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L'allenatore

Lun, 05/09/2016 - 08:08 -- Fabio Borselli

Risultati immagini per baseball kids coach scream

 

Mi capita di fermarmi ai bordi di un campetto di baseball di periferia.

Mi capita di fermarmi a osservare i ragazzi che aspettano di allenarsi.

Prima, li vedo giocare spensierati con una palla mezzo scucita e di quell’indefinibile colore che hanno le palle da baseball un po’ vecchie.

Poi, vedo il loro cambiamento, di umore e di approccio, una volta avvistato l’allenatore in arrivo.

Quel cambiamento, per capirci un po’ da “giorno dell’interrogazione”, si vede negli occhi, nei gesti, nella postura.

Incuriosito mi fermo, c’è una specie di “parterre” di fortuna, e mi siedo a guardare l’allenamento.

I ragazzi non sono molti, forse una dozzina, ma sono diligenti, ordinati rispettosi:

corrono in silenzio, in silenzio seguono un compagno al centro del cerchio che guida il riscaldamento, altrettanto in silenzio si mettono a coppie e palleggiano poi, tutti insieme attorniano il coach che da le direttive:

allenamento di battuta.

Tralascio di raccontare la noia provata a seguire questo “eterno” batting practice e sorvolerò anche sul fatto che in circa 45 minuti ogni bimbo ha, di fatto, girato a mazza 30 volte e “pascolato” tra prato e terra rossa nel tempo restante.

Arriva qualche genitore, si siede e ci scambiamo due parole, poi la loro attenzione è tutta per i figli, la passione per il gioco è palpabile e i commenti sono tutti del tipo: “che buon contatto!”, “ha proprio un bello swing”, “peccato per quelle mani troppo basse”…

Li sento parlare dell’allenatore, di come ha portato una “mentalità vincente”, di come ha corretto molti errori dei ragazzi, anche se c’è ancora “tanto da fare”, di come la squadra “sia pronta” grazie a lui.

Osservo il mio collega con un pizzico di invidia e mi dico che sarebbe bello sentire genitori o atleti che parlano così di me.

Poi lo osservo meglio e vedo che, dopo ogni lancio, ripeto:

dopo ogni singolo lancio, arriva precisa e implacabile una sua correzione/indicazione/puntualizzazione:

“tieni le mani alte”, “guarda la palla”, “hai fatto il passo troppo lungo”, gira più veloce”, “tieni la mazza parallela” e altri “slogan” perfettamente conosciuti a chi frequenta i campi di gioco da troppo tempo come me.

Lo osservo alla fine del “giro di battuta” radunare la squadra e spiegare, per quasi un quarto d’ora, come LORO, i ragazzi, siano ancora lontani dalla perfezione, su quanto ci sia da lavorare per, poi, fargli vedere “lo swing giusto”.

Saluto i genitori che stanno elogiando le grandi conoscenze del “mister” e mi allontano riflettendo…

Ho un turbine di pensieri per la testa e scrivendo queste righe altri mi si affollano nella mente.

Ma su tutti una domanda:

cosa deve fare l’allenatore? Quale è, davvero, il suo mestiere?

Nonostante il grande successo riscosso tra i genitori e supportato, invece, dalle facce tristi di quasi tutti i bambini, io sono convinto che quello che ho visto non sia allenare, o almeno non sia allenare bene:

allenare è, di questo sono assolutamente convinto, mettersi al servizio del gioco, della squadra, dell’atleta.

Allenare è osservare e studiare per capire quello che si vede.

Allenare è utilizzare quello che si conosce e quello che si impara per far si che quello che si vede, l’atleta e il suo approccio al gioco, possano far parte del gioco per quello che possono dare, non per quello che ci piacerebbe che dessero.

Allenare non è “insegnare a battere”, allenare è “aiutare a battere, nonostante”.

Allenare non è cercare la perfezione, allenare è aiutare gli atleti a usare la loro imperfezione al meglio.

Allenare non è creare dipendenza, allenare è dare indipendenza.

Allenare non è scegliere al posto dell’atleta, allenare è dare possibilità di scelta a ognuno dei propri giocatori.

Certo è più difficile! Molto più difficile!

È molto più semplice continuare a ripetere all’infinito “frasi fatte” che, a torto o a ragione crediamo possano cambiare le cose.

È ancora più semplice convincere i giocatori che possono cambiare il loro modo di tirare, o di battere o di prendere la palla ascoltando le mie indicazioni piuttosto che inventare e strutturare le cose in modo che quello che dico sia facile da fare.

Credo che allenare non sia una semplice questione di tecnica o di appeal.

Non conta quello che sai tu, ma quello che alla fine non solo sanno, ma sanno fare, quelli che hai allenato e, mi scuso se suona molto o troppo retorico, conta molto quello che sei capace di imparare, ogni volta, anno dopo anno, dai giocatori che alleni.

 

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EMRYT 2016 – BACKSTAGE - giorno quattro

Ven, 12/08/2016 - 23:49 -- Fabio Borselli

Il giorno della faida nella famiglia ITALIA è arrivato e, senza drammi, già passato.

Come da copione le "grandi" di ITALIA 1 hanno battuto abbastanza agevolmente le "belle addormentate" (a dire il vero tutte le nostre atlete sono stanche visti i ritmi di gioco e le poche ore di sonno disponibili) di ITALIA 2, mentre la RUSSIA ha fatto man bassa della CROAZIA chiudendo la questione piazzamenti.

I risultati, le classifiche e compagnia cantante si possono trovare seguendo questo link, a noi basta sapere che domani si assegnano le medaglie e che se ITALIA 1 è già sicura di portarne a casa almeno una, ITALIA 2 dovrà, domattina all'alba, conquisarsi questo privilegio scalando il page system.

Tutto è possibile e le MINI hanno dimostrato di essere squadra quadrata e duttile... Gli imprevisti sono sempre in agguato ma il team (coach compresi) ci crede:

vogliamo questa medaglia! Certo se non dovesse venire non ne faremo un drammi, ma...

In ogni caso, contingenze e retorica a parte, guardare queste bimbe giocare scalda il cuore e ci fa sperare per il futuro di questo sport (come dico sempre sarebbe ora ci decidessimo a diventare grandi, abbandonando il vittimismo e i però...).

E poi, diciamocelo, queste ragazze sono bellissime!

Prestazioni sportive a parte la giornata è stata, al solito, molto densa e interessante.

Si comincia con la finale olimpica di canottaggio sull'erba, categoria "otto con capo voga" andata in scena subito dopo la partita tra le due ITALIE... Vista in diretta la regata è stata aspra e combattuta, la replica è visibile sulla pagina facebook dedicata al Torneo.

Frugando a caso tra i ricordi della giornata vengono fuori i miei soliti "game plan",

necessari se si vogliono gestire i cambi e le rotazioni che permettano a tutte le atlete in rosa di giocare, ma inutili visto che succede sempre qualcosa che costringe a cambiare in corsa...

Dopo avere raccontato dell'ormai famigerato rituale della "pittura unghie dei coach dopo le vittorie"

4  

vorrei dedicare qualche foto al mio coaching staff:

Betty, detta Elisabetta e Gianni, qui in veste di semaforo

  

senza di loro non saprei davvero come fare, visto che, praticamente, il lavoro lo portano avanti, davvero, tutto loro... Io mi limito a comunicare i cambi e poco altro. Quest'anno è mancato, come avevo già raccontato, il quarto componente di questa gabbia di matti... Voglio tranquillizzare Graziano:

Il suo sostituto si è dimostrato un "pallone gonfiato" ed è "scoppiato" alle prime difficoltà, accasciandosi in panchina.

Sempre per ampliare l'album dei ricordi ecco come è fatta la faccia di una rappresentante del clan degli "gnomi da giardino" di ITALIA 2 doopo aver divorato (letteralmente) una piadina alla nutella grande quanto un frisbee...

Cosa gli vuoi dire a una tipa così?

La stessa tipa è poi una delle menti e, soprattutto, delle braccia che hanno provveduto a organizzare il gavettone di fine partita ai coach... Ma il reato di lesa maesta non è rimasto impunito!

  

Nel ringraziare Giacomo Canali per gli scatti voglio anche far notare la mia "divisa d'ordinanza" di quest'anno, completa di calzettoni alla "Afrika Korps", in perfetto "Erwin Rommel style"... (smettete di prendermi in giro, non me li toglierò!).

Poco altro da dire o far vedere.

Sono passate da poco le due ed è già sabato, il "giorno dei giorni", l'utimo giorno del Torneo, CASA ITALIA è silenziosa (a parte quel lieve rumore di motosega proveniente dal letto alla mia destra...) tra un po', davvero poco, si ricomincia a giocare, per l'ultima volta... Buonanotte!

 

EMRYT 2016 – BACKSTAGE - giorno tre

Gio, 11/08/2016 - 23:58 -- Fabio Borselli

 

Il terzo giorno comincia troppo presto...

Se è difficile trovare il verso dei pantaloni, sperare almeno di far andare per quello giusto le gare si rivela anche più complesso.

alle sei e tre quarti ITALIA MINI è già sulla stada per il campo e, dopo una rapida colazione, inizia ad attivarsi per la prima partita della giornata e siamo subito in emergenza:

sangue dal naso, distrazioni, qualche palla mancata e la tenda dei volontari del soccorso (splendidi, qualunque divisa vestano) si popola di "giovani italiane in ambasce".

Alla fine si risolve tutto e il "ghiaccio magico" dell'ambulanza lenisce ogni sofferenza permettendo a tutte le atlete di ritornare in campo prima dell'inizio della gara.

La partita è più complicata di quanto il punteggio finale (15-4 in nostro favore) faccia immaginare:

ITALIA 2 è ancora addormentata e, complice anche qualche ansia da prestazione, ci vuole tutta la pazienza dello staff per districare la matassa che sembra ingarbugliarsi un po' di più a ogni tetativo di sistemazione.

Al solito, il "game plan" della gara è completamente stravolto, ma alla fine ne usciamo vivi e ancora in corsa.

Al ritorno a CASA ITALIA troviamo il tempo per la foto ufficiale dello staff tecnico di ITALIA 2 al completo.

Betty e Gianni sono i miei fidi compari in questa avventura e Graziano... Graziano è quello in verde!

La lunga giornata si conclude con la qualificazione di entrambe le compagini "Verde Rosa" al girone per il titolo:

cammino facile per ITALIA 1 che conquista i primo posto nel girone battendo con rotondi punteggi prima la CROAZIA e poi il team CEKIA 2, mentre ITALIA 2 centra la qualificazione (un bel risultato per le terribili MINI) batendo in una gara combattuta la forte CEKIA 1.

Solo il tempo di rilassarsi un attimo dedicandosi alla "nails art" (domani i coach di ITALIA 2 esibiranno, infatti, le nuove fiammanti unghie celebrative per le vittorie di oggi)

poi tutti a letto (ancora nessuno dorme, tanta è l'adrenalina da smaltire) visto che anche domani si comincia presto e il copione prevede come apertura di giornata e, probabilmente come partita di cartello, lo scontro fratricida tra i due team ITALIA...

Ne vedremo delle belle, peccato per chi non ci sarà.

Buonanotte, CASA ITALIA chiude.

 

EMRYT 2016 – BACKSTAGE - giorno due

Mer, 10/08/2016 - 21:08 -- Fabio Borselli

 

CASA ITALIA si sveglia presto per scoprire che, a scanso di equivoci e per poter innescare tutte le chiacchiere possibili sui cambiamenti climatici, piove!

Quando arriviamo allo stadio di Collecchio per la colazione le malcapitate giocatrici del team GB e della CROAZIA cercano, sotto una pioggia battente, di impedire ulteriori devastazioni al nuovo calendario della manifestazione che scricchiola sotto i colpi di maglio dei tuoni che accompagnano la gara di apertura.

La pioggia fa saltare la sgambata delle squadre azzurre che devono, mestamente tornare in palestra e organizzarsi per allenarsi lontano dal capo.

ITALIA 2 improvvisa allora un acceso torneo di TRIS (qui qualche notizia in più sul gioco) e una serie di sfide accesissime aiuta il team MINI ad arrivare all'ora della sfida con la RUSSIA.

Per la cronaca (i risultati completi si trovano qui) ITALIA 2 ha perso la sua gara per 3 a 2 agli extra inning mentre ITALIA 1, in serata, ha battuto rotondamente (11 a 0) il team GB, vendicando le under 19.

Domani sarà una lunga giornata:

tutte e due le squadre dovranno affrontare una doppia fatica e solo a fine serata sapremo se avranno centrato entrambe l'obiettivo della pool per le medaglie.

Nel frattempo i nostri alacri "ragionieri" hanno provveduto a far ottenere la "patente" alle mazze, cosa tutt'altro che semplice, come si può vedere;

solo battute certificate in questo torneo!

Le "azzurrine" si sono poi distinte nella cerimonia di apertura del "European Massimo Romeo Youth Trophy" dimostrando invidiabili doti canore "stringendosi a coorte" e esaltando il loro amor patrio dichiarandosi "pronte alla morte"... A noi basterebbe che fossero pronte domani!

Mentre il torneo imperversa e tutti sono impeganti (chi più, chi meno...) in attività tecniche e non c'è chi si occupa, nei momenti liberi (quali momenti liberi?) di documetare per i posteri tutto quello che succede, anche quello che, forse, sarebbe bene non documentare affatto:

CASA ITALIA adesso è silenziosa, tutto (o quasi) tace, ma la mattina arriverà anche troppo presto, garantito.

Noi non vediamo l'ora...

EMRYT 2016 – BACKSTAGE - giorno uno

Dom, 07/08/2016 - 22:15 -- Fabio Borselli

 

Sarà un lungo torneo...

Dopo un inizio tranquillo e di routine (arrivo, controllo presenze e documenti, scarico materiale e vestizione) c'è il primo intoppo:

CASA ITALIA non sarà la solita di sempre, magari un po' scomoda e affollata ma vicinissima ai campi di gioco.

L'organizzazione ci ha infatti sistemato in una palestra, completamente a nostra disposizione, ma decentrata e abbastanza lontana dall'impianto, costringendoci a riorganizzare gli orari e a gestire spostamenti imprevisti.

Nonostante questa "scomodità" CASA ITALIA  è bellissima!

Le ragazze l'hanno subito trasformata in un festival di materassini, sacchi a pelo e disordine... Adesso, una distesa di azzurro e grigio ci accoglie al rientro.

Naturalmente ci sono già dei cambiamenti e il calendario è già stato stravolto:

la squadra della Polonia non arriverà e la rivoluzione dei gironi vedrà le due squadre azzurre impegnate, domani e dopodomani, in un pre-girone di qualificazione:

in serata ITALIA 1 (in azzurro) affronterà all'esordio il team GB, mentre ITALIA 2 (in grigio) nel primo pomeriggio se la dovrà vedere con le campionesse uscenti del team RUSSIA.

Ci stiamo conoscendo piano piano.

Naturalmente ogni staff ha gestito autonomamente la giornata, utilizzando il tempo per il necessario lavoro di "team building".

ITALIA 2 in questo momento è un cantiere a cielo aperto e, mentre scrivo, Betty, valorosamente, sta dipingendo le unghie delle nostre MINI giocatrici nel regolamentare azzurro di ordinanza:

ci piace essere in ordine ed eleganti quando andiamo in campo.

Gianni invece sta preparando la "borsa degli attrezzi" per la breve seduta di allenamento fissata per domani.

A ben guardare non manca niente per giocare a softball.

L'ultimo componente dello staff di ITALIA 2, Graziano, purtroppo, non potrà essere della partita per problemi personali sopraggiunti all'improvviso.

Il nostro TEAM MANAGER, Marina, non ha potuto sostituirlo e allora lo abbiamo fatto in autonomia e convocato, a sorpresa, "l'altro Graziano",

che se magari pecca in competenza però ci allieta con la sua allegria contagiosa e non potremo fare a meno di lui in panchina...

La giornata non è però stata solo vestizione e team building, c'è infatti stata anche una parentesi di alto contenuto agonistico:

coinvolgendo al completo entrambe le squadre, sul campo di allenamento, è andata in scena una avvincente e agguerrita sfida a ruba-bandiera,

ricca di contenuti tecnici e spettacolari, conclusasi al tie-breack senza vincitori ne vinti, per sopraggiunta ora di cena.

Dalla confusione che ancora si sente a CASA ITALIA credo che sarà praticamente impossibile metterle a dormire prima della mezzanotte.

E domani si gioca:

non saprei dire se è una minaccia o una liberazione!

Buonanotte da CASA ITALIA, passo e chiudo.

 

EMRYT 2016 – BACKSTAGE - giorno zero

Dom, 07/08/2016 - 21:57 -- Fabio Borselli

 

In partenza per l’ormai classico “European Massimo Romeo Youth Trophy”

Anche quest’anno agosto è arrivato e una parte delle mie ferie saranno dedicate alle rappresentative del “progetto Verde-Rosa”, under 13 softball, impegnate a Collecchio (Parma) nel tradizionale appuntamento con questo torneo di formato Europeo.

Quest’anno al mio collaudato e rodatissimo staff sarà affidata la formazione “MINI”, composta da ragazze nate negli anni 2004, 2005 e 2006.

Per il terzo anno il “progetto Verde-Rosa” è, infatti, articolato su due squadre, una formata da ragazze all’ultimo anno di categoria (2003) che si batteranno, almeno questo è nelle intenzioni, per il titolo e una formata da quelle più piccole che affronteranno il torneo con l’intento di cominciare ad accumulare esperienza...

Tutto è pronto, la borsa è già in auto, domattina si parte presto e, almeno sulla carta, il programma della prima giornata già  fatto, ma in questi casi bisogna essere pronti e aperti agli imprevisti e ai cambiamenti che, specie con le più piccole, sono sempre in agguato.

Conosciamo già il calendario degli incontri (disponibile qui) ma, come sempre, sappiamo ben poco delle avversarie, se si esclude, naturalmente, l’altra squadra azzurra.

Noi saremo, come tradizione, ITALY 2.

Chi mi conosce sa che questo mio essere manager di una SELEZIONE è un qualcosa che non va molto d’accordo con la mia idea (non solo mia e ben più che un’idea… visto che è una evidenza scientifica ) che la SPECIALIZZAZIONE PRECOCE non serva a sviluppare al meglio le potenzialità di un bambino e che non sia la strada giusta (o quantomeno non l’unica…) per garantire il raggiungimento della massima prestazione possibile una volta che il bambino sia diventato un atleta maturo.

La buona notizia è che proprio la giovane età delle ragazze selezionate permette, nei limiti delle loro aspettative e in una logica di “lavoro al servizio dell’atleta”, di sperimentare e provare esperienze diverse da quelle che fanno nei propri club.

Questo fornisce, oltretutto, un punto di vista “nuovo” e “diverso” dal solito, non solo alle ragazze ma anche ai loro genitori, ai loro allenatori e, perché no, agli stessi “selezionatori”.

L’obiettivo, ampiamente condiviso da tutto lo staff del PROGETTO, non è infatti VINCERE a tutti costi, ma fornire alle atlete una esperienza positiva che le faccia perseverare nell’impegno e che serva a consolidare il loro profondo interesse per il softball.

Impegno e interesse indispensabili per farle proseguire nella pratica del softball e affrontarne le “fatiche”.

Nel limite del tempo disponibile, che nei prossimi giorni diventerà inesorabilmente pochissimo, vorrei condividere, su questo sito, una sorta di “diario di viaggio” di questa emozionante avventura:

non racconterò però  di vittorie o di sconfitte, nemmeno di fuoricampo o strike out.

Spero di riuscire a raccontare, giorno dopo giorno, quello che c’è “dietro” le partite, "dietro" le prestazioni:

i sogni, le speranze, le gioie e le tristezze, la quotidianità di un gruppo di ragazzine che, per la prima volta nella loro vita (sperando che non sia l’ultima…) indossa una “maglia importante” cercando di portarla con gioia.

In fondo il mio obiettivo (e quello di tutti gli altri coach) nei prossimi giorni sarà proprio questo:

far si che per queste splendide bambine, la responsabilità di rappresentare il proprio paese venga vissuta come un sogno e che del sogno abbia la bellezza e la leggerezza.

Non c’è più molto tempo:

domani arrivano le ragazze e dopo domani si gioca già…

 

Buon Senso...

Dom, 10/07/2016 - 20:22 -- Fabio Borselli

Il Basket italiano, purtroppo, non andrà alle Olimpiadi di Rio…

Perdendo il torneo pre-olimpico di Torino (sconfitta in finale contro la Croazia) la pallacanestro azzurra, deve abbandonare il sogno di tornare a giocare in un Olimpiade.

Non ho potuto, per ragioni facilmente intuibili, vedere la partita, il risultato negativo è però rimbalzato subito sul web e, cercando informazioni sulla rete, ho trovato, sulla pagina facebook de “la giornata tipo”  (dedicata, è bene precisarlo, al Basket...) questo commento/editoriale che riporto integralmente:

 

“Ripartiamo dai 14 mila di ieri sera e dalle tantissime persone che hanno seguito la partita in tutti i modi nonostante non fosse trasmessa in chiaro.

Ripartiamo dai tantissimi bambini felici di "esserci".

Ripartiamo dal buono di questa nazionale smettendola però di titolarla come "La Nazionale più forte di sempre" solo per fare più clic.

Non abusiamo della parola "talento".

Investiamo nei settori giovanili, diamo più fiducia ai nostri 18 enni buttandoli in campo senza mettergli davanti stranieri di quinta/sesta scelta.

Produciamo giocatori, facciamolo in maniera continuativa, nazionali come Serbia o Croazia hanno costantemente ricambi generazionali di livello perché credono nei giovani. Noi no.

Programmiamo a medio/lungo termine a 360 gradi nella pallacanestro:

smettiamola di proporre nel 2016 eventi che non sono eventi, diamo un servizio al tifoso che paga, diamo punti di ristoro, attività collaterali, svago, accoglienza, servizi e tanto altro alla risorsa più importante dello sport, l'appassionato.

Basta con lotte politiche, pensiamo allo sport in maniera manageriale, proviamo a generare profitti, ad investire, a far trovare pronte migliaia di canotte ufficiali dei propri beniamini, ampliamo le voci di spese e di guadagno.

Ci sono tanti sport che hanno attraversato periodi bui, che hanno dovuto digerire tante delusioni sportive, ma attraverso idee, programmazione, investimenti e persone competenti sono riusciti ad invertire la tendenza negativa.

Più che all'ennesimo risultato mancato della Nazionale, pensiamo a tutto il movimento.

Il movimento, lo dice la parola stessa, ha bisogno di muoversi, non di rimanere fermo.

Fermo mentre gli altri vanno avanti.”

Non so voi, ma da uomo di Baseball e di Softball, da tecnico di Baseball e di Softball, da appassionato di Baseball e di Softball ho trovato nelle parole di RAFFAELE FERRARO (il curatore della pagina “la giornata tipo”) tanto buon senso e tanta lungimiranza da farmi dimenticare, per un attimo, che parlava di basket…

Credo, anzi sono sicuro, che tutto quello che ha scritto possa, con minime variazioni, essere diagnosi e cura per i mali che impediscono al Baseball e al Softball di diventare davvero “sport” invece che rimanere dei semplici “passatempo”.

A breve verrà sancita la riammissione del Baseball e del Softball nel programma olimpico, spero che il nostro “movimento” riesca a non rimanere fermo.

 

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Dom, 19/06/2016 - 20:29 -- Fabio Borselli

 

Questo post non doveva essere questo...

Ma succedono cose che cambiano le cose...

Copio e incollo quanto segue dala pagina facebook della mia squadra, l'ATOMS' CHIETI, che nella giornata di ieri ha subito un furto:

"Nella giornata di ieri (sabato 18 giugno) la nostra società è stata vittima di un grave furto, avvenuto al campo Santa Filomena di Chieti Scalo.

Dei ladri si sono introdotti nel nostro spogliatoio, hanno sfondato magazzino e armadietto e hanno rubato 12 mazze da softball.

Per la nostra squadra un danno gravissimo, perchè oltre al valore economico delle mazze (circa duemila euro) c'è il danno tecnico provocato alle atlete, che si trovano nel bel mezzo di un campionato.

Senza mazze non si può giocare.

Un atto vile, nei confronti di una società come l'Atoms' Chieti (chi ci conosce lo sa bene) che senza l'aiuto economico di parte di nessuno, senza alcuno sponsor, ogni giorno tra mille difficoltà lavora con dedizione e impegno, per la promozione del softball tra bambini e ragazze.

Chi compie un furto resta sempre e solo un vigliacco.

Chi lo compie ai danni di una società sportiva lo è ancora di più.

IMPORTANTE:

la Polizia Scientifica ha effettuato ogni tipo di rilievo su impronte e tracce lasciate dai ladri.

Le mazze sono state tutte catalogate e sono riconoscibilissime.

La nostra speranza è solo che si tratti di una bravata e che le mazze non vengano usate per scopi criminali, che nulla hanno a che fare con il nostro bellissimo sport."

Non è la prima volta che lo vedo succedere...

Rimango, ogni volta, sorpreso e ferito...

So che è SOLO sport e che delitti ben più gravi vengono commessi, ogni giorno, ai danni di persone e cose e che, forse, di fronte a quelle questo "furto da rubagalline" è una piccolezza...

Ma questo non mi fa star meglio, per niente.

 

Ali Bumaye!

Lun, 06/06/2016 - 08:08 -- Fabio Borselli

 

Imposibile non averlo saputo.

Giornali, televisione, siti web hanno già riportato la notizia e ne hanno parlato, parlato, parlato...

Cassius Clay è morto. Il più grande non c'è più.

Non voglio certo aggiungere futili parole al fiume che già è stato scritto o detto, voglio solo condividere il mio ricordo di Muhammad Ali:

Clay-Ali mi ricorda mio padre, mi ricorda l'amore che aveva per la boxe e come questo amore ha cercato di condividere con me, bambino esile e mingherlino che di quello sport così aggressivo e violento aveva un po' paura.

Mio padre adorava la boxe e adorava Clay (non ho ricordo che lo abbia mai chiamato Muhammad Ali) e mi parlava di lui e della sua boxe con la stessa enfasi con la quale, oggi, io parlo di baseball e di softball.

Rimanevo affascinato a sentirlo parlare di Benvenuti, di Monson, di Clay e Foreman, di "ganci" e "montanti" ed ero felicissimo di "fare tardi" la sera davanti alla tv (canale unico e bianco e nero) per vedere quello sport che lui così tanto amava.

Ai tempi non sapevo nulla di “The Rumble in The Jungle” (30 ottobre 1974) o di “Thrilla in Manila” (1 ottobre 1975), solo dopo ho scoperto quanto quegli incontri, visti insieme a babbo quando ormai era passata da un pezzo la mia ora di andare a dormire, fossero importanti e famosi:

per me erano solo un'occasione per stare con mio padre che mi raccontava della boxe.

Ho poi scoperto il baseball e mi sono allontananto dalla boxe (che proprio non sono mai riuscito ad amare), ma ancora oggi mi sorprendo a usare, parlando di baseball e softballl, la stessa enfasi di mio padre quando parlava di pugilato e di Cassius Clay.

Di Clay adoravo, da piccolo, l'insolenza e l'invincibilità da supereroe, da grande ne ho amato la capacità comunicativa e la fede incrollabile in se stesso, la sua forza di volontà e la assoluta convinzione che il lavoro conta più del talento.

Una sua frase che parla di questo è parte integrante della mia filosofia di allenatore:

"Champions are made from something they have deep inside them, a desire, a dream, a vision. They have to have the skill and the will. But the will must be stronger than the skill"  (che tradota liberamente suona così: "I campioni sono fatti di qualcosa che hanno dentro: un desiderio, un sogno, una visione. I campioni devono possedere talento e volontà, ma la volontà deve essere più forte del talento").

Oggi il più grande non c'è più, altri parleranno delle sue lotte e della sua vita fuori dal ring, io so solo che, oggi, se ne è andato un pezzo importante dei miei ricordi.

 

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Mar, 31/05/2016 - 08:08 -- Fabio Borselli

 

Voglio dedicare questo spazio settimanale al racconto di quanto mi è successo sabato scorso in campo, durante una partita.

Situazione:

parte bassa della quarta ripresa, la mia squadra in attacco, con corridori in prima e seconda base, nel box il primo battitore del line-up e partita inchiodata sul risultato di 1 a 1.

Il battitore è uno slapper e si posiziona, naturalmente, nel box di sinistra.

Effettua un ottimo bunt e raggiunge salvo la prima base (chiamata dell'arbitro di base) facendo avanzare i corridori.

Sembra tutto perfetto se non fosse per un piccolo, insignificante particolare:

l'arbitro capo segnala che il battitore stesso ha colpito la palla fuori dal box e lo elimina "per regola" facendo arretrare i corridori.

Con tranquillità esco dal dug-out per "fare il mio mestiere" e chiedere spiegazioni, ben consapevole che difficilmente l'arbitro tornerà sui suoi passi.

In modo molto sereno ed amichevole parlo con l'arbitro che trovo molto ben disposto e viene fuori che il battitore aveva, si, una parte del piede fuori dal box al momento del contatto con la palla ma che, comunque, una porzione dello stesso piede era a contatto con la riga del box...

A questo punto io obietto che se "il piede non è completamente fuori allora il battitore non è eliminato" mentre l'arbitro rimane della sua idea e conferma che "basta anche una piccola parte del piede fuori dal box per far si che il battitore sia out".

Segue una breve discussione ed entrambi siamo molto convinti delle nostre affermazioni... Ma non possiamo stare a discutere all'infinito e non avendo un regolamento a portata di mano (non si ripeterà, questo è sicuro) devo fare buon viso a cattivo gioco e tornarmene sconsolato nel dug-out.

Tutta la discussione è stata pacata, civile e tranquilla e l'arbitro, che ringrazio, pur se fermo e deciso, non ha mai fatto "pesare la sua autorità", anzi, la sua "autorevolezza" ha fatto si che il tarlo del dubbio si insinuasse nella mia mente fino a convincermi di aver preso il classico "abbaglio".

La partita è proseguita e alla fine quella decisione non ha cambiato la storia dell'incontro e, almeno per me e per la mia squadra, tutto è finito bene.

mentre la gara andava avanti, però, la tecnologia si metteva all'opera e, ben presto, sui display degli smartphone di dirigenti e appassionati presenti alla gara apparivano, prese direttamente dal regolamento tecnico del softball (fast pitch) 2014/2017 (scaricabile dal sito della Federazione Italiana Baseball e Softball seguendo questo link) le seguenti righe relative alla situazione in questione:

Sez. 6. IL BATTITORE E' ELIMINATO:

d. Quando il suo piede è completamente all'esterno delle linee del box del battitore e a contatto col terreno, o una parte qualsiasi del suo piede sta toccando il piatto di casa base quando egli batte una palla buona o foul.

Quindi avevo ragione io...

Durante i cambi tra attacco e difesa faccio presente all'arbitro la situazione, gli faccio leggere il regolamento, lui ne prende atto e si scusa per l'errore...

Il tutto senza ansie o recriminazioni, lasciando che l'episodio non condizioni, in alcun modo, il prosieguo della partita...

Sento già arrivare l'obiezione:

"se avessi perso la partita non saresti così sereno e distaccato".

Potrebbe anche essere così, non posso negarlo, ma quello di cui sono sicuro è che, SUCCESSIVAMENTE all'episodio incriminato non ho mai pensato a quello che avrebbe potuto essere, ma ho continuato a cercare di vincere la partita come se nulla fosse accaduto.

Tempo fa avevo auspicato (in questo post dal titolo "un gioco ingiusto") che fosse possibile, senza che nessuno sentisse di "perdere la faccia", discutere e chiarirsi su quello che succede in campo, in tranquillità e con pacatezza, coinvolgendo arbitri, allenatori, giocatori e dirigenti.

Una sana e serena "discussione" che faccia parte del gioco e che serva a migliorrane la qualità invece che ad alimentare polemiche.

Forse, almeno a mio parere, sabato scorso ci siamo riusciti e abbiamo fatto un piccolo passo verso la maturità (il tutto detto senza voler essere pretenzioso) e di questo non posso che ringraziare gli Ufficiali di Gara.

A margine della faccenda riporto, per dovere di cronaca, una piccola battuta di spirito fatta, a fine gara da un giocatore di baseball presente tra il pubblico (grazie Federico):

"se fosse successo in una mia partita sarebbe finita con almeno 8 espulsi..."

Direi che ce ne sono di argomenti su cui riflettere, no?

 

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