baseball

Blue Moon

Lun, 20/04/2015 - 09:51 -- Fabio Borselli

 

Ero un bambino davvero molto piccolo e quell’ora avrei dovuto già essere a letto…

Invece ricordo molto bene le voci di Tito Stagno e Ruggero Orlando, provenienti dal televisore di casa, che raccontavano lo sbarco dell’UOMO sulla luna.

Erano le 22 e 18 minuti più o meno (20:17:40 UTC) del 20 luglio 1969, quando il veicolo lunare EAGLE si posò, per la prima volta, sul suolo del mostro satellite.

Di quella missione, ho verificato di persona, quasi tutti ricordano il nome del primo uomo a scendere dal modulo lunare, il comandante Neil Armstrong (anche se qualcuno lo confonde con Louis… ) e le sue prime parole, dette appena messo piede sulla luna:

“That's one small step for man, but giant leap for mankind (questo è un piccolo passo per un uomo, ma un grande balzo per l'umanità)”.

Se chiedo, invece, chi fossero Michael Collins o Edwin Aldrin nessuno, o quasi, sembra sapere di chi stia parlando:

Michael Collins era il pilota del modulo di comando dell’APOLLO 11 ed è rimasto in orbita intorno alla luna mentre i suoi due colleghi scendevano sul satellite.

Edwin Aldrin, da allora noto come “Buzz”, era il pilota del modulo lunare, quello che ha portato, volando praticamente a vista, la navicella a toccare il suolo.

Buzz Aldrin è stato, materialmante, il “secondo uomo sulla luna”, mentre Collins la luna l’ha vista solo dall’oblò della sua astronave mentre aspettava il ritorno dei compagni.

Per completezza bisogna ricordare che della squadra che ha conquistato la luna facevano parte, oltre alle decine di tecnici addetti al controllo missione (per tacere di chi ha progettato e costruito l’astronave) anche altri tre astronauti, che da terra (almeno per quella volta) non si sono nemmeno staccati:

l’equipaggio di riserva, che si è addestrato e allenato insieme ai “titolari”, ma che poi li ha guardati partire.

Quasi nessuno conosce i loro nomi:

James Lovell, comandante; William Anders, pilota modulo di comando e Fred Haise, pilota LEM.

Tutto questo, però, cosa c’entra con baseball e softball (e con lo sport in generale)?

Credo che si possa concordare che portare l’uomo sulla luna sia stata una performance di squadra!

Certo, alla fine, c’è stato chi è salito sul podio, illuminato da flash e riflettori, ma non avrebbe potuto farlo da solo, senza la SUA squadra.

Purtroppo lo sport, anche quello di squadra, ha bisogno di idoli e di campioni. Ha bisogno di tanti NEIL ARMSTRONG che, anche se supportati e sostenuti dalla squadra, arrivano, però, per primi… Sembra quasi che sia possibile, per qualche giocatore, vincere (o perdere) da solo, mentre i compagni di squadra restano in disparte a guardare.

Ma dimenticare che baseball e softball sono sport di squadra è imperdonabile.

Lo è ancora di più quando si tratta di preparare i giocatori.

Ogni atleta è un individuo a se stante e deve essere supportato e allenato come individuo, rispettando le sue esigenze, le sue necessità e le su inclinazioni. Non è possibile dimenticare, però, che la sua individualità deve essere, obbligatoriamente, messa al servizio della squadra.

Questo vuol dire che oltre allo sviluppo delle abilità individuali l’obiettivo dell’allenamento debba essere anche lo sviluppo delle attitudini e delle abilità collettive.

È vero che posso allenare l’interbase a raccogliere la palla battuta anche con esercizi analitici, svincolati dal “momento gioco”, ma è anche vero che durante la gara la sua performance sarà legata e determinata a quella di tutti i compagni che lo circondano. Allenare i giocatori singolarmente si può e si deve fare, ma non si può pensare che l’allenamento individuale sia risolutivo.

L’allenamento collettivo, con la condivisione dei punti di forza e la scoperta delle debolezze proprie e altrui è quello che permette poi, durante la gara, di risolvere le situazioni, di superare le crisi, di sostenere il compagno in difficoltà

Tirare "bene" a “quel compagno li”, del quale si conosce la difficoltà nella presa se il tiro è “spostato di la”, sarà frutto di un adattamento alla situazione che non sarebbe possibile senza una completa consapevolezza delle sue caratteristiche e capacità. Consapevolezza che si raggiunge con la conoscenza e con la familiarità…

Non scopro certo l’acqua calda se dico che baseball e softball sono sport particolari, nei quali la componente individuale è assolutamente esaltata rispetto a tutti gli altri sport di squadra, ma sono convinto che, proprio per questo, la capacità della squadra di giocare in team possa aiutare ed esaltare la prestazione individuale.

Sono convinto che la squadra si debba allenare insieme per, poi, poter giocare insieme.

Sembra scontato, ma non sempre lo si vede fare.

 

Se ti è piaciuto questo post forse ti potranno interessare anche:

Auto-Efficacia ed approccio all’agonismo

Aumentare l'Auto-Efficacia

Programmazione degli obiettivi e prestazione

Coach Convention e formazione

 

CASA BASE e MLB Italia

Lun, 23/03/2015 - 08:41 -- Fabio Borselli

 

I terribili ATLETICS segnano un altro punto:

a partire dal mese di marzo, infatti, USA BASEBALL MAGAZINE, pubblicazione virtuale “inventata” e realizzata da Andrea Andrian (Dree per gli amici), motore instancabile del sito web MLB Italia ospiterà le strisce di CASA BASE.

Quando Andrea, che per inciso è anche web master di BaseballFVG, Italian Baseball Photo Gallery e membro di SABR Italia, ci ha contattato per chiederci di partecipare al suo progetto noi di CASA BASE abbiamo aderito con entusiasmo, visto che siamo convintissimi che chi si occupa di baseball e di softball in Italia debba riuscire a “fare sistema” e a collaborare per “diffondere il verbo”.

Il magazine virtuale avrà cadenza mensile e ospiterà, come segnala lo stesso Andrea:

“una raccolta di tutte le migliori notizie di mlbitalia.it! Il magazine è prodotto in una versione adatta a tutti i tipi di lettori portatili, dal cellulare, al tablet, a tutti i personal computer, creata apposta per chi non è riuscito a seguire a fondo le notizie dal campionato statunitense”.

Il numero di marzo di USA BASEBALL MAGAZINE, può essere scaricato, gratuitamente, in formato PDF, seguendo questo link, che porta direttamente alla pagina del magazine sul sito MLB Italia.

Gli ATOMICS ringraziano sentitamente Andre “Dree” Andrian per la possibilità che il suo magazine offre a CASA BASE, il baseball a fumetti, di poter raggiungere anche i fans italiani della Major League Baseball.

 

Se ti è piaciuto questo post forse ti potranno interessare anche:

Ancora sui battitori Mancini

La seduta di allenamento - la Struttura

The simpsons, Bill James ed il baseball: ecco “MoneyBart”

Allenare le donne: le differenze di genere

Pagine

Abbonamento a baseball