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Mancano nove giorni a Natale…

Mar, 16/12/2014 - 09:07 -- Fabio Borselli

Come già ricordato, abbondantemente su questo sito,  noi di CASA BASE abbiamo collegato la vendita del libro, intitolato ANNO 1, che contiene tutte le strisce pubblicate durante il primo anno di vita del fumetto dedicato al baseball, ad una raccolta fondi in favore di quanti sono stati colpiti dalla recente alluvione a Massa Carrara.

Il libretto (64 pagine) si può acquistare sul sito LULU.com, seguendo questo link, oppure, a partire da oggi, anche su AMAZON.it, utilizzando, invece, questo link.

Vogliamo ricordare che doneremo UN EURO per ogni copia cartacea e 50 CENTESIMI per ogni copia in formato Ebook, acquistate dal 2 dicembre 2014 al 15 gennaio 2015 e che il versamento di quanto "raccolto" sarà effettuato il giorno 16 gennaio 2015, su uno dei conti correnti indicati nella pagina web: Alluvione Carrara. Aiuti alla popolazione: ecco come fare”, aperta per l’occasione dal sito internet dell’amministrazione provinciale di Massa Carrara.

Per tutti i particolari sull’iniziativa (e su alcune agevolazioni sulle spedizioni) si possono consultare i post Canto di Natale” e Natale: Casa Base, regali e solidarietà”, pubblicati su Softball Inside.

Mancano ancora nove giorni a Natale, c’è ancora tempo per  fare un regalo “baseball oriented” e dare una mano a chi è in difficoltà.

Quanto conta la struttura dell'esercitazione nell’apprendimento motorio e tecnico?

Lun, 15/12/2014 - 08:22 -- Fabio Borselli

Il titolo è estremamente impegnativo… In realtà le cose da dire sono molto più semplici.

Il baseball ed il softball sono, abitualmente, classificati come “sport di situazione”.

Nella programmazione di una qualsiasi tipologia di esercitazione sul campo questo è un concetto da cui si deve partire e dal quale non si può derogare e, inoltre, occorre  anche non dimenticare i principi generali delle teorie sull'apprendimento motorio.

Partendo da questi concetti base vorrei provare a fare un analisi di alcune tipologie di esercitazioni, delle modalità di organizzarle e di come il loro impiego possa incidere sull'apprendimento motorio e tecnico.

Molto più spesso di quanto sarebbe lecito aspettarsi succede che dopo mesi di allenamenti ci si accorge che gli atleti, quando vengono proposte abilità tecniche varie, al di fuori della gara, riescono a rispondere e a reagire in maniera adeguata, mentre, al contrario, in situazione di gara non riescono a fare altrettanto:

sembra quasi che abbiano "dimenticato" tutto ciò che hanno appreso e mostrano risposte motorie e tecniche non appropriate al loro livello e alla situazione.

Succede, per esempio, che  lo stesso gesto tecnico, come la battuta, può essere ripetuto per decine di volte in una seduta d'allenamento, fino ad essere eseguito abilmente, ma che poi in gara, questo gesto non venga eseguito con pari abilità e non ottenga lo stesso successo dell’allenamento

La domanda che ogni allenatore si pone o dovrebbe porsi è : ”perché? Visto che in allenamento lo fa bene?"

Sicuramente non si possono mettere in dubbio le qualità tecniche dell’atleta, visto che in allenamento il suo rendimento è consono allo standard richiesto.

Anche se, apparentemente, l’allenamento ha dato il suo risultato, non bisogna dimenticare che l’insegnamento e l’allenamento delle abilità motorie e tecniche possono essere strutturati in molti modi.

L'esempio fatto riguardo alla battuta, è quello dell'esercitazione per blocchi, cioè una sequenza di esercizi in cui si ripete più volte lo stesso compito.

Nelle squadre di baseball e softball è una metodologia molto utilizzata:

l'istruttore lancia la palla e l'atleta esegue, o cerca di eseguire, una battuta, poi, di nuovo l'istruttore e l'allievo ripetono la stessa cosa, per molte volte.

Si potrebbero fare molti esempi di esercizi che comportano l’esecuzione del gesto tecnico strutturati come quello descritto.

Il presupposto dietro questa tipologia di esercitazione è quello di concentrare la propria attenzione ed i propri sforzi solo su un compito alla volta, per passare a quello successivo, solo e soltanto, quando l’esecuzione del gesto (dopo che questo è stato analizzato, corretto e perfezionato) risulti fluida e coerente con quanto atteso e il gesto stesso si possa considerare assimilato.

Un diverso approccio metodologico è quello di programmare esercitazioni randomizzate, cioè sequenze di esercizi nelle quali si eseguono una varietà di compiti diversi, svolti senza seguire un ordine particolare, anzi è proprio la sequenza degli esercizi e dei compiti motori che  deve essere sempre mutata in maniera casuale (random, appunto) evitando o riducendo al minimo le ripetizioni consecutive di ogni compito.

Secondo la tesi di Shea e Morgan (1979) l'apprendimento con esercitazioni randomizzate è notevolmente superiore a quello con esercitazioni per blocchi.

Per meglio dire, le ricerche effettuate a partire dalle ipotesi di Shea e Morgan, hanno riscontrato che, malgrado la prestazione degli individui che si stanno esercitando in modo randomizzato sia, durante l'allenamento, qualitativamente inferiore alla prestazione degli individui impegnati in esercitazioni per blocchi, quando poi gli stessi soggetti sono chiamati all'esecuzione degli stessi movimenti in situazioni di gara, avviene l'esatto contrario, con il rendimento degli atleti che risulta superiore a quello riscontrato in allenamento.

Questa conclusione, anche se le ricerche non hanno ancora dato esiti assoluti, è conosciuta come effetto dell'interferenza contestuale:

una performance iniziale più scarsa durante l'esercitazione (in questo caso quella randomizzata) conduce a un apprendimento (e a un rendimento in gara) finale migliore.

Ci sono, attualmente, due ipotesi, egualmente accreditate, per spiegare l’interferenza contestuale.

Secondo l’ipotesi dell’elaborazione, sinteticamente, si presuppone che durante le esercitazioni randomizzate l’atleta percepisca le caratteristiche peculiari dei singoli compiti, con una più significativa memorizzazione a lungo termine:

Il ricordo del gesto eseguito è più “duraturo” e questo risulta più facilmente estrapolabile dal proprio bagaglio nel momento in cui si ripresenta l'occasione:

ad esempio se facciamo tirare dopo aver effettuato una presa diversa in ogni ripetizione (su battuta a terra, su battuta al volo, su tiro di un compagno, ecc…) in diverse situazioni, perciò con ordine dei gesti casuale, il tutto verrà riprodotto in gara con più facilità.

AI contrario, l'attività svolta per blocchi porta a evitare di effettuare confronti tra le situazioni, permettendo all'individuo di eseguire i compiti, automaticamente, in maniera separata l'uno dall'altra, e perciò quando le situazioni sono poco conosciute e non esplorate, i gesti sperimentati riaffiorano alla memoria con più difficoltà.

Lee e Margill (1985), che hanno verificato le intuizioni di Shea e Morgan, hanno postulato l’ipotesi della dimenticanza, secondo la quale gli atleti cui è stata proposta, in allenamento, la forma randomizzata, passano da un primo compito ad un successivo secondo compito in maniera rapida, inconscia, e quando devono svolgere il secondo, si dimenticano di quello precedente.

In seguito, nel momento in cui devono casualmente (random) tornare al primo compito, sono costretti a “ripartire da zero”, per così dire e devono “ricostruire” il proprio piano d'azione.

Dato che gli atleti si trovano davanti all’esigenza di dovere produrre in continuazione piani d'azione adeguati a gesti tecnici e movimenti sempre differenti, ecco che la performance risulta inizialmente scarsa, ma significativamente più appropriata alla situazione quando si tratterà di rieseguire quel compito in momenti successivi (allenamento o gara).

 

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Natale: Casa Base, regali e solidarietà

Mar, 09/12/2014 - 13:11 -- Fabio Borselli

Lo abbiamo già detto nel post “Canto di Natale…" ma lo vogliamo ricordare ancora:

abbiamo deciso di donare una parte di quanto incassato dalla vendita del nostro libretto “ANNO 1”, che raccoglie tutte le strisce pubblicate nel primo anno di vita della striscia “CASA BASE, il baseball a fumetti”, acquistabile sul sito LULU.COM seguendo questo link.

Doneremo UN EURO per ogni copia cartacea e 50 CENTESIMI per ogni copia in formato Ebook, acquistate dal 2 dicembre 2014 al 15 gennaio 2015, in favore della popolazione alluvionata di MASSA CARRARA (visto che, lo ripetiamo, la cittadina si trova nella nostra regione e ci sentiamo molto coinvolti).

Effettueremo il versamento di quanto "raccolto" il giorno 16 gennaio 2015, su uno dei conti correnti indicati nella pagina web: “Alluvione Carrara. Aiuti alla popolazione: ecco come fare” aperta per l’occasione dal sito internet dell’amministrazione provinciale di Massa Carrara.

È un'occasione per fare qualche regalo di Natale insieme a CASA BASE e, contemporaneamente, aiutare chi è un po’ in difficoltà.

Per chi acquisterà il libretto entro il 22 dicembre, inoltre, il sito LULU.com offre la possibilità risparmiare sulla spedizione, che sarà GRATUITA scegliendo quella effettuatacon la posta ordinaria, oppure ridotta del 50 % in caso si opti per la spedizione "Ground".

Per ottenere la riduzione è sufficiente inserire, al momento del pagamento, il codice JDPY4.

Di nuovo un grazie sentito a quanti vorranno aderire all’iniziativa.

Tecnica o tecnicismo?

Lun, 08/12/2014 - 09:35 -- Fabio Borselli

La definizione di TECNICA, presa direttamente dal  Vocabolario Treccani, recita:

 (sostantivo femminile) dal greco, "arte" nel senso di "perizia", "saper fare", "saper operare" è l'insieme delle norme applicate e seguite in una attività, sia essa esclusivamente intellettuale o anche manuale.

Nello sport, per estensione, si può definire la TECNICA come un insieme di abilità da utilizzare per la risoluzione di un “compito sportivo”, nel modo più razionale ed economico possibile, organizzate nella loro struttura in modo tale da adattare il comportamento dell'atleta alle caratteristiche degli attrezzi o dei materiali, a quelle dell'ambiente, degli avversari e alle regole proprie di quello sport.

Uno dei presupposti perché la tecnica sia efficace è quello di avere chiaro il “problema motorio” che la tecnica stessa deve risolvere.

Per questo motivo le tecniche di una disciplina corrispondono ad una serie di tipologie “ideali” di movimento:

una serie di “modelli di risposta standardizzati” che si cerca di ripetere ogni qualvolta si presenta lo stesso compito motorio da risolvere.

E qui, visto che il baseball ed il softball sono classificati come sport DI SITUAZIONE, cominciano i problemi:

anche se apparentemente i “compiti motori” da risolvere sono abbastanza limitati, le condizioni in cui giocatori e giocatrici devono trovare “il bandolo della matassa” sono quanto di più variato si possa ipotizzare.

I battitori affrontano lanci sempre diversi per esecuzione, velocità, timing, rotazione, traiettoria, location, ecc..

D’altra parte anche i lanciatori non possono semplicemente limitarsi a “tirare la palla”, ma ogni lancio deve essere diverso dal precedente, per evitare che il battitore lo colpisca.

Potrei continuare parlando delle differenze tra ogni palla, battuta o tirata, che i difensori devono ricevere, raccogliere, prendere, afferrare… E su quanto tirare verso la prima base, la terza base o verso casa base, da qualsiasi posizione si tiri, sia una cosa completamente diversa.

Come dovrebbero allenarsi, dunque, giocatori e giocatrici di baseball e softball, per prepararsi ad affrontare tutte le DIVERSE situazioni che dovranno affrontare nelle partite?

Si, perché, qualora ce lo fossimo dimenticati, l’obiettivo finale della TECNICA (o forse è meglio dire delle TECNICHE) del baseball e softball non è l’ESSERE ELEGANTE o COREOGRAFICA, ma deve essere al servizio del gioco:

si tira la palla per eliminare un avversario, non per ottenere un punteggio da una giuria.

Torniamo alla domanda:

“come dovrebbero allenarsi giocatori di baseball e giocatrici di softball?”

Partendo dal presupposto che non è possibile, a mio avviso (ma sono abbastanza sicuro che sia così…) allenare le TECNICA senza tenere presente il gioco e, quindi, dimenticare che dopo una presa c’è quasi sempre un tiro, ha senso effettuare ripetizioni su ripetizioni, in pochissimo tempo, di gesti (i fondamentali) che, nella realtà delle gare, vengono ripetuti se non molto, almeno abbastanza, distanziati tra di loro nel tempo?

Non è neanche possibile pensare che la TECNICA si possa allenare con le stesse regole e modalità con cui si allenano, per esempio, le capacità condizionali:

far raccogliere 100 palline rimbalzanti (magari in pochissimo tempo, le ultime 95 delle quali in modo assolutamente lontano dalla situazione di gara) non garantisce che, poi, l’atleta riesca a prendere la 101esima (che sarà, lo sappiamo, la prima della prossima partita).

D’altra parte, però, le ripetizioni sono necessarie…

Il problema principale, secondo me, dell’allenare la TECNICA di gioco, nel baseball e nel softball, è che spesso, cerchiamo di rendere i giocatori il più UGUALI possibile a ipotetici modelli di “prestazione ottimale”, dimenticando che ogni atleta è diverso dall’altro, sia fisicamente che emotivamente, e che quello che “funziona” per l’uno potrebbe non funzionare per l’altro.

Purtroppo, invece, si sente sempre più spesso parlare per assoluti:

“si deve battere così!” oppure “il lancio non può essere che fatto così”.

Senza considerare CHI sia l’atleta che viene idealizzato a tal punto da diventare “canone tecnico di riferimento”, quale sia la sua struttura fisica, quali siano le sue caratteristiche emotive e come ragiona quando gioca.

Sarebbe bene, invece, lasciare ad atleti ed atlete la possibilità di INTERPRETARE il gioco, trovando la propria strada per  risolvere i compiti motori di cui parlavo all’inizio e che il gioco stesso gli metterà davanti.

Altrimenti, convinti d’insegnare LA TECNICA (magari accompagnata dall’aggettivo VERA), si finirà per “addestrare” atleti destinati a ripetere, solo e soltanto, una gamma molto limitata di gesti, impossibilitati dalla loro stessa “programmazione” a SAPERSI INVENTARE quella giocata che, spesso, risolve la partita.

 

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Benvenuti Elio e Spike

Mar, 02/12/2014 - 10:22 -- Fabio Borselli

Era il 10 ottobre.

Pubblicando questo post: "The Fans" ovvero diamo un nome ai supporter più sfegatati degli Atomics (accompagnato da apposita vignetta) avevamo chiesto ai fans di CASA BASE di aiutarci a trovare un nome per i due personaggi che nelle strisce impersonano i “super” tifosi, nella più stereotipata rappresentazione della categoria.

Ci sono voluti ben cinquanta giorni , due distinte fasi di voto ed una gran quantità di preferenze dei lettori per arrivare a “battezzare” i due frequentatori abituali dell’ATLETICS STADIUM, ma alla fine abbiamo il responso!

Abbiamo anche due lettori vincitori, perché un concorso che si rispetti ha, SEMPRE, dei vincitori.

Andiamo con ordine.

Cominciamo con i supporters:

il pubblico si è espresso e, con quasi il 55% delle preferenze, ha deciso che i nostri due spettatori preferiti si chiameranno ELIO e SPIKE.

Per chiare analogie con la loro “forma” fisica ELIO sarà il tifoso un po’ più “cicciotto”, mentre “lo smilzo” si chiamerà SPIKE.

Veniamo, invece, ai vincitori in carne ed ossa del concorso:

la MADRINA di ELIO è Barbara Canu, mentre il PADRINO di SPIKE è Fabio Chiarelli.

Ad entrambi, che saranno contattati nei prossimi giorni, spediremo il FANTASTICO premio finale:

una MERAVIGLIOSA stampa della vignetta, autografata da NOI: i SIMPATICISSIMI autori.

Chiediamo ai vincitori di fotografarsi con la vignetta, una volta che l'avranno ricevuta, e di darci l’autorizzazione a pubblicare la foto sulla pagina fecebook di CASA BASE.

Tutto qui!

Onore ai vincitori e ringraziamenti sentiti a tutti quelli che hanno, a vario titolo, partecipato al “concorso” e lasciateci salutare i nostri FANS con un caloroso:

“benvenuti a bordo ELIO e SPIKE”.

Vita da insetti

Lun, 01/12/2014 - 08:11 -- Fabio Borselli

Nel mio post “Oketi Poketi Woketi Wa” ho detto, direi abbastanza chiaramente, quanto amo il cinema di animazione.

Nello stesso post ho anche detto che in molti di questi gioielli grafici si trovano frasi o, addirittura, intere sequenze, che possono parlare agli atleti, specie se giovani o giovanissimi, meglio di come potrei fare io.

Ma allo stesso modo ci sono sequenze che parlano anche agli adulti e, qualche volta, lo fanno in maniera dirompente.

Mi gira in testa, ad esempio, HOPPER la cavalletta, comandante in capo dei cattivi in “A Bug’s Life”.

Ora, in una scena del film, Hopper, che in quel momento, è giusto sottolinearlo, fa la parte del “bullo”, si rivolge alla principessa ATTA, futura regina delle formiche, con una frase che è tanto CHIARA quanto POTENTE:

“prima regola del comando: ogni cosa è colpa tua” .

Lo spezzone in questione si può vedere sul CANALE YOUTUBE di SOFTBALL INSIDE seguendo questo link.

Difficile non soffermarsi a pensare alle implicazioni contenute in questa, tutto sommato, semplicissima affermazione.

Prima di tutto chi fa l’allenatore, come me, dovrebbe avere questa regola impiantata “di default” nel proprio cervello… Dico di più, dovrebbe essere uno dei  MOTORI principali delle sue azioni.

Ma non è una frase che no dovrebbe riguardare “solo” agli allenatori

Purtroppo, invece, senza con questo voler fare della facile retorica, raramente questo principio è osservato.

Anzi, è costume fare esattamente l’opposto:

chi sta più in alto nella scala gerarchica, scarica, invariabilmente la colpa sui sottoposti, in una catena che porta, paradossalmente, a far ricadere la responsabilità dei fallimenti su chi, è all’ultimo posto, spesso quello che opera seguendo indicazioni sulle quali non ha, assolutamente, nessun controllo.

In caso di successo, invece, non c’è neanche bisogno di dirlo, un “capo” di questo tipo, non fa nessuna fatica ad assumersi tutti i meriti, dimenticandosi perfino di ricordare chi, il lavoro, l’ha fatto sul serio.

Mi rendo conto che estrapolare da “A Bug’s Life” un messaggio così forte è, forse, un po’ un esagerazione.

Si tratta, in fondo, “soltanto” di un film di animazione e non è certo “L’Arte della Guerra”.

Anche John Lasseter (per quanto io possa ritenerlo geniale) non è, di certo, Sun Tzu.

Però:

la “prima regola del comando: ogni cosa è colpa tua”, forse, può far riflettere su quelle che dovrebbero essere le caratteristiche di un LEADER per poter svolgere il suo compito al meglio.

Magari ci sarebbero anche altre cose da dire sulla LEADERSHIP, magari qualcun altro più competente potrebbe formulare il “decalogo del Leader perfetto”, ma credo che partire da questa regoletta, presa da un cartone animato, potrebbe essere un discreto punto di partenza.

Personalmente, non essendo abituato alle mezze misure, ho sempre difeso a spada tratta le mie decisioni, ma, allo stesso modo, non mi sono mai nascosto dietro di esse, assumendomi, sempre e comunque, la responsabilità sia delle mie azioni e di quelle degli altri quando queste fossero mia diretta responsabilità.

Torno a ripeterlo, mi piacciono i film di animazione.

Forse qualche volta esagero nel volerci trovare quello che, probabilmente, non c’è.

In ogni caso: “è colpa mia”.

 

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Canto di Natale…

Sab, 29/11/2014 - 09:36 -- Fabio Borselli

Oltre il brutto tempo, oltre le dissertazioni sulle mutazioni climatiche, oltre le polemiche… C’è la gente.

Gente che ha perso in poche ore tutto quello che aveva.

Gente che potrebbe essere uno qualsiasi di noi.

Gente che ha bisogno di aiuto, gente che ha bisogno di cose, gente che, soprattutto non ha bisogno di troppe chiacchiere.

Anche noi di CASA BASE, nel nostro piccolo, vogliamo fare qualcosa!

Ecco perché, senza girarci troppo intorno, abbiamo deciso di donare una parte di quanto incassato dalla vendita del libretto “ANNO 1”

    

acquistabile sul sito LULU.COM seguendo questo link.

Doneremo UN EURO per ogni copia cartacea e 50 CENTESIMI per ogni copia in formato Ebook che verranno acquistate dal 2 dicembre 2014 al 15 gennaio 2015.

È un'occasione per fare qualche regalo di Natale insieme a CASA BASE e, contemporaneamente, aiutare chi è un po’ in difficoltà.

Oltretutto, dal 28 Novembre al 3 Dicembre, il sito LULU offre la possibilità di risparmiare il 35% sul costo di tutti i libri cartacei (basta inserire, al momento del pagamento, il codice WQT32).

La mappa delle catastrofi è purtroppo, molto estesa…

Noi di CASA BASE abbiamo scelto di effettuare la donazione a favore della popolazione alluvionata di MASSA CARRARA, visto che la cittadina si trova nella nostra regione e ci sentiamo molto coinvolti.

Effettueremo il versamento di quanto "raccolto" il giorno 16 gennaio 2015, su uno dei conti correnti indicati nella pagina web: Alluvione Carrara. Aiuti alla popolazione: ecco come fare” aperta per l’occasione dal sito internet dell’amministrazione provinciale di Massa Carrara.

Un sentito ringraziamento, in anticipo, a quanti vorranno partecipare all’iniziativa.

La felicità non è nel risultato

Lun, 24/11/2014 - 09:36 -- Fabio Borselli

Fino a stamattina non avevo idea di chi fosse Unai Emery, allenatore del Siviglia, squadra di football (non americano…) che fa parte della LIGA, la prima serie del campionato di calcio, in Spagna.

Su di lui ho letto un interessante articolo pubblicato sul web dalla rivista online “Ultimo Uomo”, dedicata, appunto al mondo del pallone.

Emery viene definito, nell’articolo, “un allenatore ossessivo e con una filosofia dell'adattamento che sta risultando vincente”.

Oltre al titolo dell’articolo, “La felicità non è nel risultato”, molto interessante ed evocativo e che vorrei commentare, voglio anche riportare questa sua frase, che mi ha molto colpito:

“gli errori ci sono, impossibile prescindere dagli errori, ma allora che gli errori entrino a far parte del processo di crescita. Si ritorna quindi al processo di crescita come vera gioia di un allenatore”.

Naturalmente sono parole che si riferiscono al suo lavoro di allenatore di squadre evolute, di altissimo livello, i cui giocatori sono, nella maggior parte dei casi maturi al punto giusto da avere, quasi del tutto, esaurito il proprio percorso “di formazione” e pronti, per questo, a fornire la massima prestazione possibile.

Sono però frasi POTENTI, che rappresentano una filosofia dello sport che trascende il livello degli atleti che si allenano:

a proposito della “vittoria che non dipende dal risultato” penso che fare sport, anche se necessita di immane fatica solo per effettuare il tentativo di raggiungere risultati di alto livello e che questi non siano garantiti, sia fonte di divertimento.

Credo anche, però, che il divertimento non sia, e non debba essere, solamente quello che si ottiene quando si vince.

Mi spiego, se l’atleta, l’allenatore, condizionano il proprio “divertimento”, la propria “felicità”, solo ed esclusivamente al risultato finale della partita, rimanderanno al termine dell’incontro il giudizio su quello che hanno fatto “durante”, perdendosi la gioia del “giocare qui e adesso”, che è ciò che rende lo sport una meravigliosa avventura.

Una delle frasi che uso, forse anche troppo spesso, per dissuadere i giocatori dal valutare la propria prestazione SOLO dalla vittoria o dalla sconfitta è:

“se guardate SOLO il tabellone, alla fine, vedrete SOLO il tabellone”, a significare che se si considera come unità di misura l’aver vinto o perso si rischia, poi, di “perdere per strada” tutto quello che, sia esso buono o meno buono, viene fatto durante la gara.

In uno dei film della serie Pirati dei Caraibi, l’attore Johnny Depp, fa dire al suo personaggio, il capitano Jack Sparrow: “Non è la destinazione, ma il viaggio che conta”, e se lo dice Johnny Depp…

Coach Emery ha le idee chiarissime su quello che significa ERRORE, tanto chiare da considerarlo parte integrate del processo di formazione dell’atleta.

Io condivido questa visione, aggiungo soltanto che l’errore, di per se, spaventa molto di più gli allenatori che gli atleti e che questa paura  porta, spesso, gli allenatori, a non lasciare il giusto tempo perché l’errore venga superato dall’atleta stesso.

Credo che ogni individuo abbia bisogno dei “propri tempi”, prima di tutto per capire quello che sta facendo e quello che sta sbagliando e, poi, per trovare la soluzione.

Compito dell’allenatore è, secondo me, prima di tutto fornire le conoscenze giuste ed i mezzi per utilizzarle, lasciando che l’atleta, il giocatore, trovi la sua strada in autonomia, per poi aiutare a costruire sul risultato ottenuto, nuove conoscenze.

Sono rimasto molto colpito dallo scoprire che, in un’ambiente, come quello del calcio professionistico, apparentemente dominato da logiche economiche tali da  mettere in discussione la sua reale appartenenza al mondo dello SPORT, ci possa essere spazio per allenatori che, pur con i distinguo della loro situazione oggettiva, pensano e lavorano come fa (o dovrebbe fare) un allenatore di settore giovanile, in qualsiasi altro sport.

Concludo con un’altra citazione di Emery:

“la partita la si può anche perdere, ma che sia per il talento avversario, non per la loro maggior voglia o preparazione”.

Inutile dire quanto la condivido.

 

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Sab, 22/11/2014 - 08:25 -- Fabio Borselli

I frequentatori del sito SOFTBALL INSIDE si saranno certamente accorti del riquadro SHOP, da poco apparso nella home page, che permette di accedere al negozio on-line ZAZZLE,  sito di e-commerce che permette di acquistare alcuni gadget “targati” CASA BASE.

Alcuni appassionati degli ATOMICS ci hanno contattato facendoci i complimenti per la “carineria” degli articoli in vendita, ma lamentandosi, allo stesso tempo, del costo elevato degli stessi.

In effetti non possiamo negare che il prezzo degli oggetti sia abbastanza alto!

Il problema è che, allo stato delle cose, non è possibile pensare ad una “produzione” diretta, da parte nostra, di gadget o altro.

Ci sono costi di progettazione e di realizzazione, ordinativi minimi da rispettare, consegne e spedizioni e tanto, veramente tanto, tempo da impiegare per seguire i progetti.

ZAZZLE è una soluzione, forse non la migliore dal punto di vista del prezzo finale, che permette di limitare il NOSTRO lavoro, esclusivamente, alla progettazione, lasciando ai gestori del negozio tutto l’onere della realizzazione, della commercializzazione e della spedizione.

ZAZZLE è, inoltre, in Inghilterra e questo fa alzare (di poco, comunque) i prezzi dei gadget, ma tiene le spese di spedizione ben al di sotto di quelle italiane, ormai proibitive per inviare articoli piccoli e di poco peso.

ZAZZLE, infine, non opera per beneficienza ma, come ogni attività commerciale, per produrre guadagno:

anche se ci piacerebbe dire il contrario, del prezzo finale degli oggetti, a noi di CASA BASE, arriva ben poco!

Tanto per capire, anche noi, se vogliamo uno dei “nostri” gadget, dobbiamo pagare lo stesso prezzo finale di qualsiasi altro acquirente…

Ricapitolando:

sentivamo di dover dare, sia ai personaggi che ai lettori, di CASA BASE qualcosa in più, un qualcosa che servisse a distinguerli, a farsi riconoscere, a “fare squadra”.

Le t-shirts, le tazze, le cover per i cellulari, in fondo non sono che un modo per indossare i colori della propria squadra, che è quello che gli ATOMICS di CASA BASE speriamo siano diventati.

La soluzione migliore è stata “demandare” ad altri tutta la parte produttiva, tenendo per noi solo la parte creativa.

Purtroppo i prezzi sono un po’ elevati, ma c’è una BUONA NOTIZIA:

ZAZZLE, quotidianamente, riserva delle offerte ai propri UTENTI REGISTRATI, che consentono acquisti a prezzi scontati (anche del 60%, qualche volta!) o che annullano le spese di spedizione.

Per registrarsi, gratuitamente, basta seguire questo link, una volta effettuata questa piccola operazione, non resta che attendere “l’occasione propizia” per acquistare.

Noi, paradossalmente, faremo così.

Oketi Poketi Woketi Wa

Lun, 17/11/2014 - 07:55 -- Fabio Borselli

Personalmente adoro il cinema d’animazione…

Ma non è solo per questo che ho sempre visto tutti i film di animazione possibili.

Non sono, invece, un grande appassionato di televisione…

Ma ho seguito anche molte, direi quasi tutte, le serie animate disponibili.

Sicuramente un po’ è dipeso dall’avere un figlio “piccolo”, un po’, anzi forse più di un po’, dalla mia passione per fumetti e cartoons ma, anche e soprattutto, dalla curiosità di conoscere quello di cui parlavano i bambini e le bambine che allenavo.

Ho, spesso, condiviso questa “abitudine” con altri allenatori e non credo di sorprendere nessuno dicendo, per esempio, che film, conosciutissimi, come KUNG FU PANDA o PLANES, per citarne un paio, tra le tanti possibili chiavi di lettura ne hanno, sicuramente, una che parla ai ragazzi di motivazione, di perseveranza e di impegno molto meglio di quello che potrei fare io.

Comunicare con i bambini e con i ragazzi non è, assolutamente, una cosa facile.

Credo, anzi, che sia una delle più difficili da fare.

Per questo, interessarmi a ciò che li interessa, per provare a condividerne i significati, è uno dei sistemi che ho cercato di utilizzare per riuscire a rimanere “sintonizzato” su di loro. Conoscere quello che loro conoscono e amano mi permette, in ultima analisi, di utilizzare un “linguaggio condiviso” e di riuscire, specialmente nelle situazioni di stress, ad intervenire in modo significativo.

Credo che sia una delle responsabilità dell’insegnante (ed io ritengo essere l’allenatore essenzialmente un insegnante) sia quello di riuscire, nonostante le difficoltà, a farsi capire e a comunicare, ma soprattutto riuscire ad indurre un “cambiamento” nei pensieri dell’”allievo” tale che questi possa superare i propri limiti, di qualunque natura siano.

Il conoscere il mondo alla maniera dei miei “allievi” mi consente di usare con successo PAROLE o FRASI EVOCATIVE, che sono in grado di far presa su di loro, toccando la parte inconscia della loro mente ed evocando in questa stati emozionali precisi.

Si chiamano PAROLE e FRASI EVOCATIVE perché sono cariche, emozionalmente, di significato e sono, per questo, in grado di influenzare le scelte emozionali.

Un altro modo di lavorare sulla mente inconscia è attraverso l’utilizzo di METAFORE.

Chi ascolta una storia, se la storia è significativa, si identifica in modo naturale con i personaggi della stessa, provando, durante l’ascolto, una serie di emozioni.

I miti e le leggende, così come le favole, sono esempi di metafore… Così come il cinema.

Le persone si appassionano, piangono, si entusiasmano per una vicenda fantastica o surreale. È un modo di entrare in comunicazione con la parte inconscia della mente:

da un lato si ascolta una storia, mentre, in profondità si vivono stati emozionali così intensi che possono aprire la porta a cambiamenti di pensiero significativi.

Per questo utilizzo spesso PAROLE, FRASI EVOCATIVE o METAFORE, tratte da film, fumetti, serie, cartoni che i ragazzi vedono e che li aiutano a capire meglio quello che voglio dirgli.

Potrei fare, letteralmente, centinaia di esempi:

mi limito alla classica “Fare, o non fare! Non c'è provare!” rubata al Jedi mastro Yoda, direttamente da Star Wars o alla più criptica “il caso non esiste” presa da Kung FU Panda…

Ma, questo è chiaro, ogni parola, ogni frase è significativa, solo se si riferisce a conoscenze condivise, ecco perché è davvero molto difficile, per me, fare esempi che non siano collegati, direttamente, alle persone con le quali li ho usati.

Credo che, il segreto, o uno de segreti, per comunicare  con i propri atleti sia quello di saper utilizzare il linguaggio che sono in grado di comprendere meglio e questo vuol dire, in fondo, interessarsi davvero a loro, a quello che pensano e a quello che li appassiona, senza giudicarli ma, semplicemente, cercando di capirli.

 

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