baseball

Nelle mani della ANONIMA FUMETTI...

Ven, 20/05/2016 - 11:25 -- Fabio Borselli

 

In perfetto stile "contro" è arrivato, stamattina, sulla casella di posta di Softball Inside questo scarno comunicato della sedicente ANONIMA FUMETTI:

 

"basta! Non è più tollerabile! Le cose devono cambiare!

Queste modalità,questi comportamenti, questo malcostume deve cessare immediatamente.

La ANONIMA FUMETTI, organizzazione di stampo satirico,

che non si riconosce nemmeno se si guarda allo specchio,

non può tollerare oltre e ha deciso di venire alloscoperto, uscendo dalla clandestinità e dai circuiti sotterranei

che hanno fatto circolare, fino a oggi, le sue inascoltate grida di dolore e di sdegno.

 

Affidiamo a Softball Inside il nostro messaggio.

 

Non saranno tollerate omissioni o cancellazioni, ne tantomeno alterazioni,

a quanto verrà di volta in volta inviato per la pubblicazione.

Ogni opera della ANONIMA FUMETTI dovrà essere immediatamente e integralmente pubblicata

entro 24 ore dall'invio, in caso contrario il sito sarà oggetto di severe contromisure satiriche.

 

Seguiranno ulteriori istruzioni".

 

Prendo sempre molto sul serio le minacce di "ritorsioni satiriche", ecco quindi pubblicato il comunicato come da istruzioni ricevute...

 

"Gira il piede"

Lun, 16/05/2016 - 08:08 -- Fabio Borselli

 

Lo ammetto, anche io l’ho detto e ripetuto, per anni, sbagliando.

A mia parziale discolpa posso dire che ero giovane e inesperto e, soprattutto, poco attento e poco “scienziato e studioso” del mio sport.

Ero, invece, molto volenteroso e quello che dicevano “quelli bravi” mi sembrava assoluta verità e mai mi sarei sognato di metterla in discussione.

Erano anche tempi in cui le uniche immagini reperibili sul nostro sport erano le fotografie su TUTTOBASEBALL, quelle sui manuali (pochi) vecchie di 30 anni o i filmati in WHS nei quali, data la velocità di esecuzione e la scarsa qualità era difficilissimo vedere qualcosa, specialmente se quel qualcosa non lo si stava cercando.

Oltretutto, poi, le foto, in posa plastica, confermavano quello che volevamo vedere.

Poi sono arrivati i "social" e le riprese in HD, poi le telecamere ad alta velocità e, improvvisamente, migliaia di informazioni sono diventate disponibili e certe cose che “sembravano così” sono diventate “qualcos’altro”.

Improvvisamente il nostro ripetere ossessivamente "gira il piede", riferito al piede posteriore del battitore non aveva iù nessun significato, anzi era palesemete sbagliato e, forse, il motivo per cui i nostri battitori, salvo casi eccezionali, quella palla non riuscivano poi a colpirla così forte.

Il retaggio del "gira il piede", parafrasato nelle stragi di insetti schiacciati o in milioni di sigarette spente, mi è tornato davanti con prepotenza recentemente:

ho visto battere, con poca potenza e poca fluidità, una giocatrice non più giovanissima, una di quelle cresciute e "addestrate" a ruotare, premendo a terra, con forza, il piede posteriore, incapace, per questo, di trasferire il peso sulla gamba anteriore e quindi, in ultima analisi, sulla palla.

L'equivoco, lo ripeto, veniva da quello che i nostri occhi vedevano:

dopo l'impatto con la palla, per rallentare la mazza e terminare l'azione di battuta, trasformandola in quella di corsa, il peso del corpo "ritorna", brevemente, anche se non completamente, sulla gamba posteriore e l'unico modo per "assorbire" questo ritorno è che il piede, che al momento del contatto è completamente scarico, spesso sollevato dal terreno, dopo aver "spinto" contro la gamba anteriore, torni a terra e si "faccia carico" di quel peso.

Guardando le foto, senza avere la possibilità di analizzare il movimento "frame by frame" era facile ipotizzare che quel piede, quel dannato piede, non si fosse mosso da terra e che, anzi, uccidendo l'ennesimo insetto, avesse, semplicemente ruotato.

 

Anche se è assolutamente dimostrato, ci sono milioni di filmati e di fermo immagine a provarlo, quello qui sopra ne è un esempo, che i più forti battitori, sia di baseball che di softball (visto che, è bene ricordarlo, la meccanica del gesto tecnico è identica e l'unica cosa che cambia è l'angolo con cui arriva la palla) al momento del contatto trasferiscono completamente il peso del corpo sulla gamba anteriore e che il piede posteriore, per questo, è libero di sollevarsi da terra (oppure di essere "trascinato" in avanti da questo trasferimento) continuiamo a sentire, troppo spesso l'indicazione di girare il piede.

Fortunatamente la tecnologia ci ha aiutato a capire e la necessità di non andare contro la biomeccanica ha fatto il resto:

ora per enfatizzare il movimento delle anche che, queste si, "ruotando" favoriscono il veloce trasferimento del peso, possiamo smettere di fissare, in modo assai illogico, l'attenzione sui piedi e contemporaneamente salvare da un'orribile morte per stritolamento milioni di insetti innocenti.

 

Se ti è piaciuto questo post forse ti potranno interessare anche:

La forza dell’abitudine

Losing My Religion

Fondamentali

Dai la cera, togli la cera

Quando tutti saranno Super

 

Un gioco ingiusto

Lun, 02/05/2016 - 08:08 -- Fabio Borselli

 

Non me ne vogliano gli amici arbitri...

Questo post parla di loro, dell’impatto che hanno sul GIOCO, di come vengono percepiti e della profonda INGIUSTIZIA che, a ben guardare, si nasconde dietro al loro ruolo.

Chi mi conosce lo sa, non sono tenero con chi si approccia al GIOCO senza tenere presente regole e regolamento, siano tecnici, giocatori o ufficiali di gara (il pubblico… quello è un’altra storia…):

in sport estremamente tecnici come il baseball e il softball, le regole, da sempre, condizionano la tecnica e l’evoluzione del GIOCO è figlia di adattamenti dell’una alle altre e viceversa.

Nel GIOCO, sarebbe impensabile il contrario, sono compresi gli arbitri.

Gli arbitri…

Che a loro piaccia o meno sono e saranno, visti dal dugout, come i colpevoli di tutti gli errori, di tutti i fallimenti e di tutte le sconfitte.

Non è bello, non è corretto, non è elegante, non è, soprattutto, giusto, ma è, assolutamente, così.

Naturalmente ci sono arbitri esperti e ci sono arbitri inesperti, arbitri molto bravi e arbitri un po’ meno bravi, arbitri che capiscono il proprio posto nel GIOCO e arbitri che questo posto lo disconoscono, ma tutti, lo spero ardentemente, dovrebbero essere, comunque, in campo al servizio del GIOCO.

Quanto detto sopra vale anche per allenatori e giocatori (il pubblico… quello è un’altra storia…) che, senza doverlo ripetere, possono essere più o meno bravi più o meno esperti, più o meno CONSAPEVOLI.

Tutti gli “attori” della partita, consapevoli del proprio ruolo, dovrebbero far si che il GIOCO, sia appagante per chi gioca e bello per chi lo guarda.

Magari fosse così.

In ogni partita, sempre e comunque, purtroppo, si possono vedere:

giocatori inferociti per una chiamata di STRIKE (o di BALL, o di OUT,  di SALVO, tanto fa…) che perdono la loro concentrazione per inveire e protestare su quell’ERRORE fondamentale, quella profonda ingiustizia perpetrata nei loro confronti, dimenticandosi che, magari, prima di quella chiamata, hanno sbagliato due o tre giocate (quelle si, fondamentali), preso un paio di decisioni discutibili e provato a battere lanci molto lontani dalla mazza…

Allenatori che, invece di assomigliare a strateghi dai nervi saldi, attenti a ogni segnale proveniente dal campo, solutori di problemi fedeli al proprio “game plan”, si trasformano in mitologiche bestie schiumanti rabbia, che trasudano irritazione per ogni chiamata contraria alla propria squadra, dimenticandosi che, la stessa chiamata, stretta, difficile, fortunata, li ha favoriti un secondo prima.

Arbitri che, mai e poi mai, vengono assaliti dal dubbio, che invece di impersonare il saggio garante del GIOCO, si trasformano in crudeli quanto irreprensibili carnefici, dimenticando che, spesso, le vittime di quel poter assoluto che esercitano, sono proprio loro e che, la tensione e il nervosismo che gli viene riversato addosso, anche dalle tribune (ma il pubblico si sa, è un'altra storia…) fanno parte della profonda INGIUSTIZIA del gioco.

Perché è verità assoluta, dogmatica e innegabile che Baseball e Softball siano giochi ingiusti e che gran parte di questa ingiustizia è data dal fatto che tutto quello che succede in campo, senza eccezioni, dipende, anzi è, determinato dal GIUDIZIO dell’arbitro.

Nel Baseball e nel Softball, infatti, il giudizio arbitrale “è”, a tutti gli effetti, il regolamento:

non c’è OUT o SALVO, battuta BUONA o FOUL, lancio STRIKE o BALL che non venga SENTENZIATO dal direttore di gara e ogni azione, ogni giocata, ogni decisone sono, immancabilmente, sottoposte al suo giudizio.

Il valore del giocatore, di ogni giocatore, relativamente alla propria precisione, velocità, abilità e capacità decisionale è GIUDICATO dall’arbitro, così come lo stesso arbitro GIUDICA la bontà delle scelte dell’allenatore e l’efficacia delle sue decisioni.

Può non piacere, è profondamente ingiusto, ma è così.

Punto.

Mi piacerebbe, allora, che, in questo gioco ingiusto, prima o poi, si possano vedere partite in cui i giocatori se ne vanno, sicuramente arrabbiati ma sereni, dopo uno “strike-out”, allenatori che escono dal dugout per CHIEDERE, magari gentilmente, invece che ESIGERE e PROTESTARE, e arbitri che ascoltano veramente, consapevoli di quanto la loro CHIAMATA significhi nel GIOCO.

Arbitri capaci di dire, qualche volta, “HO SBAGLIATO” (se si rendono conto di averlo fatto, naturalmente) cambiando la loro “prima impressione” (magari con l’aiuto del collega, visto le continue lamentele sulla difficoltà di arbitrare DA SOLI) consapevoli che la loro reputazione, il loro valore e la loro figura ne uscirebbe ingigantita e non ridimensionata.

Credo che il valore di un arbitro, come di un giocatore e di un allenatore, non dipenda dal fatto che NON SBAGLIA MAI, ma da quello che fa dopo che ha sbagliato.

Se tutti in campo si comportassero così, allora, forse, il GIOCO, rimanendo comunque ingiusto, avrebbe probabilmente più estimatori, magari più pubblico, anche se il pubblico si sa, è un’altra storia…

 

Se ti è piaciuto questo post forse ti potranno interessare anche:

Una mano, Due mani, Tre foto...

Il passatempo nazionale

Softball Inside e la pubblicità

“Allenare Divertendo(SI)” alla TOSCONVENTION

Chi cerca Trova

 

Life on Mars!

Ven, 08/04/2016 - 08:08 -- Fabio Borselli

 

C’è vita su Marte?

Oltre a una innumerevole quantità di scienziati e scrittori di fantascienza se lo chiedeva anche, ed era il lontano 1971, David Bowie…

Noi di CASA BASE non sappiamo davvero se Marte sia, sia stato o sarà mai abitato e non sappiamo nemmeno chi o che cosa possa abitarlo.

Ma una cosa su Marte la sappiamo per certa:

nel CASA BASE UNIVERSE il pianeta rosso è il posto dal quale proviene uno dei giocatori più improbabili e più impacciati del TEAM ATOMICS.

Con un “coup de théâtre” inaspettato, infatti, a pagina 15 della graphic novel “la Gang degli Atomics” , pubblicata a puntate su SOFTBALL INSIDE, viene rivelata l’origine extraterrestre di MARSILIO (non che il nome non potesse dare qualche indicazione…) uno degli ultimi giocatori aggregati alla squadra:

la sua "card" la trovate qui sopra.

CASA BASE e tutto il CASA BASE UNIVERSE sono nati per la voglia di raccontare quello che, quotidianamente, succede dentro e fuori una squadra di baseball giovanile, in un paese dove questo sport è sempre stato poco conosciuto e apprezzato.

Nel CASA BASE UNIVERSE, così come nel mondo del baseball e del softball che io e Sauro conosciamo, non ci sono mai stati problemi di integrazione e di razzismo, anzi queste parole sono forse un po’ troppo forti se usate in un contesto scanzonato come quello di  un fumetto.

Nel baseball e softball italiano, quello reale e quindi anche nel baseball e nel softball di CASA BASE, i giocatori sono giocatori e razza, colore della pelle, ideologia, credo religioso non sono importanti ai fini del loro rendimento e coinvolgimento nel gioco.

Quando abbiamo “inventato” MARSILIO pensavamo proprio a questo:

da tempo, in ogni squadra o squadretta, di qualsiasi sport, ci sono bambini (e adulti) che provengono dai quattro angoli del pianeta e la loro integrazione è stata addirittura precedente alle “norme” per favorirla, tanto che, è capitato, ci sono team che hanno dovuto giocare in deroga o in aperta violazione dei “regolamenti sportivi”.

MARSILIO è il prototipo del “diverso”, di quello che “siamo sicuri che potrà giocare?”, del bambino che si innamora del baseball e della sua squadra e non sa niente di “norme sui giocatori stranieri” o sugli “oriundi”. MARSILIO è, anche, il portabandiera di tutti giocatori “non troppo bravi” o “problematici” (raccogliendo, ci perdonerete, in questa categoria tutte le possibili “diversità”…) che possono trovare un loro spazio e una loro dimensione in un uno sport che, per le sue caratteristiche, E' e DEVE essere uno sport per tutti.

MARSILIO è un marziano e, forse proprio per questo, un perfetto componente della “Gang degli Atomics”.

 

Se ti è piaciuto questo post forse ti potranno interessare anche:

Un po' della mia filosofia

The Doors of Perception"

Non è solo una chiamata sbagliata…

SK Joudrs, Praga

Settembre

 

Tre palle, un soldo

Lun, 21/03/2016 - 17:18 -- Fabio Borselli

 

Sto seguendo la querelle, in auge da un po’ sul web (sottolineo, solo sul web) relativa all’adozione, per la prossima stagione, nei campionati della categoria “ragazzi”, della palla “ufficiale”:

come è noto si passa dalla “famigerata” KENKOBALL ad una “normale” palla da baseball di peso e misure regolamentari.

Leggo pareri discordanti e io, naturalmente ho il mio, ma il pensiero di scrivere questo post è nato da alcuni commenti che definiscono la KENKOBALL come “l’antibaseball”.

Detesto, per principio, ogni radicalismo o integralismo e sentire parole come “antibaseball” mi scatena una profonda irritazione:

credo che come in tutte le cose, anche nello sport non ci siano verità assolute.

Basta pensare a come si sono evoluti alcuni dei “fondamentali” nel corso degli anni, basta pensare a con che "attrezzi" molti di noi, non piùgiovanisimi, abbiano cominciato a giocare e basta anche riflettere sul come si giocavano e allenavano, nemmeno 20 anni fa, il baseball e il softball per rendersi conto che le cose cambiano, si evolvono, migliorano, nonostante la “resistenza al cambiamento” riscontrabile in ogni ambito, non solo in quello sporttivo.

Proprio per non cadere nella tentazione dell’integralismo della “religione del vero baseball” proviamo a partire dal principio e a fare chiarezza:

il tipo di KENKOBALL usata da noi  è (era) una palla di gomma che pesa 4.5 once (contro le 5/2.25 di una palla di pelle regolamentare) e che misura 8.5 pollici di diametro (contro i 9/9.25 di una palla di pelle regolamentare).

Si tratta di piccole differenze:

di poco meno di 2 centimetri sul diametro della palla (la KENKO è più piccola di circa il 5%) e di poco più di 14 grammi sul peso (la KENKO è più leggera di circa il 10%).

Una differenza sostanziale, però, è data dal materiale che, assorbendo di più l’impatto con la mazza, genera velocità di uscita dalla stessa più basse di quelle registrate con la palla “regolamentare” e quindi risulta essere PIU’ SICURA rispetto a possibili colpi ricevuti dai piccoli umani che si cimentano nel gioco.

La tabella che segue, tratta dal volume  di R. Cross “Physics of Baseball & Softball” edito nel 2011, in soldoni, mette in evidenza come la KENKOBALL abbia una capacità di assorbire la forza applicata dalla mazza  molto più vicina a quella di una palla da tennis che a una da baseball o da softball “vera”.

Ognuno tragga le proprie considerazioni in proposito.

Poi, sempre a proposito di “antibaseball”, voglio far notare che la categoria ragazzi gioca su un campo che è circa il 33% più piccolo di quello regolamentare e che il lanciatore lancia da una distanza che è circa il 23% più corta di quella del “vero baseball”.

A me sembra che se vogliamo fare i puristi…

Proprio per chi si sente un purista aggiungo un’altra considerazione relativa ad uno sport “concorrente”, il basket:

nel minibasket, quello giocato dai bambini, il campo è più piccolo, i canestri più bassi e la palla (eresia) non è una palla “vera”, ma una palla più leggera e più piccola…

Ci viene in mente nulla?

Come si sarà capito io sono MOLTO FAVOREVOLE all’utilizzo di palle da gioco più sicure e, incidentalmente, credo che le dimensioni non abbiano nulla a che fare con il far diventare, quello giocato dai bambini, una “ragionevole approssimazione” dello sport giocato dagli adulti.

Come ho già detto la parola “antibaseball” evoca in me spettri di integralismo e di “guerra santa” che oltre a essere molto lontani dal mio pensiero mi fanno, in qualche modo, anche un po’ paura (già detto in un altro post).

Credo che fondamentali sbagliati o approssimativi, allenamenti noiosi e ripetitivi, fotocopia di quelli degli adulti (anche quelli, spesso, noiosi e ripetitivi, ammettiamolo…) istruzioni tecniche date “per sentito dire” e poca, anzi pochissima, voglia di sperimentare e applicare tecniche innovative (strade che altri sport percorrono invece abitualmente) siano i veri flagelli del baseball e del softball, altro che una palla un po’ diversa da quella “vera”

 

Se ti è piaciuto questo post forse ti potranno interessare anche:

Non sempre vince il migliore…

Open

Fumo e sport

Un inning alla volta…

Allenare la velocità?

 

Pagine

Abbonamento a baseball