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Ma se lo sappiamo, perché non lo facciamo?

Lun, 19/09/2016 - 13:11 -- Fabio Borselli

 

Negli ultimi anni sono stato fortunato:

come “formatore” ho potuto incontrare decine (forse centinaia…) di “aspirati allenatori” a e di tutti i livelli di preparazione, formazione, ispirazione.

Uno dei concetti FONDAMENTALI (a mio modesto parere) che cerco di “far passare” è quello di MODELLO PRESTATIVO.

La considerazione che sta alla base di questo MODELLO è, in fondo, molto semplice e molti studiosi di cose sportive che ne hanno scritto sembrano parlare della “scoperta dell’acqua calda”:

“Il miglior maestro per l’allenamento è la gara” (Cramer, 1987)

“Dalla gara capiamo che cosa dobbiamo allenare” (Krauspe-Rauhut-Teschner, 1990)

“Se la gara è il miglior allenamento è anche vero che un buon allenamento deve per forza avere il carattere di una gara” (Northpoth, 1988)

Di fatto tutto ciò vuol dire, semplicemente che l’allenamento deve essere coerente con la gara:

in allenamento il giocatore e la squadra devono prepararsi ad affrontare ciò che si troveranno, realmente, di fronte durante la partita.

Per definire il MODELLO PRESTATIVO del baseball e del softball (davvero molto, molto vicini, nonostante le differenze tra i due sport) si deve perciò, prima di tutto, partire dall’osservazione del gioco per poterne, poi, ricavare indicazioni sul cosa e come fare per incrementare la possibilità di performance.

Grazie a un lavoro di ricerca molto approfondito (svolto, in Italia, da Colli, Faina e Machetti  nel 1987 e completato da Madella, Mantovani e Aquili nel 1992) è possibile fare questo breve elenco di considerazioni relative alla partita:

  • Costante alternanza tra azione e pause.
  • Mediamente, solo un lancio su tre evolve in una azione di gioco.
  • In nessun caso si sono verificate più di 20 azioni in metà inning, mentre sono stati effettuati anche 50 lanci.
  • Questo evidenzia il diverso impegno metabolico in relazione ai ruoli.
  • Le azioni durano in media 4"47 (+/- 2"45), sia nel baseball che nel softball.
  • La pausa media tra un lancio ed un altro è di 23" (+/- 13").

Da queste è possibile arrivare alle seguenti conclusioni:

  • le azioni di gioco si succedono ogni 45/50 secondi circa e la loro durata è estremamente breve,
  • è richiesta una elevata capacità di esprimere potenza in tempi brevissimi.
  • c’è un ELEVATO utilizzo del sistema anaerobico alattacido, uno SCARSO utilizzo del sistema aerobico lattacido e l’utilizzo del sistema aerobico praticamente NULLO,
  • le qualità motorie necessarie sono rappresentate da alti livelli di forza esplosiva e di rapidità,
  • necessita lo sviluppo delle capacità coordinative al massimo livello.

Detto questo ne consegue che le modalità di allenamento, ferma restando la necessità di agevolare l’apprendimento della tecnica, siano assolutamente certe e direttamente riconducibili alla partita.

Provo a puntualizzare:

nel gioco “reale”, il terza base, per esempio, raccoglie la palla battuta e, spesso, in condizioni di disequilibrio, sotto la pressione dell’avversario e risolvendo una miriade di problemi (che possono andare dal ritardo del suo compagno nel coprire la prima base, alle condizioni di luce, passando per rimbalzi irregolari o rotazioni “strane” della pallina) effettua il tiro per l’eliminazione.

Questa sequenza di azioni, lo dice l’analisi del gioco, dura circa quattro secondi nel baseball, circa tre nel softball (se dura di più, mi dispiace... Sarà per un’altra volta: il corridore è SALVO!) dopo di che c’è una lunga pausa e non è detto che la battuta successiva (mediamente una ogni 2/3 lanci) sia di nuovo sul terza base.

In quest’ottica, quale significato hanno infinite ripetizioni, che durano anche 5/10 minuti consecutivi, di presa della palla (magari battuta alla stessa velocità, angolazione e profondità, per aumentare la standardizzazione) senza nessuna pausa, con la velocità di esecuzione in vertiginoso calo ad ogni nuova sequenza presa/tiro, perdendo le caratteristiche fondamentali de baseball (per non parlare del softball) che sono la rapidità e l’esplosività del gesto?

Non sarebbe più “allenante” inventarsi qualcosa di più vicino alla gara, anche e soprattutto dal punto di vista della “pressione” emotiva?

Per non parlare della battuta… 30/40/50 swing in una sequenza pressoché continua, senza soluzioni di continuità… Con la velocità della mazza che cala a ogni ripetizione e il gesto che si adatta alla fatica muscolare… Senza che il lancio in arrivo cambi mai di “consistenza”, di direzione, di velocità o di angolo… Peccato che i nostri battitori, in gara, facciano al massimo 2/3 swing per turno di battuta…

Non esiste, davvero, un modo per allenare i battitori che sia più “like a game”?

Il concetto di MODELLO PRESTATIVO è ormai ben conosciuto (lo tocco con mano a tutti i corsi cui partecipo) e, almeno a giudicare dalle tesine, dalle risposte ai questionari e dalle discussioni, ben compreso.

Manca l’ultimo passo però, quello più importante:

adattare l’allenamento al MODELLO, superando la tradizione, “quello che si è sempre fatto”, se questo va in netta contrapposizione al MODELLO stesso.

In fondo la domanda fondamentale che dovremo farci è davvero:

Ma se lo sappiamo, perché non lo facciamo?

 

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L'allenatore

Lun, 05/09/2016 - 08:08 -- Fabio Borselli

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Mi capita di fermarmi ai bordi di un campetto di baseball di periferia.

Mi capita di fermarmi a osservare i ragazzi che aspettano di allenarsi.

Prima, li vedo giocare spensierati con una palla mezzo scucita e di quell’indefinibile colore che hanno le palle da baseball un po’ vecchie.

Poi, vedo il loro cambiamento, di umore e di approccio, una volta avvistato l’allenatore in arrivo.

Quel cambiamento, per capirci un po’ da “giorno dell’interrogazione”, si vede negli occhi, nei gesti, nella postura.

Incuriosito mi fermo, c’è una specie di “parterre” di fortuna, e mi siedo a guardare l’allenamento.

I ragazzi non sono molti, forse una dozzina, ma sono diligenti, ordinati rispettosi:

corrono in silenzio, in silenzio seguono un compagno al centro del cerchio che guida il riscaldamento, altrettanto in silenzio si mettono a coppie e palleggiano poi, tutti insieme attorniano il coach che da le direttive:

allenamento di battuta.

Tralascio di raccontare la noia provata a seguire questo “eterno” batting practice e sorvolerò anche sul fatto che in circa 45 minuti ogni bimbo ha, di fatto, girato a mazza 30 volte e “pascolato” tra prato e terra rossa nel tempo restante.

Arriva qualche genitore, si siede e ci scambiamo due parole, poi la loro attenzione è tutta per i figli, la passione per il gioco è palpabile e i commenti sono tutti del tipo: “che buon contatto!”, “ha proprio un bello swing”, “peccato per quelle mani troppo basse”…

Li sento parlare dell’allenatore, di come ha portato una “mentalità vincente”, di come ha corretto molti errori dei ragazzi, anche se c’è ancora “tanto da fare”, di come la squadra “sia pronta” grazie a lui.

Osservo il mio collega con un pizzico di invidia e mi dico che sarebbe bello sentire genitori o atleti che parlano così di me.

Poi lo osservo meglio e vedo che, dopo ogni lancio, ripeto:

dopo ogni singolo lancio, arriva precisa e implacabile una sua correzione/indicazione/puntualizzazione:

“tieni le mani alte”, “guarda la palla”, “hai fatto il passo troppo lungo”, gira più veloce”, “tieni la mazza parallela” e altri “slogan” perfettamente conosciuti a chi frequenta i campi di gioco da troppo tempo come me.

Lo osservo alla fine del “giro di battuta” radunare la squadra e spiegare, per quasi un quarto d’ora, come LORO, i ragazzi, siano ancora lontani dalla perfezione, su quanto ci sia da lavorare per, poi, fargli vedere “lo swing giusto”.

Saluto i genitori che stanno elogiando le grandi conoscenze del “mister” e mi allontano riflettendo…

Ho un turbine di pensieri per la testa e scrivendo queste righe altri mi si affollano nella mente.

Ma su tutti una domanda:

cosa deve fare l’allenatore? Quale è, davvero, il suo mestiere?

Nonostante il grande successo riscosso tra i genitori e supportato, invece, dalle facce tristi di quasi tutti i bambini, io sono convinto che quello che ho visto non sia allenare, o almeno non sia allenare bene:

allenare è, di questo sono assolutamente convinto, mettersi al servizio del gioco, della squadra, dell’atleta.

Allenare è osservare e studiare per capire quello che si vede.

Allenare è utilizzare quello che si conosce e quello che si impara per far si che quello che si vede, l’atleta e il suo approccio al gioco, possano far parte del gioco per quello che possono dare, non per quello che ci piacerebbe che dessero.

Allenare non è “insegnare a battere”, allenare è “aiutare a battere, nonostante”.

Allenare non è cercare la perfezione, allenare è aiutare gli atleti a usare la loro imperfezione al meglio.

Allenare non è creare dipendenza, allenare è dare indipendenza.

Allenare non è scegliere al posto dell’atleta, allenare è dare possibilità di scelta a ognuno dei propri giocatori.

Certo è più difficile! Molto più difficile!

È molto più semplice continuare a ripetere all’infinito “frasi fatte” che, a torto o a ragione crediamo possano cambiare le cose.

È ancora più semplice convincere i giocatori che possono cambiare il loro modo di tirare, o di battere o di prendere la palla ascoltando le mie indicazioni piuttosto che inventare e strutturare le cose in modo che quello che dico sia facile da fare.

Credo che allenare non sia una semplice questione di tecnica o di appeal.

Non conta quello che sai tu, ma quello che alla fine non solo sanno, ma sanno fare, quelli che hai allenato e, mi scuso se suona molto o troppo retorico, conta molto quello che sei capace di imparare, ogni volta, anno dopo anno, dai giocatori che alleni.

 

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Buon Senso...

Dom, 10/07/2016 - 20:22 -- Fabio Borselli

Il Basket italiano, purtroppo, non andrà alle Olimpiadi di Rio…

Perdendo il torneo pre-olimpico di Torino (sconfitta in finale contro la Croazia) la pallacanestro azzurra, deve abbandonare il sogno di tornare a giocare in un Olimpiade.

Non ho potuto, per ragioni facilmente intuibili, vedere la partita, il risultato negativo è però rimbalzato subito sul web e, cercando informazioni sulla rete, ho trovato, sulla pagina facebook de “la giornata tipo”  (dedicata, è bene precisarlo, al Basket...) questo commento/editoriale che riporto integralmente:

 

“Ripartiamo dai 14 mila di ieri sera e dalle tantissime persone che hanno seguito la partita in tutti i modi nonostante non fosse trasmessa in chiaro.

Ripartiamo dai tantissimi bambini felici di "esserci".

Ripartiamo dal buono di questa nazionale smettendola però di titolarla come "La Nazionale più forte di sempre" solo per fare più clic.

Non abusiamo della parola "talento".

Investiamo nei settori giovanili, diamo più fiducia ai nostri 18 enni buttandoli in campo senza mettergli davanti stranieri di quinta/sesta scelta.

Produciamo giocatori, facciamolo in maniera continuativa, nazionali come Serbia o Croazia hanno costantemente ricambi generazionali di livello perché credono nei giovani. Noi no.

Programmiamo a medio/lungo termine a 360 gradi nella pallacanestro:

smettiamola di proporre nel 2016 eventi che non sono eventi, diamo un servizio al tifoso che paga, diamo punti di ristoro, attività collaterali, svago, accoglienza, servizi e tanto altro alla risorsa più importante dello sport, l'appassionato.

Basta con lotte politiche, pensiamo allo sport in maniera manageriale, proviamo a generare profitti, ad investire, a far trovare pronte migliaia di canotte ufficiali dei propri beniamini, ampliamo le voci di spese e di guadagno.

Ci sono tanti sport che hanno attraversato periodi bui, che hanno dovuto digerire tante delusioni sportive, ma attraverso idee, programmazione, investimenti e persone competenti sono riusciti ad invertire la tendenza negativa.

Più che all'ennesimo risultato mancato della Nazionale, pensiamo a tutto il movimento.

Il movimento, lo dice la parola stessa, ha bisogno di muoversi, non di rimanere fermo.

Fermo mentre gli altri vanno avanti.”

Non so voi, ma da uomo di Baseball e di Softball, da tecnico di Baseball e di Softball, da appassionato di Baseball e di Softball ho trovato nelle parole di RAFFAELE FERRARO (il curatore della pagina “la giornata tipo”) tanto buon senso e tanta lungimiranza da farmi dimenticare, per un attimo, che parlava di basket…

Credo, anzi sono sicuro, che tutto quello che ha scritto possa, con minime variazioni, essere diagnosi e cura per i mali che impediscono al Baseball e al Softball di diventare davvero “sport” invece che rimanere dei semplici “passatempo”.

A breve verrà sancita la riammissione del Baseball e del Softball nel programma olimpico, spero che il nostro “movimento” riesca a non rimanere fermo.

 

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Senza Parole

Dom, 19/06/2016 - 20:29 -- Fabio Borselli

 

Questo post non doveva essere questo...

Ma succedono cose che cambiano le cose...

Copio e incollo quanto segue dala pagina facebook della mia squadra, l'ATOMS' CHIETI, che nella giornata di ieri ha subito un furto:

"Nella giornata di ieri (sabato 18 giugno) la nostra società è stata vittima di un grave furto, avvenuto al campo Santa Filomena di Chieti Scalo.

Dei ladri si sono introdotti nel nostro spogliatoio, hanno sfondato magazzino e armadietto e hanno rubato 12 mazze da softball.

Per la nostra squadra un danno gravissimo, perchè oltre al valore economico delle mazze (circa duemila euro) c'è il danno tecnico provocato alle atlete, che si trovano nel bel mezzo di un campionato.

Senza mazze non si può giocare.

Un atto vile, nei confronti di una società come l'Atoms' Chieti (chi ci conosce lo sa bene) che senza l'aiuto economico di parte di nessuno, senza alcuno sponsor, ogni giorno tra mille difficoltà lavora con dedizione e impegno, per la promozione del softball tra bambini e ragazze.

Chi compie un furto resta sempre e solo un vigliacco.

Chi lo compie ai danni di una società sportiva lo è ancora di più.

IMPORTANTE:

la Polizia Scientifica ha effettuato ogni tipo di rilievo su impronte e tracce lasciate dai ladri.

Le mazze sono state tutte catalogate e sono riconoscibilissime.

La nostra speranza è solo che si tratti di una bravata e che le mazze non vengano usate per scopi criminali, che nulla hanno a che fare con il nostro bellissimo sport."

Non è la prima volta che lo vedo succedere...

Rimango, ogni volta, sorpreso e ferito...

So che è SOLO sport e che delitti ben più gravi vengono commessi, ogni giorno, ai danni di persone e cose e che, forse, di fronte a quelle questo "furto da rubagalline" è una piccolezza...

Ma questo non mi fa star meglio, per niente.

 

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