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Settembre...

Lun, 08/09/2014 - 08:55 -- Fabio Borselli

È il mese in cui ricomincia la scuola. È il mese delle vacanze tardive. È ancora estate, fino quasi  a fine mese…

Le giornate si accorciano, è vero, ma non fa ancora così freddo da non poter giocare.

Eppure non si gioca…

Le squadre che non hanno raggiunto le “finali”, a meno di partecipazioni a sporadici tornei, entrano in modalità “off season” e, fino a marzo ad essere ottimisti, non si gioca più.

Ma basta guardare un po’ più in là, allargare l’orizzonte oltre le consuete compagini che partecipano all’attività agonistica ufficiale, che, invece, si gioca:

tornei amatoriali, 30 ore di softball, 48 ore di softball, tornei degli arbitri e chi più ne ha più ne metta

Da noi, in Toscana, si potrebbe giocare, per il clima e per la “tenuta” dei campi fino a tutto novembre… ed infatti si gioca:

di nuovo tornei amatoriali, eccetera.

Ma anche nel resto d’Italia, che notoriamente è il paese “do sole”, sarebbe possibile farlo: verso sud addirittura un po’ più a lungo, salendo al nord forse un po’ di meno, ma in ogni caso nulla spiega perché, per le squadre “non amatoriali”, la stagione agonistica debba finire così presto.

Il problema, però, non è solo il fatto che non si gioca nei mesi di settembre, ottobre e novembre, il problema è che in questi mesi (aggiungendo spesso e volentieri anche quelli di dicembre e gennaio) OLTRE a non giocare, una grandissima parte dei nostri atleti e delle nostre atlete, non svolge attività, PUNTO.

Forse mi sbaglierò…

Forse (spero) qualcuno mi dirà che non è proprio così e che il mio è solo pessimismo…

Ma sono convinto che uno dei motivi dell’impoverimento del nostro patrimonio tecnico e dell’abbassarsi dei numeri dei praticanti sia questo NON ESSERE SPORT DI ATLETI.

Provo a spiegarmi:

in TUTTI, dico tutti, gli sport che ambiscono a questo “status”, l’allenamento e le competizioni sono un processo che non si interrompe, se non per brevi periodi di “scarico”.

Nello sport agonistico, in alcune discipline in particolare, si parla di doppia o tripla seduta di allenamento giornaliera.

La programmazione delle attività di preparazione e di gara è, nello sport agonistico, un arte.

E noi?

Il baseball ed il softball, in quest’ottica, dove e come si pongono?

Probabilmente i nostri atleti e le nostre atlete di punta (a proposito, quanti sono?), diciamo quelli e quelle che sono nel giro “allargato” delle nazionali, non sono toccati da quanto dirò, ma sono convinto che, nella stragrande maggioranza dei casi, non vado troppo lontano dalla realtà.

Le nostre prime squadre sono o frutto di innesti provenienti da altre città che, per questo e per le immancabili problematiche economiche, non si allenano con continuità (possiamo ipotizzare una seduta settimanale con la squadra ed un paio individuali, con le ovvie limitazioni dell’allenarsi in solitaria), o sono formate da giocatori della stessa città, ma di diversa età, esperienza, qualificazione e talento, che è spesso difficile anche solo amalgamare, figuriamoci ipotizzare una crescita sportiva con 2 o 3 (quando va bene) sedute settimanali a disposizione.

Nelle giovanili, per problematiche legate a scuola, tempo libero, divertimento, impianti e… chi più ne ha più ne metta, credo che ipotizzare una media di 2 sedute settimanali sia una valutazione ottimistica.

Poi:

ad agosto, ma forse dalla metà di luglio, ci sono le, sacrosante, ferie estive e, per le festività natalizie, almeno altri 15/20 giorni di pausa.

Ed ancora, in ordine sparso:

le gite scolastiche, le riunioni in azienda, le interrogazioni, i turni e i doppi turni, insomma la scuola, il lavoro… la vita “fuori dal campo”.

A ben guardare i nostri “atleti”, sia seniores che giovani, fanno attività sportiva “in modo organizzato e finalizzato” (la definizione di allenamento) per non più di 6 o 7 mesi all’anno ed in questi mesi non certo tutti i giorni…

Ed allora: come possiamo definirli “atleti”?

Ho visto squadre amatoriali che si allenano e giocano (non continuativamente, è chiaro, d’altra parte sono “amatori”) per tutto l’anno.

Credo che, purtroppo, nel nostro baseball  e nel nostro softball, tra gli “agonisti” e gli “amatori” non ci sia, in fondo, quella grande differenza.

Spero di sbagliarmi…

 

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