in HD, poi le telecamere ad alta velocità e, improvvisamente, migliaia di informazioni sono diventate disponibili e certe cose che “sembravano così” sono diventate “qualcos’altro”.

Improvvisamente il nostro ripetere ossessivamente "gira il piede", riferito al piede posteriore del battitore non aveva iù nessun significato, anzi era palesemete sbagliato e, forse, il motivo per cui i nostri battitori, salvo casi eccezionali, quella palla non riuscivano poi a colpirla così forte.

Il retaggio del "gira il piede", parafrasato nelle stragi di insetti schiacciati o in milioni di sigarette spente, mi è tornato davanti con prepotenza recentemente:

ho visto battere, con poca potenza e poca fluidità, una giocatrice non più giovanissima, una di quelle cresciute e "addestrate" a ruotare, premendo a terra, con forza, il piede posteriore, incapace, per questo, di trasferire il peso sulla gamba anteriore e quindi, in ultima analisi, sulla palla.

L'equivoco, lo ripeto, veniva da quello che i nostri occhi vedevano:

dopo l'impatto con la palla, per rallentare la mazza e terminare l'azione di battuta, trasformandola in quella di corsa, il peso del corpo "ritorna", brevemente, anche se non completamente, sulla gamba posteriore e l'unico modo per "assorbire" questo ritorno è che il piede, che al momento del contatto è completamente scarico, spesso sollevato dal terreno, dopo aver "spinto" contro la gamba anteriore, torni a terra e si "faccia carico" di quel peso.

Guardando le foto, senza avere la possibilità di analizzare il movimento "frame by frame" era facile ipotizzare che quel piede, quel dannato piede, non si fosse mosso da terra e che, anzi, uccidendo l'ennesimo insetto, avesse, semplicemente ruotato.

 

Anche se è assolutamente dimostrato, ci sono milioni di filmati e di fermo immagine a provarlo, quello qui sopra ne è un esempo, che i più forti battitori, sia di baseball che di softball (visto che, è bene ricordarlo, la meccanica del gesto tecnico è identica e l'unica cosa che cambia è l'angolo con cui arriva la palla) al momento del contatto trasferiscono completamente il peso del corpo sulla gamba anteriore e che il piede posteriore, per questo, è libero di sollevarsi da terra (oppure di essere "trascinato" in avanti da questo trasferimento) continuiamo a sentire, troppo spesso l'indicazione di girare il piede.

Fortunatamente la tecnologia ci ha aiutato a capire e la necessità di non andare contro la biomeccanica ha fatto il resto:

ora per enfatizzare il movimento delle anche che, queste si, "ruotando" favoriscono il veloce trasferimento del peso, possiamo smettere di fissare, in modo assai illogico, l'attenzione sui piedi e contemporaneamente salvare da un'orribile morte per stritolamento milioni di insetti innocenti.

 

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Un gioco ingiusto

Lun, 02/05/2016 - 08:08 -- Fabio Borselli

 

Non me ne vogliano gli amici arbitri...

Questo post parla di loro, dell’impatto che hanno sul GIOCO, di come vengono percepiti e della profonda INGIUSTIZIA che, a ben guardare, si nasconde dietro al loro ruolo.

Chi mi conosce lo sa, non sono tenero con chi si approccia al GIOCO senza tenere presente regole e regolamento, siano tecnici, giocatori o ufficiali di gara (il pubblico… quello è un’altra storia…):

in sport estremamente tecnici come il baseball e il softball, le regole, da sempre, condizionano la tecnica e l’evoluzione del GIOCO è figlia di adattamenti dell’una alle altre e viceversa.

Nel GIOCO, sarebbe impensabile il contrario, sono compresi gli arbitri.

Gli arbitri…

Che a loro piaccia o meno sono e saranno, visti dal dugout, come i colpevoli di tutti gli errori, di tutti i fallimenti e di tutte le sconfitte.

Non è bello, non è corretto, non è elegante, non è, soprattutto, giusto, ma è, assolutamente, così.

Naturalmente ci sono arbitri esperti e ci sono arbitri inesperti, arbitri molto bravi e arbitri un po’ meno bravi, arbitri che capiscono il proprio posto nel GIOCO e arbitri che questo posto lo disconoscono, ma tutti, lo spero ardentemente, dovrebbero essere, comunque, in campo al servizio del GIOCO.

Quanto detto sopra vale anche per allenatori e giocatori (il pubblico… quello è un’altra storia…) che, senza doverlo ripetere, possono essere più o meno bravi più o meno esperti, più o meno CONSAPEVOLI.

Tutti gli “attori” della partita, consapevoli del proprio ruolo, dovrebbero far si che il GIOCO, sia appagante per chi gioca e bello per chi lo guarda.

Magari fosse così.

In ogni partita, sempre e comunque, purtroppo, si possono vedere:

giocatori inferociti per una chiamata di STRIKE (o di BALL, o di OUT,  di SALVO, tanto fa…) che perdono la loro concentrazione per inveire e protestare su quell’ERRORE fondamentale, quella profonda ingiustizia perpetrata nei loro confronti, dimenticandosi che, magari, prima di quella chiamata, hanno sbagliato due o tre giocate (quelle si, fondamentali), preso un paio di decisioni discutibili e provato a battere lanci molto lontani dalla mazza…

Allenatori che, invece di assomigliare a strateghi dai nervi saldi, attenti a ogni segnale proveniente dal campo, solutori di problemi fedeli al proprio “game plan”, si trasformano in mitologiche bestie schiumanti rabbia, che trasudano irritazione per ogni chiamata contraria alla propria squadra, dimenticandosi che, la stessa chiamata, stretta, difficile, fortunata, li ha favoriti un secondo prima.

Arbitri che, mai e poi mai, vengono assaliti dal dubbio, che invece di impersonare il saggio garante del GIOCO, si trasformano in crudeli quanto irreprensibili carnefici, dimenticando che, spesso, le vittime di quel poter assoluto che esercitano, sono proprio loro e che, la tensione e il nervosismo che gli viene riversato addosso, anche dalle tribune (ma il pubblico si sa, è un'altra storia…) fanno parte della profonda INGIUSTIZIA del gioco.

Perché è verità assoluta, dogmatica e innegabile che Baseball e Softball siano giochi ingiusti e che gran parte di questa ingiustizia è data dal fatto che tutto quello che succede in campo, senza eccezioni, dipende, anzi è, determinato dal GIUDIZIO dell’arbitro.

Nel Baseball e nel Softball, infatti, il giudizio arbitrale “è”, a tutti gli effetti, il regolamento:

non c’è OUT o SALVO, battuta BUONA o FOUL, lancio STRIKE o BALL che non venga SENTENZIATO dal direttore di gara e ogni azione, ogni giocata, ogni decisone sono, immancabilmente, sottoposte al suo giudizio.

Il valore del giocatore, di ogni giocatore, relativamente alla propria precisione, velocità, abilità e capacità decisionale è GIUDICATO dall’arbitro, così come lo stesso arbitro GIUDICA la bontà delle scelte dell’allenatore e l’efficacia delle sue decisioni.

Può non piacere, è profondamente ingiusto, ma è così.

Punto.

Mi piacerebbe, allora, che, in questo gioco ingiusto, prima o poi, si possano vedere partite in cui i giocatori se ne vanno, sicuramente arrabbiati ma sereni, dopo uno “strike-out”, allenatori che escono dal dugout per CHIEDERE, magari gentilmente, invece che ESIGERE e PROTESTARE, e arbitri che ascoltano veramente, consapevoli di quanto la loro CHIAMATA significhi nel GIOCO.

Arbitri capaci di dire, qualche volta, “HO SBAGLIATO” (se si rendono conto di averlo fatto, naturalmente) cambiando la loro “prima impressione” (magari con l’aiuto del collega, visto le continue lamentele sulla difficoltà di arbitrare DA SOLI) consapevoli che la loro reputazione, il loro valore e la loro figura ne uscirebbe ingigantita e non ridimensionata.

Credo che il valore di un arbitro, come di un giocatore e di un allenatore, non dipenda dal fatto che NON SBAGLIA MAI, ma da quello che fa dopo che ha sbagliato.

Se tutti in campo si comportassero così, allora, forse, il GIOCO, rimanendo comunque ingiusto, avrebbe probabilmente più estimatori, magari più pubblico, anche se il pubblico si sa, è un’altra storia…

 

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