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Toscana in Convention

Mar, 27/01/2015 - 08:18 -- Fabio Borselli

Domenica 25 gennaio, presso il centro di preparazione olimpica del CONI, a Tirrenia, sede dell’accademia del baseball della FIBS, si sono incontrati 25 tecnici, provenienti da tutta la regione, per partecipare alla terza TOSCONVENTION.

L’evento di aggiornamento, riservato ai tecnici di baseball e softball della regione, organizzato dalla delegazione regionale del CNT in collaborazione con il Comitato Regionale Toscano, è stato, in questa occasione, interamente dedicato al Clinic “Allenare Divertendo(SI)”.

Il Clinic è stato presentato in Toscana, per la prima volta con il marchio “PERFORMANCE FACILITY” che è il nome dell’associazione, diretta emanazione di Softball Inside, che si occuperà di progettare, realizzare e proporre iniziative di formazione, sportive e non.

Con un po’ di emozione, dovuta al dover proporre il Clinic ad un pubblico, non solo competente ma, anche e soprattutto, formato dai “miei vicini di casa”, alle 9.45 in punto, come da programma, ho cominciato la presentazione delle attività previste nella giornata.

Devo dire che la gente della Toscana, anzi, la gente del baseball e del softball toscano, non è fatta pregare e si è fatta coinvolgere completamente nel clinic che, come già raccontato, è essenzialmente pratico, visto che impegna i partecipanti nella tripla veste di dimostratori, osservatori e progettisti della seduta di allenamento.

Tanto lavoro e tante domande.

Un ottimo clima, propositivo e collaborativo.

Tanta voglia di condividere pensieri ed esperienze.

E, anche, tanto divertimento.

Quel divertimento che a me, lo posso garantire, non è mancato, specialmente nel vedere che le idee, le modalità e le proposte che ho presentato non incontravano resistenza e che i tecnici presenti sembravano aver gradito il clinic nella sua interezza.

Posso dire di essere soddisfatto:

il Clinic sembra attrarre ed interessare e la formula  che coinvolge attivamente i partecipanti aiuta  l’instaurarsi, rapidamente, di un clima di collaborazione e di condivisione che, come già successo in Lombardia, mi permette di dire, senza piaggeria, “di aver imparato molto di più di quello che ho potuto insegnare”.

Il prossimo appuntamento con il Clinic “Allenare Divertendo(SI)” è fissato per domenica 22 febbraio in Abruzzo.

Ricordo che, per chi fosse interessato a presentare il Clinic “Allenare Divertendo(SI)” nella propria regione (Società, provincia, territorio…) è sufficiente contattarmi tramite il form che si trova nella sezione contatti del sito.

I tecnici più bravi devono allenare le giovanili

Lun, 26/01/2015 - 09:00 -- Fabio Borselli

Ho sentito tantissime volte fare questa affermazione.

L’ho sentita ripetere, con convinzione, da tantissime persone:

tecnici, presidenti, appassionati.

Proprio per questa sua, apparente, universalità, credo che sia opportuno ragionarci sopra…

Comincio col dire, subito, che non sono assolutamente d’accordo!

Ma non nel senso che i tecnici “migliori” non debbano allenare le giovanili, anzi, magari ce ne fossero di quelli davvero bravi DIPONIBILI ad allenare i giovani.

Ed è proprio nella parola DISPONIBILITA’ che sta tutto il mio dissenso.

Credo che non esista l’allenatore perfetto:

ciascuno di noi ha capacità, conoscenze, attitudini e, perché no, abitudini e preferenze che lo portano a SCEGLIERE come e con chi lavorare.

Ci sono allenatori bravissimi, competenti, preparati che quando lavorano con atleti “maturi” danno il meglio di loro stessi, allo stesso modo ci sono allenatori bravissimi, competenti e preparati che danno il proprio meglio con i giovani giocatori.

Le distinzioni, anche in queste macro categorie, potrebbero continuare all’infinito:

c’è chi si trova meglio e preferisce lavorare con i principianti, chi con atleti adolescenti da far “maturare”, chi con quelli al culmine della carriera.

Ecco perché non credo, nella maniera più assoluta, che “i tecnici più bravi debbano allenare i bambini”.

Aldilà delle necessità per cui, spesso, capita che gli allenatori non possano scegliere e debbano, gioco forza, allenare la squadra disponibile al  momento (non dimentichiamo, come fanno in tanti, che il tecnico di baseball o di softball è poco più che un dilettante, spessissimo un volontario) credo che, quando questo è possibile, ciascuno debba seguire le proprie attitudini o, meglio, le proprie capacità.

Per questo le giovanili (le squadre di ragazzini e ragazzine, le squadre MINI, under 12 e under 14 e chi più ne ha più ne metta) dovrebbero essere allenate da allenatori bravi, preparati, competenti ma, soprattutto, da tecnici che VOGLIONO ALLENARE LE GIOVANILI.

Ne più ne meno di questo:

Se un allenatore è disponibile a lavorare con i giovani, gli viene “facile” e ne è capace, quello dovrebbe essere il suo posto.

Essere disponibili vuol dire, prima di tutto capire l’essenza dell’essere “tecnico” e capire la “filosofia del lavoro” cha sta dietro all’essere “tecnico di giovanili”.

E questa non è una cosa, assolutamente semplice.

L’allenatore di squadre di bambini e bambine (ragazzi e ragazze…) è prima di tuto un insegnante, un educatore, un mentore che deve accompagnare i principianti nella loro scoperta del gioco per  far si che, oltre a diventare bravi (se possono esserlo) diventino anche degli “appassionati” del gioco (in modo da non abbandonarlo se non diventano COSI’ bravi…).

L’allenatore di giovanili non vince (quasi mai) nulla, è bene dirlo, e gli “scudetti” e le “medaglie” non fanno (quasi mai) parte del suo palmares…

Le sue vittorie (poche, purtroppo, ma è nella logica dello sport) sono gli atleti che “diventano forti” quando crescono e che, loro si, vinceranno con qualcun altro; le sue sconfitte sono tutti quei bambini e bambine che, per un motivo o per un altro, non giocheranno a baseball o a softball, domani…

L’allenatore di giovanili è un insegnante che deve fare di tutto per rendere indipendente il proprio giocatore perché sa che, prima o poi, dovrà lasciarlo andare…

E queste sono solo alcune caratteristiche, altre ce ne sarebbero da raccontare…

Ecco perché penso che non basti, SOLTANTO, essere bravi tecnici, per allenare nelle giovanili, bisogna essere, per forza, BRAVI ALLENATORI DI GIOVANILI.

 

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Come promesso...

Mar, 20/01/2015 - 09:27 -- Fabio Borselli

Si è conclusa domenica scorsa la "campagna" di raccolta fondi collegata alla vendita di ANNO UNO, il libretto che raccoglie le striscie di CASA BASE, il baseball a fumetti.

Come più volte annunciato abbiamo donato un'euro per ogni albo cartaceo venduto (e avremo donato 50 centesimi per ogni ebook...).

Qui sopra è visibile la scansione del bonifico, effettuato ieri, in favore di quanti sono stati colpiti dall'alluvione del novembre 2014 a Massa Carrara.

La cifra versata, collegata alla nostra iniziativa, è veramente esigua: solo TRE EURO, ai quali si aggiungono quelli versati a titolo personale, dei quali, però preferiamo non parlare.

Chi volesse acquistare ANNO UNO può, naturalmente, ancora farlo, tramite il sito LULU.com, seguendo questo link, oppure sullo store di AMAZON, usando invece, questo link.

Un grande ringraziamento a chi ha voluto sotenerci in questa piccola iniziativa.

Ultima Occasione...

Mar, 13/01/2015 - 14:23 -- Fabio Borselli

   

Softball Inside e CASA BASE, il baseball a fumetti, si erano fatti promotori, come ampiamente spiegato nel post intitolato “Canto di Natale”

, di un’iniziativa benefica a favore delle vittime dell’alluvione di MASSA CARRARA.

Dobbiamo registrare che, purtroppo, fino ad ora la “raccolta fondi” è stata dvvero modesta…

Noi crediamo che gli appassionati di baseball e softball sappiano fare di meglio!

Il sito LULU. Com sul quale è possibile acquistare “ANNO UNO” (qui il link diretto) ha lanciato un’offerta promozionale, valida fino al giorno 19 gennaio 2015 (lunedì prossimo…) azzerando le spese di spedizione del volumetto tramite posta (basta inserire, al momento della conferma dell’ordine, il codice SHQ15).

Per questo abbiamo deciso di prorogare anche la nostra “data di scadenza” e di renderla concomitante con lo scadere dell’offerta di LULU.com.

Ecco che, come già annunciato, quindi, doneremo UN EURO per ogni copia cartacea e 50 CENTESIMI per ogni copia in formato Ebook , del volumetto “ANNO UNO”, contenente le strisce di  CASA BASE, che verranno acquistate a tutto il 19 gennaio 2015.

Effettueremo il versamento di quanto raccolto, perciò, il giorno 20 gennaio 2015, su uno dei conti correnti indicati nella pagina web: “Alluvione Carrara. Aiuti alla popolazione: ecco come fare” aperta per l’occasione dal sito internet dell’amministrazione provinciale di Massa Carrara.

Ancora una volta un grande ringraziamento, in anticipo, a quanti vorranno partecipare all’iniziativa.

“Allenare Divertendo(SI)” alla TOSCONVENTION

Lun, 12/01/2015 - 09:19 -- Fabio Borselli

Avevo raccontato in questo post di cosa è, e di come è nato, il clinic “Allenare Divertendo(SI)”.

Dopo la positiva esperienza fatta presentando il clinic in Lombardia (anche quella raccontata su Softball Inside nel post Nel recinto dei TORI”) è ora la volta della Toscana.

Grazie all’interessamento del Presidente del Comitato Regionale della FIBS, Aldo Peronaci, e alla collaborazione di Simona Nava, infatti, il prossimo 25 gennaio, presso il centro di preparazione olimpica del CONI, a Tirrenia, il clinic “Allenare Divertendo(SI)” verrà proposto a tutti i tecnici, sia di baseball che di softball, della regione.

Addirittura, come si può vedere dalla locandina, tutta la terza edizione dell’annuale TOSCONVENTION sarà dedicata al clinic, cosa che, oltre a riempirmi di orgoglio, mi stimola ad offrire una “prestazione importante” per tutti i partecipanti, che spero siano numerosi.

Lo svolgimento del CLINIC e le attività proposte sono, fortemente, orientate alla PRATICA, coinvolgendo i partecipanti sia nell’esecuzione in prima persona, che nella progettazione delle esercitazioni che compongono la seduta di allenamento.

Ai partecipanti stessi verrà chiesto di “mettersi in gioco”, interpretando, di volta in volta, il ruolo di “esecutore" alternato a quello di “pianificatore”.

Il Clinic è frutto delle mie numerose esperienze maturate a tutti i livelli di qualificazione e propone, dal punto di vista metodologico, un’interpretazione della seduta di allenamento che risulti più coinvolgente per gli atleti (non solo quelli delle categorie giovanili, aggiungo) ma che, allo stesso tempo, coinvolga gli allenatori in attività formative non ripetitive e gratificanti anche per loro.

Sono convinto che la noia, la ripetitività, la “routine”, siano i nemici principali della pratica sportiva, e i principali motivi dell’abbandono della stessa da parte degli atleti.

Credo anche, però, che troppo spesso, purtroppo,  gli “operatori” smettano di essere stimolanti e coinvolgenti perché non si divertono ad allenare.

Il clinic “Allenare Divertendo(SI)”   propone un modo di interpretare la seduta di allenamento che tenga conto di questi problemi, superandoli, per  riportare “il tecnico” ad essere il protagonista del proprio lavoro.

L’inizio del clinic è fissato per le nove, con la registrazione dei partecipanti.

Poco altro da dire, se non aggiungere che, in accordo con il Comitato Nazionale Tecnici della FIBS, la partecipazione al clinic garantisce un credito formativo e che le informazioni e le modalità di partecipazione (insieme alla scheda di adesione) si trovano seguendo il link alla pagina web della delegazione regionale Toscana della FIBS.

Sarebbe un peccato non esserci…

 

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Softball Inside e la pubblicità

Lun, 05/01/2015 - 08:48 -- Fabio Borselli

Sarà capitato a tutti di seguire un link ad un sito interessante, citato da qualche altro sito, da un post di un amico su facebook o da un blogger particolarmente acuto.

Sarà, anche, capitato di arrivare sul suddetto sito e di riuscire a leggere o vedere il contento cercato solo dopo avere scansato una serie, pressoché infinita, di banner pubblicitari, di filmati reclamizzanti biscotti o patatine, di form da riempire per vincere vacanze ad Atlantide.

Dietro a tutto questo c’è, naturalmente, una logica, che nel caso di piccoli siti amatoriali o di blog personali è quella, limitata, di riuscire a recuperare le spese di allestimento del sito, di gestione dello stesso e di mantenimento del dominio, mentre nel caso di siti “professionali” o “istituzionali” è quella di generare guadagni.

Quale che ne sia il motivo, per l’utente “normale”, Il risultato è un immane perdita di tempo per fruire di quello che sta cercando.

Per questo, nel suo piccolo, SOFTBALL INSIDE non ha pubblicità.

Non ne ha inserita fino ad ora e non ne inserirà in futuro.

Questo perché SOFTBALL INSIDE è esattamente quello che si vede:

un sito amatoriale, un blog, un “divertissement”, un posto virtuale dove parlare di softball, di baseball, di sport, di fumetti, ma non solo…

Chi arriva su SOFTBALL INSIDE deve poter trovare, subito, quello che cerca, senza attese inutili e senza essere disturbato da pubblicità invadenti.

Naturalmente questo significa che su SOFTBALL INSIDE non sarà possibile capire qual è il dentifricio migliore o l’auto del futuro.

Facciamocene una ragione.

 

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Il passatempo nazionale

Lun, 29/12/2014 - 08:09 -- Fabio Borselli

Ho spesso, allegramente questionato con amici e appassionati, sulla grevità di film come “l’uomo dei sogni”, dal quale è, per me, facile arguire che gli americani, prima chiamano il baseball “passatempo nazionale” e, poi, pentiti di averlo fatto, cercano in ogni modo di rendergli, troppo seriosamente, la dignità di sport.

Purtroppo, tutta o quasi, la filmografia sul baseball, risente a mio parere, di questo atteggiamento:

del baseball si può parlare in toni mitici o mitologici, i suoi personaggi sono eroi o, all’estremo opposto, anti-eroi, ma mai, salvo rari casi che per questo, dico io,  assurgono al ruolo di “cult”, se ne può raccontare facendo ironia o, peggio, mettendolo in ridicolo…

Quasi che ridere SUL baseball significhi ridere DEL baseball.

Stessa cosa accade nei fumetti, dove, a parte Schulz, che nei suoi PEANUTS lo usa come scusa per parlare di altro, non si trovano esempi di fumetti seriali in cui il baseball sia protagonista.

Sembra quasi che, oltre oceano, si possa scherzare ed ironizzare su tutto, ma che il baseball, non si debba toccare:

cosa troppo seria per diventare un fumetto satirico, un film comico, un romanzo divertente…

posso sbagliarmi, naturalmente, su questa lettura, ma se uno ci riflette sopra si accorge che, nei film per esempio, il baseball racconti storie di bambini (spesso) e di adulti (un po’ meno) facendolo diventare, di volta in volta, mezzo di emancipazione sociale o di redenzione e rinascita a nuova vita.

Quasi come se la vita fosse solo cadere e rialzarsi, senza mai, in mezzo, farsi una risata.

Ripeto che non amo “l’uomo dei sogni”.

Proprio per questo, invece, adoro, letteralmente, “Il Grande Romanzo Americano” di Phil Roth, di recente riapparso in Italia, edito da Einaudi, questa volta, con una traduzione meno maccheronica, che del baseball fa una commedia:

a volte sofisticata, a volte ridanciana, ma pur sempre commedia.

Il libro parla di baseball, di America, di storia, di comunismo e maccartismo, di “stranieri” e luoghi comuni e dipinge un quadro della “Nazione più potente del mondo” che ne svela i segreti e le cadute di stile, le ansie e le contraddizioni, i complotti ed il complottismo, la vita che sia accende quando si spengono i riflettori.

Dice, del “grande romanzo americano”, una recensione del THE NEW YORK TIMES:

“Un'invenzione comica scatenata. Roth si fa allegramente beffe del nostro elevare il baseball a simbolo dell'America”.

Credo che non ci sia un modo migliore di dirlo.

Chi non sa di baseball, chi non ne apprezza le lunghe pause e le sue, repentine, esplosioni, chi non capisce cosa voglia dire giocare tutti i giorni o non abbia mai assistito ad un “incontro” (chissà perché non riescono, di là del mare, a chiamarle partite?) chi non si sia soffermato sul significato del duello tra lanciatore e battitore non apprezzerà appieno le trovate di Roth.

Ma gli appassionati, i “veri credenti”, troveranno nel racconto pane per i loro denti.

Non voglio svelare nulla della trama, dei personaggi o delle loro storie, voglio però consigliare a tutti di provare a leggerlo con un occhio aperto, come se fosse un link di un “ipertesto”, su quello che, non raccontandolo direttamente, il libro racconta della storia americana, dalla grande depressione fino alla guerra fredda.

Ma, forse, questa è una interpretazione, anch’essa troppo seriosa, su un romanzo che è, e rimane, un grande “divertissement” sull’America, sul baseball, sui giocatori e sulle loro manie.

Nessuna anteprima, quindi, ma un consiglio, però, lo voglio dare:

dopo averne letto l’ultima, “baseballisticamente corretta”, edizione, la cui traduzione è curata ed accurata, provate a leggere, come ho fatto io, anche la prima edizione italiana, piena di cialtroneschi neologismi, quali “swingare”, “straikaire”, “sinistrocampisti” e “slaidate”, che aggiunge all’ironia sull’America una, sana, rassicurante e soprattutto inconsapevole, presa in gira del tipico inglese “uacciu-uari” (grazie Leo Ortolani) che si parla, troppo spesso, qui da noi.

 

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Diciannove e settantadue!

Una mano, Due mani, Tre foto...

Lun, 22/12/2014 - 09:41 -- Fabio Borselli

Probabilmente non sono il primo a rifletterci su, anzi, devo dire di aver trovato, scartabellando il web, diversi pareri, anche molto discordanti, sul tema.

Non scopro certo l’acqua calda dicendo che, contrariamente a quanto noi allenatori abbiamo detto per millenni, non è possibile prendere (in senso letterale, naturalmente) una palla da baseball o da softball “con due mani”.

Mi rendo conto che questa può essere una sorpresa, ma io sono convinto che sia proprio così:

i giocatori e le giocatrici prendono la palla con la mano del guanto, poi, in un secondo momento, portano l’altra mano sulla palla per estrarla dal guanto e tirarla.

Ci sono atleti ed atlete abilissimi e velocissimi che fanno sembrare questi DUE gesti distinti come UNO solo, ma nonostante questo, tutti, e dico proprio tutti prendono la palla (o almeno ci provano) con la mano del guanto.

Per convincersi di quello che dico basta guardare cosa fanno i bambini:

abitualmente si comincia a lavorare sulla presa con le mani nude ed è facile vedere come, effettivamente, tutti utilizzano entrambe le mani per “acchiappare” la palla, visto che è il modo più semplice ed efficiente per non farla cadere.

I problemi cominciano quando, sempre senza guanto, si cerca di insegnare a prendere con una mano sola:

normalmente nei primi tentativi, senza nessuna eccezione, i bambini (ma ho visto anche qualcuno che bambino non era…) provano a prendere la palla con il palmo della mano rivolto verso l’alto.

Sto, naturalmente, parlando di prendere una palla tirata o passata all’altezza del torace, non di una rimbalzante o di una volata, anche se, in conclusione, non ci sono sostanziali differenze…

Questo gesto è accentuato una volta che si fa indossare il guanto.

La spiegazione è semplice:

prima di capire che il guantone ha “un pezzo in più”, che è poi la tasca, che rende la presa “con il dorso della mano rivolto verso la faccia” più comoda ed efficace, i bambini tendono a replicare un gesto più istintivo, che però funziona molto meglio se si usano due mani.

Provare a prendere la palla come sta facendo il bimbo della foto, oltre a dimostrare quanto detto fino ad ora, mostra chiaramente come, sia che la palla venga presa (non agevolmente) con il guanto o con la mano di tiro (ahio!) questa viene effettuata solo con una delle due mani.

L’evoluzione di questo gesto impacciato è normalmente quella riportata in quest’altra foto.

Va da se che, per quanto si possa continuare a ripetere “prendi con due mani!” l’unico modo per prendere la palla con il guanto è quello di usare, solo ed esclusivamente, il guanto!

Per quanto abbia cercato di trovare immagini che ritraggano atleti od atlete di alto livello, adulti, che prendano la palla “con due mani”, sono riuscito a trovare solo fotografie e filmati in cui la mano di tiro è, come detto all’inizio, vicino al guanto (molto raramente, per non dire mai, dietro al guanto!) pronta ad estrarre la palla per tirare, ma mai, assolutamente mai, viene usata per prendere la palla.

Ci sono anche, ovviamente, casi in cui si prende la palla, direttamente, con la mano di tiro, ma anche in questo caso si usa, sempre e comunque, UNA sola mano!

Sono arrivato, quindi, alla conclusione che, probabilmente, aiuteremo molto di più i nostri giocatori se non facessimo richieste impossibili da metter in pratica (e i bambini sono molto attenti alle nostre contraddizioni, specialmente quando ci “arrampichiamo sugli specchi”, per mostrare o dimostrare qualcosa di irrealizzabile) ma li aiutassimo ad “esplorare” e potenziare le loro capacità e le loro abilità.

Voglio spingermi un po’ più in la:

ho provato, sull’onda di queste considerazioni, a far usare a bambini e bambine, se non sempre, spesso, nei giochi di presa, alternativamente, guanti “destri” e guanti “sinistri”, indistintamente, sia che fossero destrimani o mancini.

Oltre ad aumentare il divertimento ed alzare il livello della “sfida” spero che questo serva a farli diventare più abili e più consapevoli del loro corpo, mettendoli in condizione, una volta cresciuti, di utilizzare tutte le proprie capacità per “andare un po’ più in la” e riuscire a prendere quella palla che per tutti sembrava impossibile.

Nella foto sopra io vedo un bimbo che prende la palla, con una mano sola.

Potrei fare mille considerazioni su quello che la foto dice ma, e questo forse non farà felici i puristi della “vera tecnica”, a me sembra che, rispetto alle altre due fotografie, in questa ci sia UN GIOCATORE molto più sorridente!

 

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Mancano nove giorni a Natale…

Mar, 16/12/2014 - 09:07 -- Fabio Borselli

Come già ricordato, abbondantemente su questo sito,  noi di CASA BASE abbiamo collegato la vendita del libro, intitolato ANNO 1, che contiene tutte le strisce pubblicate durante il primo anno di vita del fumetto dedicato al baseball, ad una raccolta fondi in favore di quanti sono stati colpiti dalla recente alluvione a Massa Carrara.

Il libretto (64 pagine) si può acquistare sul sito LULU.com, seguendo questo link, oppure, a partire da oggi, anche su AMAZON.it, utilizzando, invece, questo link.

Vogliamo ricordare che doneremo UN EURO per ogni copia cartacea e 50 CENTESIMI per ogni copia in formato Ebook, acquistate dal 2 dicembre 2014 al 15 gennaio 2015 e che il versamento di quanto "raccolto" sarà effettuato il giorno 16 gennaio 2015, su uno dei conti correnti indicati nella pagina web: Alluvione Carrara. Aiuti alla popolazione: ecco come fare”, aperta per l’occasione dal sito internet dell’amministrazione provinciale di Massa Carrara.

Per tutti i particolari sull’iniziativa (e su alcune agevolazioni sulle spedizioni) si possono consultare i post Canto di Natale” e Natale: Casa Base, regali e solidarietà”, pubblicati su Softball Inside.

Mancano ancora nove giorni a Natale, c’è ancora tempo per  fare un regalo “baseball oriented” e dare una mano a chi è in difficoltà.

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