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Una Promessa è una Promessa - seconda parte -

Lun, 16/01/2017 - 08:08 -- Fabio Borselli

 

Allora Daniele, sei pronto?

Naturalmente avrai capito che quanto detto fino a ora e quanto sarà detto da ora in avanti vale per il baseball allo stesso modo che per il softball:

le distanze e "gli attrezzi"  da softball sono commisurati così bene al baseball che velocità e tempi sono, praticamente, identici (salvo piccole differenze non rilevanti).

Fatta anche questa precisazione...

Per arrivare a capire cos’è quel qualcosa che abbiamo scoperto impedire ai battitori di “colpire la palla con tutta la propria FORZA” (come detto nella prima parte di questa lunga dissertazione) non possiamo fare a meno di dare una scorsa (veloce e il meno noiosa possibile, stai tranquillo…) ad alcuni concetti di fisiologia e biomeccanica.

È pur vero che, purtroppo, non è possibile semplificare e sintetizzare troppo le “conoscenze di base” perché significherebbe trascurare aspetti fondamentali nella comprensione di questa capacità motoria, che è, invece, estremamente complessa.

Partiamo da questa affermazione:

“la FORZA muscolare è una qualità fondamentale per eccellere nelle discipline sportive in cui sono richiesti movimenti balistici”.

Questo assunto credo che sia, ormai, patrimonio dell’umanità e difficilmente contestabile.

Così come è difficilmente contestabile che Baseball e Softball rientrano nella classificazione di sport in cui sono richiesti movimenti balistici.

Parlare di FORZA non è un compito né semplice né facile, così come non è né semplice né facile programmare “l’allenamento della FORZA”.

Cominciamo col definire che cos’è la FORZA muscolare.

La FORZA muscolare può essere definitae come la capacità che i componenti intimi della materia hanno di contrarsi.

Questa definizione data dal prof. Carlo Vittori (ho parlato di lui in questo post) mi piace molto di più di altre, forse più “sportive”.

Personalmente credo che la FORZA debba essere considerata l’unica capacità condizionale “pura”.

VELOCITA' e RESISTENZA sono capacità derivate dal “come”, dal “quanto” e da “in che modo” la FORZA viene applicata.

Ora, caro Daniele, devo per forza diventare didascalico e  parlarti dei Tipi di FORZA, già, perché di FORZA ci sono varie “espressioni”, classificate, guarda un po’, in base al TEMPO…

La mia preferita è quella di Harre che distingue:

  • la FORZA MASSIMALE che è la forza più elevata che il sistema neuromuscolare è in grado di sviluppare con una contrazione muscolare volontaria. Prevale la componente carico a scapito della velocità d'esecuzione.
  • La FORZA VELOCE che è la capacità del sistema neuromuscolare di superare una resistenza con una elevata rapidità di reazione. Prevale la componente velocità a scapito del carico.
  • La FORZA RESISTENTE che è la capacità dell'organismo di opporsi alla fatica durante prestazioni di FORZA di lunga durata.

Questa classificazione fornisce una prima indicazione sul quale “tipo” di FORZA dovrebbe essere allenata nei giocatori di baseball.

Sfortunatamente non è così semplice, infatti anche parlando di FORZA veloce c’è bisogno di una ulteriore classificazione legata ai tempi di applicazione:

  • FORZA rapida (da 0 a 150 millisecondi);
  • FORZA esplosiva (da 150 a 300 millisecondi );
  • FORZA dinamica (da 300 a 700 millisecondi);

Questo ci dice che, della FORZA veloce, nel baseball e nel softball, siamo in grado di utilizzare solo la componente RAPIDA e, in parte quella ESPLOSIVA (lo swing dura solo 150 millisecondi) mentre la FORZA DINAMICA e la FORZA MASSIMA (che si esprime da 700 millisecondi in poi) si “mettono in moto quando le cose sono già successe”.

Daniele, purtroppo per te, la parte “noiosa” non è ancora finita e ci serve un’altra definizione, quella della POTENZA MUSCOLARE, che è (o dovrebbe essere) la “grandezza da allenare” nel baseball e nel softball.

La formula che segue descrive la potenza meccanica che è pari al prodotto della forza applicata per velocità di spostamento che produce.

Banalmente, a partire da questa formula si può dedurre la chiave del possibile incremento della prestazione in ogni disciplina sportiva:

posso aumentare la POTENZA aumentando la FORZA oppure la VELOCITA’.

La scelta migliore parrebbe, quindi, quella di aumentarle entrambe, anche se è la cosa più difficile da fare.

Di questo parleremo nella terza parte…

 

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Una Promessa è una Promessa - prima parte -

Lun, 09/01/2017 - 08:08 -- Fabio Borselli

 

Daniele, accipicchia! Sappi che tutto questo è colpa tua!

Dunque, cominciamo.

Il mio amico Daniele, guardando con occhi da “neo allenatore” (a proposito: complimenti a lui e a tutti i suoi compagni di corso!) un grafico molto simile a questo:

 

 

che racconta i “tempi di espressione della FORZA” (ma non solo…) se n’è uscito con questa affermazione:

“ma allora, i battitori, riescono a battere fuoricampo non utilizzando TUTTA la propria FORZA!”

Non vorrei togliere suspense… Ma, detta in soldoni, è proprio così!

Daniele, intuitivamente, da esperto praticante, ha capito tutto e lo ha capito subito.

Quello che voglio provare a spiegargli è il perché la sua affermazione è vera e quanto il saperlo dovrebbe fare la differenza nel modo di allenare un battitore.

La domanda da cui dovrebbe nascere tutto è:

“quanto dura uno swing?”

Quanto tempo impiega il battitore a “girare la mazza”? Da quando l’attrezzo inizia a muoversi a quando colpisce la palla, quanto tempo passa?

Ho cercato un po’ e la risposta più precisa che ho trovato è questa, contenuta in un articolo sul sito www.popularmechanics.com (questo il link all’articolo originale) che fa riferimento a molte delle ricerche svolte da DAN RUSSELL e pubblicate, dall’autore, sulla pagina web Physics and Acoustics of Baseball and Softball Bats (una vera e propria “miniera d’oro” se si cercano informazioni su tutto quello che palla e mazza fanno quando si scontrano in un campo da baseball o da softball…):

“Una fastball a 90 mph raggiunge casa base in circa 400 millisecondi.

Il battitore ha appena un quarto di secondo (250 millisecondi) per identificare il lancio, decidere se provare a colpire la palla e avviare il processo:

si prende 100 millisecondi per vedere la palla, e 75 millisecondi per identificarne rotazione e velocità in modo da capire dove finirà del lancio.

A questo punto gli rimangono altri 50 millisecondi per decidere se e come girare la mazza e altri 25 millisecondi se ne vanno per la trasmissione degli impulsi e iniziare il movimento.

 Lo swing dura, quindi, 150 millisecondi.”

Questo disegno racconta bene tutta la storia…

 

A questo punto è chiaro che, leggendo attentamente i tempi riportati sul grafico e confrontandoli con il “tempo swing”, l’affermazione di Daniele è confermata e incontrovertibile:

“i battitori, riescono a battere fuoricampo non utilizzando TUTTA la propria FORZA!”

In che misura questa FORZA non sia TUTTA lo dice, ancora, l’articolo citato:

"i giocatori di Baseball in Major League hanno una massa media di 5.125 once e contro una fastball a 90 mph possono imprimere alla mazza una velocità di  110 mph.

Utilizzando la seconda legge del moto di Newton, Russell ha calcolato che lo swing di un giocatore professionista scarica 4.145 libbre di FORZA sulla palla.

Così come quantifica il picco di FORZA ben oltre le 8.300 libbre”.

C’è, evidentemente, qualcosa che impedisce al battitore di mettere TUTTA la propria FORZA sulla palla.

Di questo qualcosa, caro Daniele, parleremo più avanti, devi avere pazienza…

 

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Warm-Up

Mar, 03/01/2017 - 08:08 -- Fabio Borselli

 

Quando, una trentina di anni fa (qualcuno in più, in realtà) ho cominciato a studiare per “diventare” allenatore c’era una “certezza certa” che suonava, più o meno, così:

“gli atleti devono capire che, SOLO  riscaldandosi, si evitano gli infortuni".

Di acqua sotto i ponti ne è passata parecchia da allora e le evidenze scientifiche dovrebbero aver messo fine ai “sentito dire” e alle leggende che, da sempre, colorano il mondo dello sport.

Purtroppo, certe “inesattezze” hanno vita propria e sono dure a morire. Purtroppo, queste “inesattezze” sopravvivono in misura maggiore nell’ambiente del baseball e softball dove, troppo spesso, il “circa e pressappoco” sono le parole d’ordine.

Credo che ormai sia chiaro per tutti che il riscaldamento, da solo, non possiede nessuna capacità taumaturgica e che per evitare di “farsi male” è necessario che tutto, riscaldamento compreso, sia fatto con la massima cura e attenzione (e a volte…).

Ne avevo già brevemente parlato in questo post del 2013, torno a parlarne adesso perchè l'argomento è venuto fuori in un corso per tecnici di base e mi sembra che sull'argomento ci sia un po' di confusione.

Il riscaldamento, serve principalmente, non c’è un  modo meno banale di dirlo, a riscaldare.

Riscaldare “letteralmente”, nel senso che deve portare un innalzamento della temperatura corporea di uno o due gradi. Questo innalzamento di temperatura ha alcune conseguenze fisiologiche, indispensabili per la pratica sportiva:

  • aumento della fluidità del sangue;
  • aumento dell’elasticità muscolare;
  • aumenta dell’elasticità tendinea;
  • raggiungimento della viscosità ideale del liquido sinoviale (il lubrificante presente nelle articolazioni;
  • stimolazione ormonale;
  • Attivazione dei meccanismi interni di smaltimento delle scorie e di re-sintesi delle riserve energetiche.

Non voglio però diventare noioso e fare una dotta disquisizione sulle “modificazioni fisiologiche indotte dal riscaldamento” (per chi vuole approfondire ci sono un paio di ottimi articoli, qui e qui) ma provare a capire, praticamente, cosa fare e come fare per “riscaldarsi bene”.

Il problema, secondo me, a questo punto, è:

“cosa facciamo fare a Giacomino, dodicenne di belle speranze, che viene al campo per giocare a baseball, per riscaldarlo?”

Da quello che vedo girando per campi e da quello che sento parlando con i tecnici, la norma è:

un paio di giri di campo, stretching statico (oltretutto eseguito in malo modo), una serie di esercizi, più o meno, pertinenti, i “gesti tecnici propri del baseball e del softball” eseguiti, più o meno, a una velocità molto inferiore a quella “di gara”… Poi “scatti” e, infine, “palleggio”, a coppie, a basso voltaggio…

Se va bene, qualche illuminato, inserisce esercizi “di agilità”, usando (direi molto spesso a sproposito) conetti, scalette e piccoli ostacoli.

Va bene? È sufficiente? Annulla o risolve il “pericolo infortuni”?

Secondo me no, non va affatto bene! E non perché non alzi la temperatura corporea, ma perché non “prepara” Giacomino ad allenarsi o, peggio (visto che spesso è lo stesso riscaldamento sia per l’allenamento che per la gara) a giocare una partita.

Il riscaldamento, sempre secondo me, specie per i bambini, specie per chi non fa sport di professione dovrebbe essere innanzitutto un modo per attivare, per far “mettere in moto la mente”, per stimolare quelle capacità mentali e motorie che servono per “superare una linea”:

di là c’è il “mondo normale”, di qua c’è “lo sport, la gara, la competizione”… Non si può pensare di passare “di qua” portandosi dietro pensieri, atteggiamenti e comportamenti del “mondo di là”

Ecco perché ogni fase del riscaldamento dovrebbe essere, competitiva, ad alta intensità, coinvolgente e dovrebbe aiutare l’atleta ad accendere la sua mente da “giocatore” che è diversa da quella “da studente” o da “quello che volete”.

Ecco perché le intensità delle esercitazioni dovrebbe essere, da subito, vicina, se non uguale a quella che affronterà poi, in allenamento e in gara.

Ecco perché vorrei che si cominciasse a competere, quindi a vincere o a perdere, dal primo momento dell’allenamento.

E sono certo che anche per gli atleti “grandi”, “evoluti”, un riscaldamento che non sia solo routinario, ma subito “in situazione”,  possa essere una valida alternativa alle “solite quattro cose che si fanno per far passare il tempo prima di…”

Chiudo con una domanda:

“siamo veramente convinti che per prevenire gli infortuni, riscaldarsi a velocità, intensità e ampiezza esecutiva inferiori a quelle usuali per il baseball e il softball, oltre che blandamente concentrati  e attenti a quello che succede intorno (quando va bene) sia, davvero, una buona idea?”

 

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La Stagione Perfetta

Lun, 26/12/2016 - 14:06 -- Fabio Borselli

 

Magari non ve ne siete accorti, magari si… In ogni caso “repetita juvant”

La settimana scorsa, dopo un anno dal suo inizio, si è conclusa LA GANG DEGLI ATOMICS la prima GRAPHIC NOVEL di CASA BASE, il baseball a fumetti (se ve la siete persa potete fare ammenda e leggerla tutta d’un fiato seguendo questo link).

Chi segue le avventure degli ATOMICS sa già che io e Sauro siamo stati letteralmente “presi in ostaggio” dai personaggi della saga che, a un certo punto, stanchi del piccolo e ristretto spazio delle loro strisce, hanno voluto che si raccontasse di loro in una storia un po’ più lunga.

LA GANG DEGLI ATOMICS è stato un esperimento (speriamo riuscito) per capire se gli autori “avessero fiato” per correre più a lungo e se, nel contempo, i personaggi avessero lo spessore per “reggere qualcosa di più”

A noi, pur con tutte le difficoltà e i nonostante i difetti che la prima GRAPHIC NOVEL di CASA BASE dimostra, l’esperimento è piaciuto e, scusate l’ardire, pare riuscito!

La scrittura de LA GANG DEGLI ATOMICS è stata velocissima, la sua sceneggiatura un po’ meno e la fase di realizzazione (disegno e coloritura) è stata, invece, lunga e articolata.

Realizzare questo “racconto” è stato un vero e proprio viaggio:

se le idee e la storia erano “incise nella pietra” la tessa cosa non si può dire dei personaggi, sia dal punto di vista grafico che caratteriale. Ognuno dei protagonisti della storia è, infatti, uscito trasformato dalla stessa, sia fisicamente (basta guardare la differenza tra le prime e le ultime pagine della NOVEL) che, soprattutto, psicologicamente.

Non poteva essere altrimenti, visto che CASA BASE è un prodotto artigianale e, per questo, ha bisogno di tempo (tempo ritagliato dalla “vita vera”) per poter essere, giorno dopo giorno, realizzato.

Ne LA GANG DEGLI ATOMICS Sono arrivati nuovi “caracters”, alcuni hanno cominciato a spiccare, altri a stupire… Le strisce sono lontane nella memoria, appaiono “giovani e ingenue” e Bruno, Marsilio & C. sembrano proprio a loro agio in questa nuova (e più consona) dimensione.

Adesso, però, è il momento di voltare pagina e di archiviare definitivamente la prima “storia lunga” degli ATOMICS.

Cosa succederà adesso?

Per prima cosa diciamo che abbiamo deciso che, per il momento, le strisce non torneranno!

Magari qualche volta, magari per occasioni speciali, magari se “certi progetti” andranno in porto (ne parleremo e riparleremo…) ma per adesso vogliamo continuare a raccontare storie “a lungo respiro” che si svolgano in “spazi ampi” che, è un dato di fatto, la striscia non ci consente.

Ecco che, a breve, anzi a brevissimo, partirà un nuovo “romanzo a fumetti” del quale sono già stati pensati e sceneggiati i primi capitoli, ecco che a breve arriverà (finalmente) il sito internet di CASA BASE (anche se SOFTBALL INSIDE e tutti gli altri “siti amici” continueranno ad accogliere le storie degli ATOMICS).

La nuova avventura  si intitolerà (forse… probabilmente…) LA STAGIONE PERFETTA, altro non è dato di sapere perché non vogliamo, naturalmente, anticipare nulla, ma una cosa, però, la possiamo dire:

sarebbe un peccato perdersela…

 

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Lavare a secco

Lun, 19/12/2016 - 08:08 -- Fabio Borselli

 

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il seguente post contiene opinioni personali non sempre in linea con il pensare corrente.

Ogni riferimento a metodiche  di allenamento realmente esistenti , a esercitazioni effettivamente proposte o a fatti realmente accaduti è assolutamente e fortemente voluto.

Nel post potranno essere descritte tecniche barbare e contrarie alla pubblica decenza.

Softball Inside declina ogni responsabilità se si decide di andare avanti con la lettura.

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Una delle cose che sento ripetere, con insistenza, parlando del baseball e del softball, oltre alla tiritera delle ottomila regole (pronunciare “ottomila” enfatizzando le “o”, per favore) è quella della difficoltà estrema (“il gesto più difficile di tutti gli sport”) della BATTUTA.

Una mia carissima amica (allenatrice e commentatrice televisiva d’oltreoceano) ama ripetere che “colpire un oggetto sferico con un attrezzo cilindrico” è, quantomeno, un modo molto fantasioso per complicarsi la vita.

Quindi, appurata l’estrema difficoltà insita nel gesto tecnico della “battuta”, dopo aver stimolato, allenato e potenziato le capacità motorie che ne costituiscono i “prerequisiti” (capacità di tracking, capacità di reazione, capacità di coordinazione oculo-manuale, capacità di anticipazione, ecc…) posso dire con certezza, quasi assoluta, che il miglior modo di allenare il “gesto tecnico della battuta” sia proprio quello di…

Battere la palla.

Sembra una banalità, ma vi assicuro che non lo è.

Non lo è, appunto una banalità, se si da un’occhiata, appena un’occhiata, a una miriade (scusate l’esagerazione per difetto) di filmati che girano per i social, su youtube e compagnia cantando.

Non lo è, appunto una banalità, se si fa capolino nelle palestre di allenamento in questo periodo (inverno) in cui “si lavora sulla forza per poi poterla TRASFORMARE in esplosività” e si “correggono gli errori tecnici” (perdonatemi le virgolette, ma la tastiera le ha scritte da sola…).

Tralasciando la assoluta mancanza di evidenza scientifica dei “sedicenti” metodi  per la “trasformazione delle tipologie di forza l’una nell’altra” (quello che sembra essere il più efficace, in questo momento, si trova seguendo questo link)  e tralasciando pure la “fantasiosa” metodologia usata per la correzione degli errori che si basa solo ed esclusivamente (correggetemi se sbaglio…) su infinite serie di ripetizioni poco legate a quello che si sa (qui, all’opposto, con ridondanza di documentazione scientifica) sulle modalità di apprendimento motorio e di ritenzione dei movimenti (vi garantisco che mi vengono i brividi a rileggere i virgolettati, tanto sono inaccurati sia come termini che come concetto, ma tant'è).

Purtroppo (il purtroppo è voluto) quello che si vede troppo spesso è una tipologia di lavoro che mi fa sudare freddo solo a nominarla:

il famigerato “esercizio a secco”.

"A secco", per essere chiari, non si riferisce al Martini di fine allenamento... "A secco" in questo caso, vuol dire senza palla.

Senza palla!

Lo ripeto per essere sicuro di non essere frainteso:

senza palla.

Mi spiego:

si “fa finta” di battere (e di lanciare, di prendere, di tirare, per non farsi mancare nulla) “immaginando” di colpire la palla lanciata effettuando il movimento SENZA che ci sia la palla.

Squadre di mimi imperversano le nostre palestre:

swing su swing, senza che ci sia un solo rumore, nemmeno uno piccolo piccolo, nemmeno un misero foul…

Ora, se si trattasse di allenamento ideomotorio (ne parlerò presto, eccome se ne parlerò…) e ne seguisse i presupposti e le modalità non avrei nulla da obiettare, anzi....

Purtroppo questi “esercizi a secco” NON hanno nulla di ideomotorio.

Sono proposti, invariabilmente, quando più, quando meno, utilizzando numeri di ripetizioni elevati che, giocoforza, fanno diminuire la velocità di esecuzione e senza nessun tipo di variazione.

IMa il peggio arriva quando si fanno serie “a tempo” (ben oltre il minuto…) in cui la velocità scade rapidamente insieme alla qualità del gesto.

E se non bastasse, troppo spesso, queste serie si fanno con mazze appesantite (quando va ancora benino) oppure con “attrezzi della sala pesi” a velocità (insomma, velocità non è la parola adatta…) che non raggiungono nemmeno il 50% di quella effettiva (non che arrivare al 75%-85% farebbe una grossa differenza…).

Oltretutto guai a ipotizzare un “giro”, un misero giro, dalla “parte sbagliata” (da sinistra per i destri, per esempio) fosse solo per “riequilibrare”.

Ora, secondo me, ma magari sbaglio, se non si ricerca la massima velocità in OGNI SINGOLO SWING si perde la componente essenziale (per me) della battuta, che è la sua “ritmicità” e "sincronicità" tra le fasi in cui certe catene muscolari preparano e aprono il lavoro a quelle successive successive, in un crescendo "sinfonico" (scusate la licenza, mi è scappata!)

Sempre secondo me, solo questo basterebbe a “non far girare” MAI la mazza più lentamente della velocità di gara (massimale).

Viste queste brevissime considerazioni  mi chiedo, davvero, qual è l’utilità del “lavoro a secco”?

Non sarebbe meglio “sbattere” la mazza contro una palla? Magari proveniente da direzioni diverse? Magari in arrivo a velocità diverse e ad altezze diverse?

Ma forse sono io che sbaglio e, visto che gli “esercizi a secco” sono divertentissimi, vale la pena di sacrificare un po’ di tempo e di efficacia per non far annoiare troppo i giocatori, specie quelli più giovani…

 

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Nessun batting tee, mazza o palla sono stati maltrattati durante la realizzazione di questo post. Neppure un graffio o una scalfitura. Ce ne siamo guardati bene…

 

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Come, cosa e quando

Lun, 12/12/2016 - 08:08 -- Fabio Borselli

 

Pubblico, senza tante chiacchiere aggiuntive, questa tabella:

 

Seguita, immediatamente, di nuovo senza troppi commenti, da questa:

 

Credo che se le mettiamo insieme a quella contenuta nel mio post "A proposito del Signor Martin" di spunti per una profonda riflessione su quello che pensiamo, diciamo e facciamo a proposito di ALLENAMENTO GIOVANILE (e di tutto quello che ne consegue) ce ne sono un bel po'...

 

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Scusate il ritardo...

Mer, 07/12/2016 - 08:08 -- Fabio Borselli

 

La prima graphic Novel di CASA BASE, "la Gang degli Atomics" è arrivata alle battute finali.

Manca poco, anzi pochissimo e tutto sarà completato, ogni trama andrà al suo posto e, dopo, nulla sarà più come era prima...

Purtroppo, però, dobbiamo tenere i nostri lettori con il fiato sospeso:

piccoli ritardi, qualche problema tecnico, nuove ideee e modifiche dell'ultimo momento fanno si che, per questa settimana, gli ATOMICS debbano segnare il passo.

Niete paura, però!

Solo una piccola pausa per prendere fiato e prepararsi al rush finale.

Sarebbe un peccato perderselo.

 

Il grande freddo

Lun, 05/12/2016 - 08:08 -- Fabio Borselli

 

Ci sono queste foto che girano sui social…

Sapete (se non lo sapete sarà chiaro presto) come la penso,  ripetere, però, come dicevano i latini, giova:

non sono assolutamente convinto che la specializzazione precoce, nello sport, qualsiasi sport, sia garanzia di successo.

La mia convinzione ha basi scientifiche serie e fondate (ce ne sono di serie e fondate anche nell’altro “versante” che, però, non mi convincono) ma, soprattutto, nasce da più di 40 anni di frequentazioni di campi da baseball e da softball di ogni “ordine e grado”.

In questi anni qualcosina ho imparato:

ho imparato, che non esistono soluzioni che vanno bene a tutti, che gli atleti sono, prima di tutto persone, che il loro successo (o il loro fallimento) sportivo poco ha a che vedere con l’ADDESTRAMENTO cui, spesso, troppo spesso, vengono sottoposti.

Ho imparato anche che, anche in questo caso troppo spesso, pochissimi diventano “giocatori maturi” e che moltissimi condividono la “strada del baseball e softball” per pochissimo tempo.

Sono certo che per quei giocatori che “non mollano” cambi pochissimo se il modo in cui sono stati allenati (o addestrati) non era quello “migliore” per loro:

il “morbo” (per citare l’amico Giulio) li ha, infatti, “infettati“ in un modo così profondo che non c’era, fin dal principio, modo di guarirne.

Certo, ho la presunzione di pensare che, magari, se allenati “meglio” i loro risultati avrebbero potuto essere più importanti ma… Non lo sapremo mai, quindi  tant’è.

Ho la certezza, invece, che per molti “abbandoni” si sarebbe potuto fare di più e di meglio, la certezza deriva dai miei fallimenti e dalle mie sconfitte, visto che ogni abbandono rappresenta, sempre, una sconfitta.

Ho la certezza che una “gestione” diversa di quelle persone che hanno appena sfiorato il nostro mondo potrebbe averne limitato la fuga e forse avrebbe lasciato in loro ricordi tanto positivi da farli, comunque, “parlar bene del baseball e del softball” che, credo, sia la cosa di cui abbiamo più bisogno adesso.

Purtroppo, vedo poca felicità in giro per i campi…

Ne vedo, soprattutto,  pochissima nei campi dove giocano bambini e bambine.

Vedo esasperazione, pressappochismo, EGO smisurati, ignoranza (mi perdonerete ma non c’è altro modo di chiamarla) e ADDESTRAMENTO dove ci sarebbe bisogno di gioia, sano agonismo, confronto, competenza, ALLENAMENTO.

Sono spaventato dalla deriva che, mi pare, stia prendendo il nostro movimento:

reclutare prima. Prima di un sacco di cose:

prima della scuola elementare, prima degli altri sport, prima che…

In modo che poi, per tutta la vita, facciano SOLO il baseball ( il softball) guai a fargli vedere o, peggio, provare un altro sport, non fosse mai che poi “gli piace”.

Più della metà dei nostri bambini e bambine, qualsiasi sia l’età del loro reclutamento, appena sfiorano l’adolescenza, se la battono e non giocano più.

Possiamo continuare a dirci che succede anche negli altri sport, che non è colpa nostra, che la Società, che le famiglie…

Oppure possiamo cambiare e diventare quegli SPORT DIVERSI che raccontiamo di essere.

Un modo possibile potrebbe essere quello di RICOMINCIARE a considerarli bambini, non PICCOLI GIOCATORI e formarli “come se fossero” bambini…

Un modo possibile potrebbe essere quello di FARGLI FARE ESPERIENZE MOTORIE che fuori dai campi e dalle palestre, ci piaccia o no, nostalgia o no, non fanno più.

Un modo possibile potrebbe essere quello di farli (o lasciarli) “giocare” agli “altri sport” (GIOCARE e ALTRI SPORT sono le chiavi del discorso) in modo che possano apprezzare e scoprire, da soli la diversità del baseball e del softball.

Ecco perché queste belle foto, di bambini TRAVESTITI da adulti, di bambini che SEMBRANO adulti, che tanti MI PIACE raccolgono sui social, a me fanno PAURA, fanno scorrere un brivido freddo lungo la mia schiena e per mio figlio, davvero, non vorrei mai.

 

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Uno, nessuno e Centomila

Lun, 28/11/2016 - 08:08 -- Fabio Borselli

 

Scomodo Pirandello per il titolo di questa breve riflessione…

Sono un assiduo frequentatore di “Che palle!” la rubrica che Mario Salvini gestisce sul sito Web della “Gazzetta dello Sport” e che ritengo un luogo virtuale molto importante (anche se pochi se ne sono accorti) per la creazione, anche da noi, di una “letteratura, non di nicchia, DI e SUL baseball”.

Su “Che palle!”, all’inizio della scorsa settimana, mi sono imbattuto in Scambio di ruoli”, un articolo dedicato al football americano.

Il pezzo racconta di come sia possibile ragionare “fuori dagli schemi” avendo successo e, cosa da non trascurare, facendo notizia…

Ad un certo punto, cito testualmente, Salvini dice:

“Suggerendoci al contempo che nella vita, sul lavoro e in qualsiasi altro ambito, ogni tanto sarebbe bello scambiarsi ruoli, mansioni, modi di operare e forse persino di pensare. A volte può persino capitare di andare in meta”.

Fare l’impensato… Scambiarsi i ruoli… Giocare “contro” il libro…

Chi più ne ha più ne metta.

Due professionisti, in uno sport professionale hanno “osato” un cambiamento:

hanno sorpreso, hanno costretto a pensare, hanno costretto a ri-pensare, hanno costretto a organizzare, hanno costretto a ri-organizzare…

Vi sembra poco?

Magari pensiamoci.

Pensiamoci la prossima volta che andiamo in campo, la prossima volta che prepariamo il nostro allenamento, la prossima volta che “facciamo quello che si è sempre fatto”, la prossima volta che, arrogantemente, precludiamo ai nostri bambini e bambine la possibilità di FAR VEDERE tutto il proprio potenziale.

Pensiamoci quando, in nome e per conto della nostra esperienza, impediamo a qualcuno di giocare in un ruolo diverso da quello che il del nostro “naso da coach” ha DECISO per lui.

Forse far battere anche dal box “sbagliato” o far provare a tutti a lanciare potrebbe riservare delle sorprese…

Forse potrà “persino capitare di andare in meta”.

 

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