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Arrivano i Bulls

Mar, 24/02/2015 - 08:30 -- Fabio Borselli

 

La mia amica Lilly colpisce ancora.

Non le è bastato aver pensato e costituito una nuova Società praticante il baseball ed il softball, i Rescaldina Bulls.

Non le è bastato averla fatta diventare, in brevissimo tempo, una solida realtà del territorio, non solo a livello sportivo ma, anche e soprattutto, a livello sociale e culturale.

Adesso, coronando un sogno inseguito da tempo, su questa avventura, i Rescaldina Bulls appunto, ci scrive su anche un libro.

Il volumetto scritto da Lilly Rossetti e corredato dalle illustrazioni create da Stefano D’Odorico e Martina Sogni è reperibile on line, sul sito di editoria digitale LULU.com, seguendo questo link. Sono due le versioni ordinabili, quella nel classico formato cartaceo e la più moderna versione ebook.

Le storie dei Bulls sono una pubblicazione rivolta ai bambini, adatta a sviluppare la lettura ma anche ideale per poter conoscere di più il gioco del baseball. Questo non vuol dire che non sia un libro nel quale gli adulti, possano trovare spunti per riscoprire l’importanza di un atteggiamento costruttivo verso i ragazzi, quale quello che i tecnici volontari, gli educatori e i genitori possono e devono offrire alle nuove generazioni.

Naturalmente io ho già il libro e lo ho anche già letto:

Liliana, che ringrazio, mi ha, infatti, dato la possibilità di "scoprirlo" in anteprima e di poterlo apprezzare per quello che è:

una raccolta di storie nate dal campo di gioco che sono, secondo me, le storie di ogni bambino, di ogni allenatore, di ogni genitore, di una qualsiasi squadra giovanile di baseball

 

A ruota libera dopo la trentesima convention…

Lun, 02/02/2015 - 08:56 -- Fabio Borselli

 

Torno dalla Coach Convention molto stanco, ma soddisfatto.

I “commenti di corridoio”, come al solito, sono contrastanti:

a qualcuno è piaciuta, a qualcuno no…

Molti hanno deciso a priori il proprio gradimento e qualsiasi cosa fosse successa non avrebbero (e non hanno) cambiato idea…

La sensazione che ho avuto, nettissima, è che baseball e softball siano di fronte ad una svolta:

evolversi o morire.

Capisco che può sembrare un’affermazione molto negativa, drastica, estrema.

Ma se penso agli interventi, supportati da cifre e dati assolutamente deprimenti, di Laura Bortoli e Andrea Ceciliani e li confronto con quanto vedo succedere, quotidianamente, sui nostri campi non vedo come potrei essere meno negativo.

Evolversi o morire.

Le Società spariscono a vista d’occhio, le squadre sono sempre di meno e i roster sempre più corti…

Pochi bambini e bambine, a parte pochissime isole felici, in clamorosa controtendenza, scelgono di praticare il baseball ed il softball, anzi diciamo che sempre meno bambini e bambine praticano sport…

I pochi atleti che abbiamo non emergono, non si evolvono, non maturano…

E quelli che lo fanno sono numericamente rari come le proverbiali “mosche bianche”.

Eppure noi, tutti noi, specialmente noi tecnici siamo impegnati nella contemplazione del nostro ombelico, alla ricerca del “talento” da lanciare, sperando di essere ricordati come gli scopritori del “prossimo italiano in Major League”.

Siamo tutti, perennemente, preoccupati della lunghezza del passo, dei gomiti troppo bassi, della posizione dei piedi, dei punti di rilascio… Così da perdere di vista un fatto semplicissimo:

i nostri atleti (fatte salve le purtroppo rare eccezioni) raramente lo sono davvero, atleti, intendo.

I nostri ragazzi vengono “addestrati” e specializzati in modo da farne dei “fenomeni dodicenni” che, poi, quando arrivano a 16 anni, o sono “bolliti” (tecnicamente si chiama blocco prestativo) o hanno smesso di giocare da tempo.

Non mi sto inventando nulla:

basta fare un giro per i campi e le palestre dove il “futuro del baseball e del softball” si prepara e cresce per rendersi conto di questo.

Non abbiamo nessuna speranza se non cambiamo qualcosa…

Evolversi o morire.

Io, nella mia ingenuità, penso ad un baseball ed un softball che diventino un esempio per gli altri sport e penso che sia davvero possibile decidere di percorrere una strada diversa.

Vorrei che gli allenatori decidessero di mettersi al servizio dei bambini e li aiutassero a sviluppare il loro potenziale di PERSONE, rispettando i loro tempi ed i loro modi di imparare, senza imporre la propria visione del mondo e senza utilizzarli per soddisfare ed alimentare il proprio EGO.

Credo che sia possibile pensare a fare sport giovanile, agonistico e competitivo, senza per questo trasformare i bambini in adulti, ma rispettando, attraverso un  percorso condiviso da tutto il movimento, la loro necessità di “giocare”.

Credo che sia giunto il momento di prendere atto che, anche se giochiamo a baseball e a softball, non siamo né in America né tantomeno  in Giappone (né in nessun altro paese dove il baseball ed il softball sono diffusi e conosciuti) e che, proprio per questo, dobbiamo riuscire a trovare il NOSTRO percorso, perché, lo abbiamo capito, scimmiottare quello degli altri non funziona.

Evolversi o morire… Voglio credere che saremo capaci di scegliere l’evoluzione.

 

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